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lunedì 26 settembre 2016

Il Petruzzelli di Bari avvia il riordino organizzativo per sanare 181 vertenze dei lavoratori, limitando danno economico, investendo su rinnovata capacità produttiva e allontanando i rischi di default e di ricorso al licenziamento collettivo - La Fondazione Arena che invece ha condotto a sentenza tutte le vertenze promosse dai lavoratori negli ultimi anni nonostante l'esito "scontato", ora pone rimedio licenziando i ballerini neo assunti e quelli storici

Mentre la Fondazione Arena si appresterebbe ad aprire l'iter per il licenziamento collettivo secondo legge 223/1991 per i 20 lavoratori componenti del proprio Corpo di Ballo, il Teatro Petruzzelli allontana momentaneamente il rischio licenziamento collettivo.

BARI - Proprio su indicazione del proprio Consiglio di Indirizzo, nella scorsa settimana, il Teatro Petruzzelli di Bari ha avviato un riordino organizzativo per sanare le posizioni dei 181 dipendenti che nei mesi scorsi avevano ricorso al giudizio dei giudici del lavoro per veder riconosciuto il loro diritto alla trasformazione del contratto a tempo indeterminato.

Date le prime sentenze a favore dei lavoratori il Teatro ha deciso di non disperdere ulteriori finanze in inutili spese legali per dei giudizi quantomai scontati e per il pagamento di consistenti indennizzi da corrispondere agli stessi lavoratori. Vista la situazione il Teatro ha ritenuto più utile investire tali finanze nel lavoro e in nuova capacità produttiva dettata da una disponibilità di organico allargata.

85 saranno i lavoratori, tra quelli già assunti e quelli che verranno assunti, che andranno a integrare l'organico del teatro tra orchestrali, coristi, tecnici ed amministrativi.
Ai restanti lavoratori che non hanno manifestato interesse alla trasformazione del loro contratto pur avendo promosso una vertenza verso il teatro in quanto collocati altrove, verrà proposta una trattativa per la rinuncia al contenzioso.

Il Petruzzelli di Bari chiude così momentaneamente la partita con le vertenze, scegliendo di contenere i danni, di scommettere quindi sui lavoratori e sulle rinnovate capacità produttive del teatro piuttosto che portare avanti contenziosi dall'esito scontato che avrebbero messo in serio rischio di default l'intero teatro.

Si allontana così, almeno momentaneamente, lo spettro del licenziamento collettivo secondo legge 223/1991, così come in una prima ipotesi era stato ventilato, di tutti quei lavoratori che sarebbero stati assunti tramite sentenza ed il cui costo per il teatro sarebbe stato insostenibile, data l'enormità della somma di mensilità a titolo di indennità e di spese legali che arrivando a sentenza sarebbero dovute essere corrisposte ad ognuno dei 181 ex lavoratori a termine.






VERONA - Sembrava questa la strada più ovvia poichè dettata dal buon senso anche per la risoluzione delle vertenze alla Fondazione Arena di Verona. Dopo essersi trascinate per anni, tali vertenze si sono risolte la maggior parte nel maggio scorso con esito scontato a favore dei lavoratori, grazie e soprattutto agli effetti della "famosa" sentenza della Corte Costituzionale n.260/2015 del dicembre scorso che, abolendo quegli articoli di legge ritenuti incostituzionali e che di fatto impedivano la trasformazione dei contratti per i lavoratori delle Fondazioni Liriche come unica eccezione nel comparto privato, aveva dato un chiaro orientamento alla risoluzione delle vertenze promosse dai lavoratori in tutte le Fondazioni Lirico Sinfoniche.

La Fondazione Arena, nonostante la se pur "timida" richiesta da parte dei sindacati, anche a seguito della decisione della Consulta, di trovare una soluzione che limitasse i danni economici al teatro ed assicurasse al lavoratore il "dovuto" posto di lavoro, pur conoscendone l'esito scontato, ha comunque voluto portare a termine ogni singolo percorso di giudizio con il conseguente ingente esborso economico per spese legali sostenute e da rifondere ai lavoratori assieme alle mensilità corrisposte ad ogni singolo dipendente come indennità. Se si pensa che le vertenze promosse riguardavano più di una cinquantina di lavoratori, è facile fare un calcolo della portata economica di cui andiamo a parlare, ossia nell'ordine di qualche milione di euro.

Anche tale incomprensibile scelta aziendale ha contribuito pesantemente sul bilancio della Fondazione Arena, la cui dirigenza ora, proprio nel settore dove si sono avute la maggior parte delle trasformazioni di contratti a tempo indeterminato e così come dichiarato dal commissario uscente Fuortes ai sindacati nell'ultimo incontro tenutosi venerdì scorso, starebbe avviando le pratiche per la messa in mobilità secondo la legge 223/1991 sui licenziamenti collettivi, di tutti i lavoratori del Corpo di Ballo, neo assunti o lavoratori storici che siano, cessandone l'attività.

Ancora una volta i lavoratori stanno pagando per scelte ed errori aziendali ai limiti della comprensione umana, mentre chi ha operato scelte di questo tipo, non solo non viene perseguito, ma spesso e volentieri rimane anche al proprio posto se non premiato.

"Arena privatizzata? Ma nessuno pensa al progetto culturale" di Cesare Galla - Vvox.it


Arena privatizzata? Ma nessuno pensa al progetto culturale
La torta é ghiotta e fa gola. E la qualità del "prodotto" passa in secondo piano



Cesare Galla
Arena: privato è bello, pubblico deleterio. Per la causa viene scomodata anche la buonanima di Big Luciano Pavarotti. Lui addirittura immaginava cinque anni di serrata dei teatri d’opera, per poi riaprire in una nuova età dell’oro della lirica, con il latte e il miele del privato a essere norma. Teatri italiani, è ovvio: gli stessi dove qualcuno per un certo periodo aveva avuto la bella pensata di mettere un tetto ai cachet dei cantanti per contenere i costi. Il che per inciso aveva notevolmente ridotto le presenze nel Belpaese del grande tenore modenese, di casa al Metropolitan di New York. Laggiù è idolatrato anche Franco Zeffirelli, i cui allestimenti tornano in Arena da decenni. Riusciti, meno riusciti, tutti notoriamente molto costosi anche a riallestirsi. Quindi è vero, come ha detto un addetto ai lavori, che la mano del regista fiorentino pesa ancora molto. Sui conti.

Anche se il “quadro legislativo” delle Fondazioni, come dicono i tecnici, non è mutato granché negli ultimi vent'anni (sistema misto pubblico-privato), e l’Art Bonus viene giudicato inadeguato praticamente da tutti, le sortite a favore di un’Arena non più pubblica si sprecano. Mentre incombe su tutto il sistema il drastico ridimensionamento che potrebbe derivare dalla delega per la riforma in mano al Governo, qui si vuole privatizzare “sul serio”, espellere lo Stato – chi dice per tre anni, chi forse per sempre – per mettere a posto i conti. Strano modo di sistemare il bilancio, rinunciando a 11-12 milioni di euro all’anno.

Numerose sono le Fondazioni lirico-sinfoniche in grave crisi, quasi tutte hanno dovuto ricorrere alle pubbliche agevolazioni della Legge Bray per sopravvivere, ma da nessuna parte si è sviluppato un dibattito come quello che si registra in riva all'Adige. Verona è solitaria per il semplice fatto che nessuna Fondazione, in Italia, ha un teatro come l’Arena che ogni estate incassa 22-23 milioni di euro. Questo porta a pensare i non addetti ai lavori che sia facile fare a meno dello Stato; questo fa anche venire qualche cattivo pensiero, perché la torta è ghiotta ed è a portata di mano. Basta liberarsi della “zavorra”, ovvero di un’attività spalmata su tutto l’anno, non solo in Arena ma anche al chiuso del Filarmonico. Che è l’obiettivo dello Stato, tenuto per il dettato costituzionale, ma guarda un po’, a sostenere e diffondere la cultura e quindi anche l’opera, fra tutti i cittadini.

Pervicacemente, gli argomenti dei privatizzatori “assoluti” continuano a evitare il discorso artistico: cosa fare, come fare, quali progetti culturali sviluppare, a chi affidare questi compiti oltremodo impegnativi. Il fumo più insidioso è proprio sulla “governance”. Questa gravissima crisi è stata determinata dall'inadeguatezza gestionale, e il problema non è il primo in agenda. La qualità del “prodotto”, cioè gli spettacoli, è sempre in secondo, terzo piano, utile per dire che bisogna cambiare, sepolta quando si dovrebbe provare a spiegare come.

Ci sarebbe piaciuto che oltre a commissionare uno studio sul valore del marchio Arena, i corifei del progetto Arena Lirica Spa avessero costituito una task force di esperti “cacciatori di teste”, incaricata di individuare i due-tre uomini necessari a far decollare – artisticamente – il progetto privatistico. E che questi si fossero presentati e ci avessero spiegato a grandi linee come sarebbero i prossimi tre festival estivi in Arena. Ma su questo, silenzio assoluto, mentre le chiacchiere vanno a mille. E intanto il sindaco Tosi si prepara a nominarsi un altro sovrintendente, se non lo fermerà il ministro Franceschini. Questione di buon senso, non di politica.

Rassegna Stampa - 25 settembre 2016


ENTI IN CRISI. Il Pd: «Ma non scelga il sindaco»
 «Lirica, un commissario anche nel dopo Fuortes»

domenica 25 .09. 2016 CRONACA, p. 14

«Permettere a Tosi di orchestrare un altro giro di nomine in Fondazione Arena significherebbe ricominciare da capo con tutti gli errori del passato». Lo dicono Michele Bertucco ed Eugenio Bertolotti, consiglieri del Pd, a proposito del dopo commissario Fuortes. Che spiegano: «Il sindaco non ha fatto un solo cenno di autocritica rispetto ai suoi fallimenti (che in città vanno ben oltre la gestione della Fondazione), anzi ha penosamente tentato di accaparrarsi i meriti del commissario che in una situazione ormai compromessa è riuscito a mettere insieme un piano che ci sta aprendo le porte della Bray e a portare a termine con più di qualche aspetto positivo la stagione estiva. Perché allora», aggiungono, «dovremmo riconsegnare la Fondazione a colui che ruppe con tutto e con tutti e al ministro chiese di liquidare l'ente? Una Soluzione-ponte potrebbe essere un commissario ministeriale altrettanto capace di Fuortes ma con meno impegni.
E.G.

  
LO STORICO TEATRO. Rinnovato l'affitto con l'Accademia dei Filarmonici, l'Amministrazione detta le nuove direttive

Filarmonico due mesi ad Arena Extra

Tosi: «Organizzerà concerti e spettacoli nel periodo in cui non opererà la Fondazione Arena»

domenica 25 .09. 2016 CRONACA, p. 14


Il rinnovo del contratto per l'utilizzo del Teatro Filarmonico - L'Arena ne ha riferito ieri - dopo oltre un anno dalla disdetta da parte del Comune, apre le porte a un nuovo soggetto. Che lo gestirà (la proprietà dell'Accademia dei Filarmonici, presieduta da Luigi Tuppini) nei due mesi, ottobre e novembre, in cui verrà sospesa l'attività della Fondazione lirica Arena in base al piano del commissario della Fondazione, Carlo Fuortes. Sarà Arena Extra, società creata dalla Fondazione Arena per gestire gli spettacoli extra lirica. Lo dice il sindaco Flavio Tosi, dopo che il Comune ha firmato il documento in base al quale paga 470mila euro all'anno di affitto, in esenzione Iva (prima era 480mila) per sei anni, mettendo a disposizione l'edificio alla Fondazione Arena.In pratica, le rappresentazioni della stagione invernale della Fondazione partiranno da dicembre, mentre in ottobre e novembre ci sarà spazio per altri spettacoli. «Per dieci mesi il Filarmonico sarà a disposizione della Fondazione», precisa Tosi, «ma già da quest'anno nei due mesi di sospensione dell'attività sarà gestita da Arena Extra, che ha i requisiti e le autorizzazioni per organizzare spettacoli. Per il momento sarà così». A guidare Arena Extra, lo ricordiamo, con un incarico «ad personam», è l'ex sovrintendente Francesco Girondini, amministratore unico.




Nuovo sovrintendente, i paletti di Franceschini. Ma il Pd: in Arena nomini un altro commissario
Fuortes lascia il 15 ottobre, toccherà al sindaco proporre al ministro la nuova guida

domenica 25 settembre 2016

VERONA Di continuare la sua avventura di commissario straordinario della Fondazione Arena (che per altro svolge a titolo gratuito) oltre la data di scadenza dell’incarico il prossimo 15 ottobre, Carlo Fuortes non ne ha nessuna intenzione. Da quel giorno, quindi, tornerà ad occuparsi a tempo pieno del Teatro dell’Opera di Roma, di cui è sovrintendente. Lo avrebbe comunicato lui stesso senza tentennamenti al ministro Dario Franceschini, la persona che ad aprile scorso gli ha affidato il compito di salvare la stagione lirica a Verona e di garantire alla Fondazione l’accesso alla protezione della legge Bray (fondi straordinari in cambio di un piano di tagli).

Che succederà quindi alla Fondazione Arena? Sarà nominato un nuovo consiglio di indirizzo che, su proposta del presidente di diritto della Fondazione, ovvero il sindaco Flavio Tosi, indicherà al ministro Franceschini il futuro sovrintendente. L’anno scorso, questa stessa procedura aveva assunto i toni di una farsa: dopo aver indetto un bando pubblico cui avevano partecipato decine di personalità, Tosi aveva confermato Francesco Girondini, che pure in un primo tempo si era detto indisponibile a proseguire. Il terzo mandato di Girondini è poi finito malissimo, con il commissariamento. Questa volta Franceschini ha chiarito ai suoi interlocutori di fiducia che non accetterà un nome a scatola chiusa: per ottenere il necessario «sì» del ministro, servirà una figura di alto profilo, che abbia sia competenze artistiche che manageriali, necessaria per traghettare la Fondazione via dai mari tempestosi in cui si trova. «Permettere a Tosi di orchestrare un altro giro di nomine in Fondazione Arena significherebbe riportare indietro le lancette della storia e ricominciare da capo con tutti gli errori del passato: le nomine fatte tra amici e persone compiacenti, il muro contro muro contro i lavoratori, la crisi di fiducia, la rottura con i sindacati, il tentativo di smantellare il teatro stabile veronese per sostituirlo con professionisti ingaggiati alla bisogna», obietta il Partito democratico con i consiglieri Michele Bertucco e Eugenio Bortolotti. Assodato che Fuortes non vuole saperne di proseguire, i due propongono «una soluzione-ponte» con la nomina di un nuovo commissario ministeriale che cerchi anche di «convincere i privati desiderosi di investire nella cultura che fare insieme è meglio che fare da soli, e che aspiri a venire confermato alla guida della Fondazione nel ruolo di Sovrintendente quando si insedierà la prossima amministrazione comunale».
A.C.

Rassegna Stampa - 23 settembre 2016


È già scontro sul «dopo Fuortes» I rivali di Tosi: non sia lui a scegliere
Il sindaco auspica di nominare il nuovo sovrintendente. Pd e Fi: ancora commissario

venerdì 23 settembre 2016

VERONA Oggi pomeriggio, le organizzazioni sindacali incontreranno Carlo Fuortes, in quella che potrebbe essere la sua ultima presenza a Verona nelle vesti di commissario di Fondazione Arena. Con il mandato in scadenza a metà ottobre e la conferma di non essere disponibile a traghettare la Fondazione fino alle elezioni comunali del prossimo anno, in questi giorni, si è aperta ufficialmente la corsa alla sua successione.

Al sindaco Flavio Tosi, che è anche presidente di Fondazione Arena, spetta il compito di indicare il nome del futuro sovrintendente; al ministro della Cultura Dario Franceschini quello di accettare la proposta. Come già anticipato da Tosi, il nome non potrà che essere condiviso al netto anche dei «messaggi» che il sindaco ha inviato a Roma. Rientrano tra questi, secondo la parlamentare veronese del Pd Alessia Rotta, il «balletto» di Agsm, società controllata dal Comune, che prima ha promesso e poi messo in forse i contributi a favore dell’Arena. Anche Rotta ha ribadito come la nomina del successore debba essere condivisa. Per quanto riguarda l’identikit del successore di Fuortes, va detto che parte della politica, ma anche del mondo economico, ad esempio il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Riello, preferirebbe la prosecuzione dell’esperienza commissariale. A questa richiesta si unisce anche Orietta Salemi, consigliera regionale e segretario cittadino del Pd: «Il limbo – chiarisce – non è la situazione migliore, ma allo stesso tempo, con la campagna elettorale alle porte, non credo sia opportuno per chi, l’anno prossimo, si troverà a governare la città, partire con la zavorra di scelta non proprie. Credo, invece, che la nuova amministrazione debba poter fare le proprie scelte, assumendosene la responsabilità, senza dover pagare errori pregressi. Per questo, a mio avviso la situazione migliore è la prosecuzione del commissariamento. Se Fuortes non è disponibile, va verificata se questa possibilità è applicabile in altro modo». Secondo Salemi, quindi, va trovata una soluzione che vada in questa direzione: «Noi spingiamo – spiega – perché Roma sia protagonista di questa partita e non rimanga passiva». E anche Stefano Bertacco, senatore di Forza Italia, si dichiara favorevole alla prosecuzione del commissariamento: «La soluzione migliore è dare continuità al processo avviato con il commissario. Si continui su questa strada». E per quanto riguarda il cambio di strategia di Agsm, analizza: «Lo trovo discutibile, perché non si possono mettere in discussione fondi che sono necessari per il piano di risanamento della Fondazione. Non la trova corretta e spero che il ministero intervenga in maniera decisa».


Dal canto loro, i sindacati si preparano a incontrare Fuortes per chiedergli chiarimenti: «Faccio notare – dice Dario Carbone, segretario provinciale Fials – che il commissario è stato nominato per due obiettivi: realizzare il festival e portare la Fondazione in Bray. Ecco, se i tempi sono quelli preventivati, se ne andrà senza aver completato questa seconda parte e noi chiediamo al ministero che ci dia un segnale e garanzie dell’iter intrapreso».
Samuele Nottegar   

giovedì 22 settembre 2016

Comunicato Unitario Seg. Nazionali OO.SS 22 settembre 2016 più emendamenti L.160/2016

Riportiamo questo Comunicato delle Segreterie Nazionali SLC-CGIL, FISTeL-CISL, UILCOM-UIL e FIALS-CISAL emanato in data odierna e gli emendamenti alla legge 160/2016 che verranno presentati nella Legge di Stabilità prossima




di seguito gli emendamenti:




Crisi Fondazione Arena: concessione gratuita anfiteatro Arena eventi extralirica & andare oltre lo scontro ideologico - da PD News


Fondazione Arena: andare oltre lo scontro ideologico

21 settembre 2016

La visione di Sandro Veronesi sul ruolo del privato nella cultura è legittima ma poco condivisibile in quanto parte dall’assioma, che non trova riscontro nella realtà, secondo cui il pubblico è sempre sprecone e incapace mentre il privato è sempre vincente ed efficiente. Andando oltre le ideologie, a nostro parere il ruolo del pubblico è insostituibile per il semplice fatto che il privato, facendo il proprio mestiere, tende a valorizzare solo ciò che è più remunerativo in un dato momento, e non è detto che ciò coincida con la cultura e l’interesse generale, come peraltro ricorda la vicenda della copertura dell’anfiteatro Arena, quella sì, realmente anti-storica. Parlando molto concretamente, la cultura a Verona non è solo il festival lirico estivo in Arena, è anche il Filarmonico, un teatro stabile, il Conservatorio e un complesso di istituzioni culturali che hanno conosciuto un progressivo declino per la mancanza di un un interlocutore autorevole in grado di metterle a sistema prima ancora che per la carenza di fondi. E’ poi significativo che questa voglia di privatizzazione sia diventata più pungente da quando il Commissario ministeriale della Fondazione Arena, portando a termine una stagione che pareva irrimediabilmente compromessa, ha fatto intravvedere un barlume di speranza nel futuro della Fondazione Arena. Gli strumenti per la partecipazione dei privati non sono mai mancati, anzi, ultimamente si sono arricchiti anche dell’art-bonus. E per essere onesti non è mai mancato nemmeno il contributo delle categorie economiche nella gestione della Fondazione Arena così come dell’Aeroporto, solo che i risultati non sono sempre stati all’altezza delle aspettative, come ricorda la disastrosa gestione dello scalo veronese da parte di Bortolazzi, che pure era diretta espressione della Camera di Commercio. Ognuno è libero di professare le proprie idee ma giocare continuamente al rialzo e agitare lo spauracchio di pericolosi blocchi politico-sindacali che non esistono più, non fa certo del bene alla città.

Consiglieri Comunali Pd

Michele Bertucco, Eugenio Bertolotti




Concessione gratuita anfiteatro Arena, via libera a Wind, Pintus, Aznavour e Festival Show

20 settembre 2016

In un momento in cui Agsm minaccia di ritirare il sostegno finanziario alla Fondazione Arena; che a causa dei ritardi del Comune i lavoratori della lirica devono rinunciare anche al salario integrativo; che la Camera di Commercio tentenna, la gestione dell’anfiteatro Arena da parte della giunta comunale diventa sempre più discutibile, con la deliberazione di numerose concessioni a titolo gratuito per gli eventi extralirica. Era accaduto a giugno con i Wind Music Awards: malgrado il pressing delle opposizioni per far pagare ad un evento totalmente commerciale l’affitto di uno dei più noti e prestigiosi anfiteatri del mondo, la giunta aveva avuto la sfacciataggine di concederlo di nuovo a titolo gratuito nascondendo il proprio assenso tra le decisioni di giunta (non pubblicate all’albo pretorio) che comunque alla fine è emerso. Oggi apprendiamo che l’Arena è stata concessa gratuitamente anche a Pintus, Aznavour e al Festival Show con la scusa delle riprese televisive nei primi due casi e della gratuità dell’ingresso per il pubblico per il terzo evento. Mentre tv e radio nazionali fanno profitti grazie agli inserzionisti e sfruttando l’immagine dell’Arena, alla città non restano nemmeno le risorse per manutenere il monumento. Una condotta suicida nei confronti della lirica a cui dovrebbero essere incanalati i proventi dell’extralirica. Diventa sempre più urgente aprire e sezionare quella scatola nera che si chiama Arena Extra: chi può trarre interesse dall’impoverimento della città?

Consiglieri comunali
Michele Bertucco ed Eugenio Bertolotti

"Giù le Manni" dall'Arena di Verona - Comunicato Stampa Verona Pulita 20 sett 2016

"Giù le "Manni" dall'Arena di Verona: va gestita, non venduta"

Verona - 20 settembre 2016 - "Ricordiamo ancora la scioccante proposta da parte del trio Manni-Maccagnani-Lambertini di privatizzare l'Arena, offrendo solo i tre mesi estivi di opere con maestranze assunte con contratti a termine e l'allestimento delle scenografie affidato a cooperative private. Ora Manni torna alla carica e conferma la nostra teoria: Verona oggi è in vendita e tutto ha un prezzo".

Michele Croce, candidato sindaco del movimento civico Verona Pulita, interviene sulle parole dell'imprenditore Manni sull'ennesimo tentativo di privatizzazione della Fondazione e dello stesso monumento.

"Il problema non è l'intervento privato nel pubblico, che non mi sento affatto di demonizzare, ma è un problema di uomini e idee: finché ai vertici ci saranno presunti "premi Nobel", amici di Manni, sappiamo che il tentativo sarà quello di far fruttare l'Arena d'estate, incassare i guadagni e lasciare debiti, le vertenze e la gestione invernale del Filarmonico al pubblico. La Fondazione non ha dilapidato il proprio patrimonio per carenza dell'offerta artistica o per inefficienza dei lavoratori, ma a causa della imbarazzante gestione dell'ultimo decennio: ha ben 28 milioni e 600mila euro di debiti complessivi. Il nostro progetto è quello di mettere a capo della fondazione un tecnico di cui tutto il mondo artistico (non politico) riconosca le capacità e l'onestà; studiare un efficace piano di marketing e stringere partnership con gli aeroporti e con le travel agency di tutto il mondo perché possediamo uno dei monumenti più belli del mondo e non possiamo "affittarlo" a Manni: sarebbe come affittare la nostra identità".

Area Comunicazione - Verona Pulita

tel. 3408025611
mail: ufficiostampa@veronapulita.it

mercoledì 21 settembre 2016

Rassegna Stampa - 21 settembre 2016

 mercoledì 21 settembre 2016



LA CRISI DELLA LIRICA.
Il presidente del Gruppo Calzedonia , sponsor della gara di idee per la copertura dell' Anfiteatro ,sostiene la proposta di Giuseppe Manni. E rilancia

«Arena, meno Stato. Il futuro è nel privato»

Sandro Veronesi: «La presenza del pubblico negli enti culturali è antistorica. Molti imprenditori sono subito pronti ad investire»

La Fondazione Arena? «Il futuro va nel segno della privatizzazione: ostinarsi a lasciare la cultura nelle mani dello Stato è antistorico. E pensare che ci sarebbero diversi imprenditori interessati ad investire». Non usa eufemismi Sandro Veronesi, patron del Gruppo Calzedonia, intervenendo nel dibattito sul futuro della lirica, che da mesi tiene banco in città dopo l'arrivo in riva all'Adige del commissario Carlo Fuortes. L'ultimo intervento in proposito solo l'altro ieri da parte di un "collega" imprenditore, Giuseppe Manni, presidente del Gruppo Manni Hp, che insieme con gli avvocati Lamberto Lambertini e Giovanni Maccagnani ha elaborato uno schema societario per una nuova fondazione che gestisca l'Arena. L'unico modo per uscire dalla crisi in cui versa l'ente lirico e dare il via al rilancio, aveva detto l'imprenditore tornando sull'ipotesi di Arena Lirica spa, la società di gestione della stagione estiva da lui proposta, è l'intervento privato e degli sponsor.Veronesi, che non ha mai nascosto di essere fautore dell'intervento privato, si pone sulla stessa lunghezza d'onda e va oltre: «Serve una privatizzazione vera, a tutti gli effetti. Non mascherata, come accade in Italia, con lo zampino degli enti locali. Anzi, fosse per me a parte la scuola, la sanità e la giustizia, vedrei bene l'intervento privato in tutti i settori».Il punto di vista imprenditoriale, insomma, appare chiaro: perché non considerare lo spettacolo alla stregua delle altre attività economiche da cui trarre benefici ed utili? Per gli sponsor, certo, ma soprattutto per la città, come avviene già con successo all'estero.Peccato che l'intervento privato nel settore culturale, in Italia, sia invece spesso vissuto come un tabù. Quando non apertamente come un'ingerenza. Perché?Secondo Veronesi il problema è politico. «I politici non si rassegnano a mollare il potere e i sindacati vanno con loro a braccetto», rincara il presidente del Gruppo Calzedonia. «Che sull'economia pesi la longa manus dello Stato è anacronistico: aeroporto, utilities, tutto dovrebbe essere gestito dal privato».Veronesi, intanto, lo zampino nel panorama culturale della città, in qualche modo, l'ha già messo. Risale a un anno fa la notizia che l'imprenditore ha finanziato con 100mila euro il bando internazionale per il concorso di idee per la copertura dell'anfiteatro Arena. Una mossa che, anche allora, scatenò la levata di scudi dei "puristi" dell'arte antica, mentre la città si divise sull'opportunità che un privato si interessasse all'argomento.Un anno dopo, a quel bando hanno risposto in oltre 80 tra architetti e ingegneri. Italiani, come dal resto del mondo. Un successo, insomma, almeno stando ai numeri.«E' significativo che anche dall'estero si appassionino alle sorti dell'anfiteatro», commenta Veronesi, che ancora non ha avuto modo di visionare i progetti, attesi dal giudizio di una commissione istituita ad hoc. «Del resto l'obiettivo è raccogliere belle idee, non importa da dove provengano».Che dopo aver pensato alla copertura del monumento, l'ideatore della «moda democratica» (quella made in Italy, di qualità, ma dai prezzi accessibili) abbia in mente di entrare nell'Arena (intesa come Fondazione) stavolta da protagonista?«Per ora faccio altro. In futuro, chissà. Ma ripeto: nell'ambiente che frequento c'è già chi sarebbe subito pronto ad investire».

Elisa Pasetto

LO SCENARIO. Il commissario ha depositato al ministero il piano. Altolà di Agsm: «Nostri aiuti non scontati»

Conto alla rovescia per il dopo Fuortes
Il governo insiste sulle fondazioni

Si attende il via libera ai fondi Bray prima di ipotizzare scelte private Roma non fa retromarcia

Fondazione Arena, è conto alla rovescia per il dopo commissario Fuortes. Ma di fronte c'è un bivio. Legato anche ai contributi pubblici. Avanti come è stata strutturata sinora, con soci Stato, Comune, Camera di Commercio, Regione? Magari riveduta sulla base di una nuova legge sulle fondazioni liriche che potrebbe ridefinire gli spazi di manovra di privati? O dare spazio a una gestione interamente privatistica, per il solo festival estivo in Arena, con contratti a termine, secondo il modello Arena Lirica Spa proposto dall'imprenditore Giuseppe Manni e dagli avvocati Lamberto Lambertini e Giovanni Maccagnani?Qualsiasi risposta necessita di una premessa. Il commissario straordinario della Fondazione Arena Carlo Fuortes ha già depositato al ministero dei Beni culturali e al commissario che segue le fondazione lirico-sinfoniche in crisi, il piano di risanamento dell'ente scaligero. Ciò per accedere ai contributi della legge Bray, rifinanziata dal Governo. Ai fondi puntano tre quarti della fondazioni italiane. Piano in sintesi: due mesi di inattività, per Verona (quindi risparmio di 4 milioni, il 13% degli stipendi dei circa trecento dipendenti fissi) e taglio del corpo di ballo, formato da 22 membri.Ora: se il piano approvato - come probabile visto che è stato il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini a nominare Fuortes evitando la soluzione della messa in liquidazione dell'ente, proposta dal sindaco ed ex presidente Flavio Tosi e dal precedente Consiglio di indirizzo - la Fondazione resterebbe in piedi. Anche se è intenzione del Governo aprire una riflessione per aggiornare la legislazione sulle fondazioni lirico-sinfoniche, rispetto alla legge Veltroni, che dagli enti lirici solo statali creò appunto le fondazioni, con apporto di altri enti pubblici e privati. Oggi esse sono quasi tutte in grande sofferenza economica. Come cambiare? Aumentando l'apporto di privati. Ciò per rendere il rapporto fra pubblico e privato più produttivo per le fondazioni.L'altra soluzione, più drastica, potrebbe essere quella di Manni, Lambertini e Maccagnani, ribadita nei giorni scorsi da Manni, quindi maggiore spazio a privati e sponsor, gestione snella, solo stagione estiva, anzitutto per rimettere a posto i conti in tre anni. Proposta già sottoposta al ministero. Potrebbe, questo tipo di soluzione - estendibile ad altre fondazioni - essere presa in considerazione? E magari potrebbe confluire, almeno come modello-proposta, dentro la legge di revisione delle fondazioni? Questa è una scelta politica che - olre al Comune o alla Camera di Commercio - dovrà compiere anzitutto il Governo. Il quale - e restiamo al caso Verona - non è intenzionato a far fallire la Fondazione Arena, perché diversamente lo avrebbe già fatto. Quindi, si dovrà attendere il dopo piano Bray. Dopo di che Fuortes avrà esaurito il suo incarico. Anche se tanti invocano una gestione commissariale dell'ente lirico fino alle elezioni amministrative 2017. Intanto, l'Agsm, che ha previsto 7,5 milioni di contributo in tre anni alla Fondazione Arena, mette a rischio le erogazioni. «Con questa somma l'Agsm chiede maggiore visibilità, ma soprattutto una organizzazione di eventi collaterali alla stagione lirica che possa attrarre sponsor», dice il presidente Fabio Venturi. «Ma dovrebbe essere la struttura della Fondazione che li organizza, non noi. Insomma, non è scontato, il nostro appoggio. Mi vedrò con il direttore operativo Francesca Tartarotti, per chiarire una situazione che, comunque, è recuperabile».

Enrico Giardini





Veronesi: «I politici mi criticano perché vogliono tenersi il potere»

Il patron di Calzedonia risponde a muso duro sulla Fondazione Arena
A Dossobuono show per Tezenis: «Voglio crescere di più all’estero»

mercoledì 21 settembre 2016

VILLAFRANCA Si parte da lontano. «Perché in Italia l’iniziativa dei privati è letta spesso come ingerenza? Perché i politici non vogliono mollare il potere. Ci mangiano, ci vivono, ci stanno dentro. E i sindacati vanno a braccetto». E si arriva qui. «Speranze sul futuro della Fondazione Arena? Se i politici molleranno, ma non credo succederà, qualche privato interessato a prenderla in mano, e a investire, c’è».
Sede di Calzedonia, a Dossobuono di Villafranca, tardo pomeriggio di ieri. C’è il pienone per la presentazione della nuova collezione autunno-inverno del marchio Tezenis. E c’è un Sandro Veronesi, fondatore e proprietario di Calzedonia, che ha letto le reazioni politiche alla sua intervista di una settimana fa, quando disse che «la Fondazione Arena andrebbe privatizzata al 100 per cento». L’imprenditore veronese, da anni tra i principali sponsor areniani, finanziatore di quel concorso d’idee per la copertura dell’Arena che ha portato sul tavolo 81 progetti, si ritaglia un po’ di tempo per commentare i commenti.
Al segretario del Pd cittadino, Orietta Salemi, secondo cui «una Fondazione Arena al 100 per cento privata sarebbe un azzardo», anche perché «non si può escludere un ruolo di responsabilità politica nel Pubblico», Veronesi replica che «il Pd, nella sua filosofia, concepisce lo Stato nell’economia, io invece lo concepisco fuori, ed è normale sia così».
A Vincenzo D’Arienzo, che del Pd è deputato e si domandava «cosa impedisca agli imprenditori veronesi di creare una fondazione completamente privata per fare lirica o sviluppare la cultura», Veronesi dice che sì, «D’Arienzo ha ragione», perché «fare spettacolo è un lavoro come un altro», ma «non deve farlo lo Stato: gli enti lirici sono una cosa anti-storica, seguendo quella logica dovremmo fare l’ente del rock italiano e di tutti gli altri generi?».
E poi il segretario provinciale della Lega, Paolo Paternoster, quello che «se analizziamo la fattibilità del progetto-privatizzazione da un punto di vista pratico, possiamo dire fin da ora che è impossibile, perché ci sarebbero problemi insormontabili, dall’uso dell’Arena alla proprietà delle scenografie, dalla gestione dei contratti di lavoro ai magazzini». Posizione, quella di Paternoster, che fa dire a Veronesi: «Un altro politico. Che dice una cosa ma ne pensa un’altra».
Il concetto, per Veronesi, è quello lì: «Tutto quel che è economia va privatizzato: aeroporti, utilities, quelle aziende municipalizzate che sono ottomila, in Italia, e rappresentano una longa manus dello Stato». E dunque: una politica fuori dalla Fondazione Arena, Veronesi pensa a questo tipo d’orizzonte, perché «l’Arena è un patrimonio, bisogna farlo fruttare e di privati interessati a investire ce ne sono».

Lui, nel frattempo, ricorda di avere già la propria agenda aziendale. Vedi Calzedonia e le prospettive di Tezenis, marchio che trova spinta in quei negozi dei mercati esteri «in crescita dell’8 per cento», il che rimanda al desiderio di «fare di Tezenis una catena veramente internazionale, colmando il gap con la perfomance in Italia, ch’è superiore del 30-40 per cento rispetto a quella straniera». La novità lanciata ieri, allora, durante il Tezenis Show, è quella della prima capsule (linea a tema) di Calzedonia ideata da una celebrità, la stella della musica pop Rita Ora, ieri grande ospite fotografatissima, studiando linea e disegni qui, a Verona. «Ero già stata testimonial della collezione autunno-inverno 2015/16 e ambasciatrice della Summer 2016, per Tezenis - dice lei - Ho amato da subito l’energia che si respira qui, l’attenzione alle tendenze, lo spirito libero, la giovane età delle persone con cui ho collaborato e l’inconfondibile stile italiano. L’ispirazione di questa capsule è la musica e l’ambiente dei club più esclusivi e cool del pianeta. I capi che ho creato sono quelli che io stessa indosserei per un concerto o un evento, e che chiunque dovrebbe avere».

martedì 20 settembre 2016


LA LIRICA NON DEVE MORIRE!

petizione rivolta a:
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Sergio Mattarella



Con l'approvazione del Ddl 2495 attraverso l'ennesimo voto di fiducia, il Governo affossa per sempre la lirica italiana condannando i Teatri ad un declassamento inevitabile, poiché negherà il suo sostegno economico venendo meno al suo dovere costituzionale.

Questo porterà l'Italia ad essere fanalino di coda della produzione di Teatro musicale, arte nata nel nostro Paese, privando i cittadini di un importante pezzo di identità culturale, la cui qualità verrà ridotta a livelli inaccettabili.

Per questo chiediamo al Presidente Sergio Mattarella di non firmare questo odioso provvedimento e di porsi quale argine in difesa dell'articolo 9 della Costituzione Italiana, che impegna lo Stato a tutelare, promuovere e difendere il patrimonio culturale quale bene comune di tutti i cittadini.


Con questo provvedimento si abbandonano i Teatri d'Opera italiani alla privatizzazione selvaggia tanto attesa dalle agenzie e dai comitati d'affari, anche stranieri, che si impadroniscono dei nostri beni comuni. I giovani musicisti lasceranno il paese o saranno destinati all'umiliazione di un lavoro precario sottopagato e a tempo perso, mentre i loro colleghi di tutta Europa e del mondo sono trattati in modo ben diverso! Mentre gli amministratori incapaci e corrotti rimarranno impuniti al loro posto a gestire quel che resta di una dei più importanti asset culturali del paese.



Arena, l’Agsm agita il sindacato «Così fanno saltare il piano Fuortes». Zampolli Uil «stop ad una logica solamente politica» - da UIL Verona News


Arena, l’Agsm agita il sindacato «Così fanno saltare il piano Fuortes». Zampolli Uil «stop ad una logica solamente politica»

19 settembre 2016

VERONA «I dubbi del Fabio Venturi sono quanto meno tardivi. I contributi di Agsm alla Fondazione lirica fanno parte integrante del piano Fuortes, garantiti e certi: se saltano i primi, salta anche il secondo. E a ruota salta qualsiasi accordo e va tutto a monte». Dario Carbone, segretario della Fials, commenta con durezza la notizia sulla richiesta del presidente di Agsm, Fabio Venturi, di ridiscutere il contributo finanziario previsto per il 2017 e il 2018. Dai vertici di Fondazione non trapelano commenti ufficiali, ma si parla di una malcelata irritazione. E dal mondo sindacale e dalle opposizioni si spara a zero.

I sindacati

Il rappresentante della Cgil, Paolo Seghi, ironizza: «Mi ricorda il film di Eisenstein “La Congiura dei Boiardi” – dice – perché ora tutti vogliono ridiscutere tutto, ma sempre in un combinato disposto verso la privatizzazione dell’ente. E allora ricordo che il lavoro del governo e del commissario, finora, è stato teso a portarci all’interno della legge Bray, e se si entra in quella logica la privatizzazione semplicemente non esiste». Da Seghi arriva anche una domanda: «Da maggio ad oggi sono arrivati in cassa quasi 30 milioni, ovvero 22 di incassi al botteghino ed altri 8 circa di anticipo del Fus: come e dove sono stati bruciati tutti quei soldi?».

Ivano Zampolli Segretario Uil Com sottolinea: «ancora una volta la questione Fondazione Arena viene gestita con una logica solo politica, senza guardare gli interessi dei lavoratori e il futuro della fondazione stessa. Pare sempre più chiaro che questa città, quantomeno nei poteri forti, ha deciso che la vicenda debba chiudersi con la dismissione dell’ente e la privatizzazione di quanto resta».
«Al netto del danno immediato per tutti i lavoratori la proposizione di una stagione fatta con criteri puramente mercantili avrebbe, come primo risultato lo svilimento dell’offerta culturale e come secondo il probabile calo dell’indotto che il festival estivo, fatto come  è stato fatto finora, garantisce».

Prosegue Zampolli «Sono molto preoccupato della coazione a ripetere della politica veronese che comunque usa la vicenda Fondazione per scopi propagandistici senza mai entrare nel merito di cosa sarebbe necessario anche e soprattutto dal punto di vista economico. Sono altresì preoccupato per l’assordante silenzio di coloro i quali stanno gestendo in questo momento l’Ente e non dicono una parola rispetto a impegni presi un po’ da tutti, dal sindaco, dalla città e dal ministero che non vengono in alcun modo onorati. Ci aspettiamo, da chi può farlo, una presa di posizione netta che eviti la liquidazione e la mercificazione di Fondazione. Su questo crediamo sia necessario un patto forte tra tutti soggetti interessati che abbiano come scopo evitare tale scempio».

I conti

Ma chi aiuta concretamente l’Arena di Verona a sopravvivere? Lo Stato eroga una cifra che nel 2015 è stata pari a 11,4 milioni di euro. Gli sponsor privati principali (Calzedonia e Volkswagen) pagano cifre ingenti per i loro spazi pubblicitari, mentre una decina di sponsor minori pagano più o meno sui 50mila euro l’anno, per un totale comunque rispettabile di mezzo milione. Il Comune ha erogato un milione e mezzo di contributo straordinario quest’anno e altrettanto è previsto per il 2016.

Quanto alla voce «debiti», secondo il piano Fuortes, i debitori principali sono le banche (8,7 milioni nel 2015) i fornitori (14,9 milioni, compresi 2,6 milioni verso gli artisti), gli enti previdenziali (1,1) ed altre voci (4,1) per un totale di 28,6 milioni.

La politica


La polemica politica intanto è sempre più feroce. Secondo il Pd «la posizione di Agsm sui contributi alla Fondazione Arena va nella direzione opposta alla volontà del consiglio comunale che giovedì, all’unanimità, ha votato l’ordine del giorno che impegna sindaco e giunta a fare pressione su Regione e Camera di commercio affinché la prima integri la contribuzione in favore di Fondazione Arena che al momento vede impegnati appena 600 mila euro per il 2016, e la seconda eroghi il contributo straordinario di 500 mila euro deliberato il 2 luglio 2015» spiega il consigliere comunale Eugenio Bertolotti. Per Bertolotti «i tentennamenti di Venturi sono di natura squisitamente politica». E il capogruppo Michele Bertucco attacca: «Prima i ritardi del Comune nell’erogare il contributo ordinario, poi la parziale erogazione del contributo straordinario di 3 milioni, poi ancora la Camera di Commercio che trattiene i 500 mila euro promessi; ora ci si mette pure Agsm a minacciare di far saltare i finanziamenti. Per chi lo vuol capire – conclude – è evidente che esiste un disegno per mettere continuamente in difficoltà la Fondazione Arena, mentre il passivo di bilancio 2015, costato ai lavoratori l’integrativo, discende esclusivamente dai ritardi del Comune. Semplice dimenticanza o vendetta dettata dal rancore?

"Arena Verona, dalla tragedia alla farsa" di Cesare Galla - da Vvox.it

Arena Verona, dalla tragedia alla farsa
Fuortes in scadenza lascia una fondazione in balia di pressappochismi politici e cabaret di improvvisati "privatizzatori". Ministro Franceschini, dove sei?

Cesare Galla
19 settembre 2016

Carlo Fuortes, commissario straordinario della Fondazione Arena di Verona, saluterà fra meno di un mese, il 15 ottobre. Considerando i tempi della politica romana e della burocrazia ministeriale (per dire, non lasciano ancora intendere se c’è il via ufficiale al piano di risanamento e all’entrata sotto l’ombrello della legge Bray, e non è davvero dettaglio di poco conto) è quasi sicuro che nell’immediatezza non succederà nulla. Anche perché proprio in quel periodo cade la “serrata” di due mesi della Fondazione, che è tanta e onerosa parte del progettato risanamento. Però una decisione di qualche tipo il ministro Dario Franceschini dovrà pur prenderla. Ed è altamente auspicabile che lo faccia il prima possibile. Dovrà valutare se sono cessati i motivi di urgenza ed emergenza che lo hanno indotto a decretare il commissariamento, ma soprattutto dovrà analizzare, possibilmente in profondità, la situazione veronese.

Le ultime settimane hanno infatti chiarito che dalle schermaglie, dai “ballon d’essai”, dalle provocazioni si sta passando alle grandi manovre, al posizionamento delle truppe, alla preparazione per la battaglia decisiva. In palio c’è il controllo della Fondazione. E il fatto che per arrivarci si metta a rischio il piano di risanamento la dice lunga: l’obiettivo finale ormai conclamato è la rivoluzione gestionale degli spettacoli lirici in Arena, che secondo questa idea deve passare per l’azzeramento di tutto il resto dell’attività in ambito operistico e sinfonico, grimaldello che apre le porte della tanto desiderata privatizzazione. Una situazione del genere è unica nel pur disastrato panorama delle Fondazioni lirico-sinfoniche italiane. Per questo è quanto mai opportuno che Franceschini faccia mente locale il prima possibile. Avendo chiaro che lo stratega di questo progetto è stato fin dall’inizio e continua essere Flavio Tosi.

Dopo mesi di minuetti dialettici, di positive considerazioni a denti stretti per Fuortes, di risibili tentativi di sostenere che tutto o molto di quello che il commissario ha progettato per la salvezza era già stato proposto prima, non appena sono stati resi noti i risultati del festival estivo, discreti economicamente, desolanti per il continuo calo di pubblico, il sindaco ha dato il via alle ostilità. In rapida successione, sono diventati pubblici i “mal di pancia” di vari contributori istituzionali, le cui sovvenzioni sono ovviamente strategiche nel piano di risanamento. Se le difficoltà della Camera di Commercio, motivata anche dalla riforma generale del comparto e dal dimagrimento economico oggettivo da cui tutte sono state colpite, comportano in realtà spostamenti poco sensibili nelle strategie perché non si tratta di cifre particolarmente rilevanti (ne avevamo parlato qui), il recentissimo attacco dell’Agsm, azienda multiservizi interamente controllata dal Comune di Verona, ha ben altro peso non solo economico ma anche politico. Perché sono in ballo 7,5 milioni in tre anni, ed è chiaro che uno smarcamento significherebbe mandare a fondo il risanamento. E perché, in perfetto stile politichese, è stata sollecitata una “verifica” sull’andamento della gestione.

In pratica, è come se questa cosa l’avesse chiesta Tosi in persona, visto che era stato lui a mettere in campo il contributo straordinario Agsm per provare a salvare i conti, quando ancora il commissario non era arrivato. Ora il presidente della multiservizi, il suo fedelissimo e possibile candidato sindaco alle Comunali 2017, Fabio Venturi, si dichiara non soddisfatto del ritorno d’immagine. Immaginiamo il sospiro di Fuortes, che tuttavia questa verifica dovrà rassegnarsi a farla. Se non altro per amor proprio, per non vedere afflosciarsi il suo progetto. Mentre accadono queste vicende ben poco ordinarie, non cessa nel frattempo il polverone intorno alla privatizzazione. Ultimo arrivato il patron di Calzedonia, Sandro Veronesi, che si sente legittimato a dire la sua, forse perché promoter di uno show in Arena dal seducente titolo di “Intimissimi On Ice” (no, la lirica quest’anno non l’ha seguita, lo farà l’anno prossimo). Trattasi dell’imprenditore che ha reso possibile, sborsando 100 mila euro, il Grande Diversivo del sindaco Tosi, il concorso di idee per la copertura dell’Arena.

Per Veronesi, la privatizzazione dev’essere dura e pura, senza Comune o altri enti in società, perché l’intervento pubblico è comunque deleterio. Se lo dice lui: lo Stato (il pubblico, tutti noi), ottemperando a un preciso dettato costituzionale sulla derelitta cultura, l’ultima volta ha versato 11,7 milioni nelle esauste casse della Fondazione Arena. I privatizzatori ne faranno meno, tanto la torta della lirica estiva in Arena vale 22-24 milioni di euro, e risparmiando sulle produzioni, il guadagno è sicuro: purché non ci siano 280 dipendenti fissi fra coristi, orchestrali, tecnici, impiegati e via dicendo. Tutti necessari per fare lo spettacolo chiamato opera, per farlo tutto l’anno, e non solo in luglio e agosto. Ma non è questo che si vuole. E aspettiamo di vedere come sarà “Intimissimi Aida”, o “Agsm Tosca”, così il ritorno d’immagine è sicuro.


Resta il cabaret, ammesso che qualcuno abbia ancora voglia di ridere. La sortita di Veronesi ha avuto l’immediato soddisfatto appoggio del suo collega imprenditore Giuseppe Manni, il leader del triumvirato che ha ideato e sostiene Arena Lirica Spa. Lui ha sempre parlato di una società privata con dentro il Comune e altri enti (se nel frattempo il progetto non è cambiato), ma tant’è, il principio di non contraddizione non lo sfiora nemmeno. Fra poco la triade organizzerà un convegno non aperto al pubblico “per evitare strumentalizzazioni” e quindi “consegnerà il progetto alla città”. No, non fa ridere per niente. Prima il ministro Franceschini se ne accorge, meglio è.

Circolare 2/09/2016 n.11257 DIREZIONE GENERALE SPETTACOLO

Riportiamo di seguito Circolare del 2 settembre emanata dal Direttore Generale dello Spettacolo dott. Onofrio Cutaia in merito alle disposizioni in materia di Fondazioni Lirico Sinfoniche previste dal DL 24 giugno 2016 n.113 convertito con modificazioni nella Legge 7 agosto 2016 n.160.


Comunicato Aziendale 19/09/2016 su SOSPENSIONE ATTIVITA' Lavoratori FAV ed accesso alle prestazioni di sostegno e tutela al reddito del Fondo Integrativo Salariale INPS (allegate Circolari INPS)

Riportiamo di seguito un comunicato Aziendale inviato dal Direttore Operativo e Risorse Umane Francesca Tartarotti alle organizzazioni sindacali di categoria in merito all'accesso a breve termine alle prestazioni economiche del Fondo Integrativo Salariale a tutela del reddito dei lavoratori per il periodo di sospensione dell'attività lavorativa in applicazione dell'Accordo Sindacale sottoscritto in data 15 aprile 2016 ed agli effetti dell'art. 29 e segg. D.Lgs 148/2015.







di seguito gli allegati A e C al Comunicato Aziendale:


allegato A - Circolare INPS 176/2016




allegato C - Circolare INPS 130/2010

Rassegna Stampa - 20 settembre 2016

martedì 20 settembre 2016

lunedì 19 settembre 2016

Una città per tutti "PRESIDIO per il TEATRO ROMANO - Comitato OPERA Nostra Fondazione Bene Comune

PRESIDIO
CONTRO L'AFFITTO AD USO PRIVATO
DEL TEATRO ROMANO
E CONTRO
LA SVENDITA DEI BENI COMUNI

venerdì 30 settembre 2016
dalle 19.30 a
PONTE PIETRA




Quale città ai veronesi?

Ci vogliamo riprendere la città. Vogliamo denunciare la realtà di una città sempre più per pochi, in cui alla retorica dei territori indipendenti è contrapposta la realtà di una città per i ricchi, per chi può permettersi di affittare uno dei monumenti storici più importanti della città e precluderne l’uso a tutti noi. Il Tocatì, ad esempio, ha dovuto rinunciare al Teatro Romano perché è stata data priorità alla ditta Antolini Marmi per un party privato. Con esso il museo archeologico ci verrà sottratto per qualche giorno per lo stesso motivo.

Questa non è la nostra città!

La città che svende Castel San Pietro, Palazzo Forti, Villa Are, l’Arsenale, la città che affitta ad uso di un singolo il Teatro Romano e che vuole privatizzare l’Arena. Non è quello che vogliamo e quello che tutti coloro che la vivono meritano. Proprio per questo ce la riprenderemo, denunciando una volta di più il danno e la beffa. Quando Tosi e la sua amministrazione ci parlano di autonomia, quando chiacchierano di territorio, ci mentono sapendo di mentire.
Il vero volto di questa amministrazione è una città svuotata del suo patrimonio, di un territorio mortificato a tutto vantaggio non di chi lo vive, ma di chi può comprarselo.

Pretendiamo che il territorio e la città di Verona siano ridate a chi ne valorizza cultura, ricchezza, tradizione ed identità, senza discriminazioni di sorta. La città dei ricchi la lasciamo a Tosi, tanto bravo a chiacchierare. Noi questa città vogliamo continuare a viverla, condividendo le sue ricchezze con tutti senza che qualcuno con il portafogli in mano possa decidere di rubarcela.


Comitato Opera Nostra