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domenica 15 gennaio 2017

Arena di Verona come il Maggio, avanti con i licenziamenti. Spedite le lettere ai ballerini dell'Arena. Il Corpo di Ballo muore per risparmiare 300 mila euro, ma Arena Extra e Museo AMO che hanno creato i debiti, sopravvivono!! ..e le istituzioni in silenzio restano a guardare.

Il Teatro Petruzzelli di Bari
Mentre al Petruzzelli di Bari, grazie all'intervento della Regione Puglia,  ancora nel dicembre scorso (vedi art. de la Repubblica) si era evitato il licenziamento di 74 dei suoi dipendenti mediante un intervento di finanziamento straordinario di un milione di euro, a Verona e Firenze si tira dritto con la linea dei licenziamenti sia per i ballerini dell'Arena che per tecnici, amministrativi ed il personale di sala del Maggio fiorentino.

Per i 28 lavoratori del Maggio sembra difatti confermato il licenziamento (vedi art. da il Sole 24 ore) nonostante nei giorni scorsi una notizia aveva fatto ben sperare, cioè quella dello stanziamento, all'interno dell'imminente approvazione del decreto "Milleproproghe 2017", di un finanziamento straordinario da parte del Governo di due milioni di euro per la crisi del Maggio Fiorentino. Il teatro fiorentino è da anni alle prese con una grave crisi finanziaria già costata l'inutile morte del proprio corpo di ballo, e che oggi ad oggi non ha sortito benefici dato il peggioramento del debito salito fino agli attuali 62 milioni di euro.

Il Nuovo Teatro dell'Opera di Firenze,
sede della Fondazione del  Maggio Musicale Fiorentino
Ricordiamo come la procedura di licenziamento collettivo per gli attuali 28 lavoratori si fosse aperta a seguito del fallimento di una medesima precedente procedura aperta secondo le linee dettate dalla Legge 112/2013 (cosiddetta "Bray"), e che aveva interessato anche allora una trentina di lavoratori del teatro.
I lavoratori allora messi in mobilità avevano difatti vinto il ricorso di impugnazione del licenziamento a causa dell'errata applicazione da parte dell'azienda dei criteri di scelta dei lavoratori imposti per legge, ottenendo per questo il reintegro al proprio posto di lavoro.

Così, la Fondazione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, dopo un esborso per indennizzi, rimborsi e spese legali dovute al fallimento della prima procedura, che hanno ulteriormente aggravato la situazione economica del Teatro, e per il quale fallimento nessun responsabile ha pagato per i propri errori, ha riaperto una nuova procedura di licenziamento per gli attuali 28 lavoratori dichiarati in esubero. Scadrebbe il 22 gennaio prossimo il termine della trattativa tra sindacati e direzione per trovare un'accordo per evitare i licenziamenti, e nonostante le parole del Sovrintendente Bianchi sembrano lasciar poche speranze, può sempre avvenire qualche miracolo, magari con l'interessamento di qualche istituzione, così come avvenuto a Bari.

Il Corpo di Ballo della Fondazione Arena impegnato
nella coreografia della Carmen di "Zeffirelli" in Arena
A Verona invece, dove il debito comunque rimane la metà di quello del Maggio, sono già partite le lettere di licenziamento per i componenti del Corpo di Ballo della Fondazione Arena (vedi art. de l'Arena). Per essi la trattativa sindacale si era già conclusa ancora il 30 dicembre scorso, davanti al funzionario della Provincia del Veneto e senza un accordo tra le parti per evitarne i licenziamenti.

La procedura di licenziamento collettivo per i 21 ballerini stabili della Fondazione Arena si aperta ancora a fine settembre, dopo la stagione estiva, in seguito al commissariamento del Teatro e delle disposizioni previste dal Piano di risanamento firmato "Fuortes", predisposto per consentire all'Arena l'accesso ai benefici economici della "Bray", piano che prevedeva nei suoi interventi di azione proprio la dismissione del settore ballo.

Ricordiamo come la Legge 112/2013, la quale prende il nome dal suo promotore, l'allora Ministro dello Spettacolo Massimo Bray, vide la luce nel 2013 per consentire il salvataggio di quelle Fondazioni Lirico Sinfoniche che fossero in grave difficoltà economica. Questo attraverso un fondo di rotazione opportunamente istituito e finanziato dal quale i Teatri avrebbero potuto ricevere finanziamenti a tasso agevolato e restituibili in 30 anni, a fronte della predisposizione di un piano industriale di risanamento che operasse secondo direttrici di azione previste all'interno della stessa legge.

Nel 2013, nonostante la Fondazione Arena avesse già accumulato debiti per circa 13 milioni di euro (vedi bilancio 2013), l'allora direzione non ritenne necessario ricorrere ai benefici della Legge "Bray".
Solo nel dicembre del 2016 il Cdi del Teatro presieduto dall'allora presidente di Fondazione, il sindaco di Verona Flavio Tosi, aveva chiesto l'adesione alla "Bray", quando, dopo esser venuta allo scoperto una situazione debitoria di quasi 30 milioni di euro, i politici dei gruppi parlamentari veronesi avevano presentando una mozione al governo per riaprire i termini della "Bray" ormai decaduta, ottenendone un rifinanziamento per salvare l'Arena o forse i suoi amministratori.


Ricordiamo come il deficit della Fondazione Arena fosse passato in soli 8 anni, cioè dal 2008 al 2015, durante tutto il periodo della gestione Tosi/Girondini precedente al commissariamento "Fuortes", da 11 milioni di euro ai quasi 30 milioni. Questo nonostante ancora nel giugno del 2015 il Presidente di Fondazione Arena e sindaco Tosi dichiarasse come lo stato economico della Fondazione Arena godesse di ottima salute, tanto da far dichiarare come lo stesso sovrintendente Girondini da lui nominato, poi commissariato, meritasse il premio Nobel per l'Economia.

I questi anni nasceva Arena Extra srl, società di cui amministratore unico in pieno conflitto di interessi, su cui tra l'altro starebbe indagando l'antitrust, lo stesso Girondini. Arena Extra veniva creata per occuparsi dell'organizzazione degli eventi extra-lirica in Arena, fino ad allora gestiti direttamente dal Comune di Verona.
Di questa società già tanto si è detto. Nasce come partecipata al 100% della Fondazione Arena con lo scopo di finanziare l'attività teatrale istituzionale con i proventi dagli spettacoli di musica pop. Di essa non si è mai chiarito quali benefici o meno abbia portato alle casse del Teatro, questo nonostante gruppi politici comunali abbiano fatto richiesta di accesso agli atti finanziari, richiesta peraltro bocciata dal Tribunale Amministrativo Regionale. I propri bilanci sono e rimangono oscuri. Solo dai bilanci della Fondazione Arena si conosce come, nel 2013, Arena Extra srl abbia acquisito dalla Fondazione un cosiddetto ramo aziendale costituito da costumi, bozzetti e scenografie, per un patrimonio totale stimato di 12 milioni di euro. Tale cifra, scritta in bilancio della Fondazione, avrebbe consentito nello stesso anno la chiusura dello stesso in positivo, comportando tra l'altro la corresponsione del bonus di 50 mila euro allo stesso Sovrintendente Girondini, importo come pattuito da contratto in aggiunta ai 200 mila di compenso/anno di ingaggio per il raggiungimento del risultato di equilibrio finanziario.

Peccato che quei 12 milioni di euro non siano mai arrivati nelle casse di Fondazione Arena a causa dell'inesigibilità data la indisponibilità della somma nelle casse stesse di Arena Extra srl. Lo stesso sovrintendente avrebbe definito questa una operazione legale di "finanza creativa". Per noi una vera beffa ai danni della Fondazione Arena.


Palazzo Forti, sede del Museo AMO a Verona.
La sua istituzione ha comportato per la Fondazione
Arena una perdita annuale di circa un milione di
euro, più o meno il costo di un intero Corpo di
Ballo costituito da una trentina di elementi.
Sempre negli stessi anni, sempre sotto l'amministrazione Tosi/Girondini, nasce anche il Museo AMO (Arena Museo Opera). Il Museo verrà allestito all'interno di Palazzo Forti, un palazzo storico prima appartenente alla città di Verona e ceduto sotto l'amministrazione Tosi a Fondazione Cariverona per compensare debiti bancari dello stesso Comune di Verona.

All'interno del Palazzo veniva così istituita nel 2013, con il patrocinio dello stesso Comune di Verona, la mostra permanente dell'Opera in Arena. L'operazione veniva peraltro finanziata impiegando diversamente fondi governativi extra FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) allora destinati dal Ministero per la programmazione artistica di carattere eccezionale prevista per le celebrazioni del centenario dell'Opera in Arena e per le quali la stessa Arena aveva richiesto finanziamenti speciali. Alla Fine tali finanziamenti non andarono per la produzione artistica ma per il finanziamento del Museo AMO.

Il canone di locazione del Palazzo, pagato alla proprietaria Fondazione Cariverona, si pensa sia stato scaricato sulla Fondazione Arena al fine di saldare i debiti rimanenti con l'istituto bancario stesso ed appartenenti al Comune. Anche l'allestimento del Museo risulteranno a carico della Fondazione Arena stessa, mentre Arena Extra sfrutterà gli spazzi dello stesso Palazzo Forti, sede del museo, per l'allestimento di mostre temporanee di diversa natura.

Tale operazione comporterà, a fronte di un esiguo risultato di affluenza di pubblico, un aggravio del debito della Fondazione Arena per circa un altro milione di euro all'anno tra affitto (450 mila euro l'anno) e costi di gestione dell'esposizione permanente. In soli cinque anni di vita, dal 2013 al 2015, significherà 5 milioni di perdita ulteriori per Fondazione Arena.

E' facile quindi intuire come abbia fatto la Fondazione Arena a passare in così pochi anni da 11 milioni di debito agli attuali 28,6 milioni dichiarati dal Piano di Risanamento.

A questo poi va aggiunta una progressiva disaffezione del pubblico che negli anni ha sempre più dissertato l'Arena per indirizzarsi verso le mete e far la fortuna di altri festival operistici, quali Salisburgo, Torre del Lago, Macerata, Caracalla, Bregenz.
Un progressivo deterioramento della qualità artistica degli spettacoli, sempre più improvvisati direttamente in scena, dato anche il poco spazio lasciato per le prove dagli eventi extra-lirica, divenuti nell'ultima stagione oramai quasi pari al melodramma per numero di serate.
La qualità decrescente dei cast degli artisti ospiti, da anni sempre di meno richiamo per i melomani incalliti.
La mancanza di un rinnovo dell'offerta artistica data la ripetitività di titoli mantenuti in cartellone anche per 20 anni di seguito che, pur di successo, ormai esausti di interesse da parte del pubblico.
La tendenza da anni alla presentazione di allestimenti e cast degli artisti del Festival Estivo in Arena con inconcepibile ritardo e solo a ridosso della stagione operistica stessa. Questo quando, un evento che per l'80% dovrebbe vivere sulle prevendite, i giochi risulterebbero già fatti, poichè nessuno acquisterebbe preventivamente un biglietto per uno spettacolo per il quale non si conoscano ancora cast di artisti, allestimenti o direzione.
Queste le cause della crisi di identità artistica dell'Arena che hanno fatto scappare il pubblico, passato dagli oltre 500 mila spettatori dei primi anni 2000 a sotto i 400 mila dell'ultima stagione, per una copertura media del solo 50% dei posti disponibili a fronte del 90% del Festival di Salisburgo. 

Operazioni finanziarie sbagliate, clientelari e ai limiti della legalità, create forse a danno della stessa Fondazione, gestioni artistiche incapaci di operare al fine di favorire l'afflusso del grande pubblico ed un marketing assolutamente non all'altezza di quello che dovrebbe essere il Teatro di lirica all'aperto più famoso al mondo, non lasciano dubbi su nomi e cognomi di chi dovrebbe assumersi le proprie responsabilità per il declino finanziario ed artistico in cui sia stata condotta negli anni la Fondazione Arena di Verona.
Ad essi andrebbero aggiunte tutte le istituzioni politiche, amministrative ed economiche locali, che, pur potendo beneficiare su un indotto spalmato sul territorio della provincia stimato di oltre 400 milioni di euro all'anno generato proprio dal movimento turistico che si crea ogni anno intorno all'attività teatrale dell'Arena, non hanno mai sostenuto adeguatamente il Teatro rispetto a quanto beneficiato dalla sua stessa attività.

Nonostante siano chiare motivazioni e responsabilità del declino del Teatro, oggi a pagare sembrano essere principalmente ed esclusivamente gli unici ad aver, se mai ne avessero, una minima parte di responsabilità in tutto questo: i lavoratori.


In primis i tersicorei stabili del Corpo di Ballo della Fondazione Arena, per i quali si sono aperte le porte del licenziamento attraverso la procedura di licenziamento collettivo ai sensi della legge 223/91, per effetto della cessazione dell'attività del settore e in conseguenza di una cancellazione della programmazione di balletto all'interno dell'offerta artistica della stessa Fondazione Arena.
Tutto questo per un risparmio preventivato a bilancio, così come è contenuto all'interno del Piano di Risanamento siglato "Fuortes", di ben 300 mila euro all'anno.

Una goccia in un mare di milioni di euro accumulati in anni di gestione inefficiente e fallimentare.
pag. 73 del Piano di Risanamento della Fondazione Arena firmato dal Commissario Fuortes, dove si evidenzia come il sacrificio del corpo di ballo frutti al Teatro un risparmio di soli 300 mila euro

Quel che spaventa di più è il completo disinteresse e silenzio da parte delle svariate istituzioni sia a livello locale che nazionale, più volte chiamate ad intervenire con appelli da parte dei sindacati (vedi art. del 24/12/2016), che rimanendo a guardare inermi lo sterminio dell'ennesima realtà teatrale, artistica e culturale qual'è, anche se ormai potremmo dire qual'era, quella del Corpo di Ballo della Fondazione Arena di Verona, si rendono complici e a questo punto, artefici, di un ben chiaro progetto governativo di smantellamento delle Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane attraverso la loro progressiva destrutturazione fino alla conduzione al fallimento.
Ne è chiara testimonianza la legge 160/2016 approvata quasi di nascosto dal Parlamento nello scorso agosto senza possibilità di discussione, e che vorrebbe declassate tutte le Fondazioni Liriche in semplici Teatri Lirici senza sovvenzioni statali, ad eccezion fatta per due eccellenze riconosciute quali Scala di Milano e Conservatorio di Santa Cecilia.


I ballerini dell'Arena in protesta davanti al Teatro Ristori
durante gli scioperi dello scorso dicembre. A nulla sono
valsi un anno di manifestazioni e mobilitazione a cui
hanno partecipato molti altri lavoratori e cittadini con
i comitati per evitare l'annunciata dismissione del settore.
Nonostante lo slogan "TUTTI A CASA, MA NOI NO!"
indirizzato  ai responsabili del dissesto economico del
Teatro,sono proprio loro che vanno a casa.
Una cosa è certa, a Verona nonostante il commissariamento ministeriale del Teatro con il Commissario Fuortes, uomo mandato in rappresentanza dello Stato, e quindi a garanzia di legalità, giustizia e trasparenza, ad oggi nessuna responsabilà sembra esser stata perseguita per il disastro economico della Fondazione Arena, Arena Extra srl sopravvive e continua ad operare amministrata dall'ex Sovrintendente Girondini commissariato dal Ministero, il Museo AMO continua a rimanere aperto nonostante gli esigui risultati di pubblico e il danno economico indotto alla Fondazione.

Neanche la nomina del nuovo sovrintendente, il Prof. Giuliano Polo, sembra aver voluto segnare una chiara svolta di cambiamento con il passato per la Fondazione Arena.

Insediatosi al fine di portar avanti il progetto già impostato nel Piano di Risanamento da Fuortes e per accompagnare la Fondazione all'interno della "Bray", della quale al momento attuale dal Ministero non si è avuta ancora notizia di risposta affermativa in merito alla domanda di adesione, avrebbe già dichiarato in un'intervista di non voler andare a fondo nella ricerca di eventuali responsabilità nel dissesto del Teatro, affermando ancora di esser certo che non vi siano in questo delle "gravi" colpe, pur ammettendo allo stesso momento di non averle neanche cercate. Singolare, tante certezze senza indagini, quasi fosse stato mandato proprio con il compito di non farle.

Di sicuro il nuovo Sovrintendente non sembra aver preso troppe distanze da chi lo abbia preceduto, almeno in termini economici, visto che, mentre firmava le lettere di licenziamento per chiudere la partita sui ballerini e nonostante la crisi del teatro sia già costata due mesi di stipendio a tutti i lavoratori,  concordava contemporaneamente un compenso d'incarico in linea con il passato, di soli 20 mila euro inferiore all'ex Girondini (vedi art. del 12 gennaio). 

Gli unici per i quali ad oggi sembra essersi mossa la macchina di (in)giustizia, nel senso di esser stati letteralmente giustiziati, è per i 21 ballerini del Corpo di Ballo della Fondazione Arena che, aspettando le loro lettere di licenziamento, al momento pagano un conto salato per tutti.

Oggi il Corpo di Ballo della Fondazione Arena non esiste più, forse anche solo per coprire responsabilità e mantenere situazioni in cui si intrecciano poteri politici, economici ed interessi di natura privata, ancora una volta protetti ed assicurati da istituzioni incapaci di tutelare interessi e diritti comuni dei cittadini di questo stato, che vanno dal diritto alla cultura a quello del posto di lavoro.

Cultura e lavoro, due parole di cui si riempono ben bene la bocca i nostri politici e governanti durante le loro campagne elettorali, ma che sono due concetti a loro evidentemente sconosciuti, avendo molti di loro spesso lavorato veramente pochi giorni e essendo ancor più spesso dotati di un basso profilo culturale.

E' la storia di un paese che, per mantenere in piedi questa classe politica fallimentare costituita da una casta di imbroglioni ed incompetenti, deve necessariamente abbassare il livello culturale generale di un intero paese. Questo affinché possa continuare a governare indisturbata, a mantenere i propri privilegi e proseguire a gestire questo paese nel proprio esclusivo interesse.


Ortensia Sal







Confermati i 28 licenziamenti al Maggio fiorentino - da Toscana24 Economia e Territorio


Il Maggio fiorentino conferma i 28 licenziamenti

12 gennaio 2017

Va avanti il braccio di ferro sindacati-Fondazione del Maggio musicale fiorentino sul licenziamento di 28 dipendenti (personale di sala e tecnici-amministrativi) dei 305 complessivi, avviato nelle settimane scorse dall'ente lirico guidato da Francesco Bianchi.
L'incontro di oggi tra Fondazione, sindacati e ufficio vertenze della Regione Toscana non ha prodotto passi in avanti: i sindacati hanno proposto di trasformare i licenziamenti in uscite volontarie, passando per i pensionamenti ‘certificati' allargati a tutti i settori; la Fondazione – secondo quanto riferito dalla Cgil – ha preso 24 ore di tempo per dare un risposta. Il 22 gennaio scadranno i 75 giorni di tempo previsti per chiudere la procedura di licenziamento collettivo.

«L'operazione è incomprensibile dal punto di vista industriale – sostiene Cristina Pierattini della Cgil – visto che la Fondazione ha comunque bisogno del personale di sala e dunque, se andranno avanti i licenziamenti, dovrà fare ricorso a contratti a tempo determinato. Il nostro timore è che dietro questa operazione ci sia la volontà di progressivo smantellamento della produzione culturale del Maggio».


Per questo, chiusa questa partita, i sindacati chiedono che si apra una discussione con le istituzioni sulla missione e il ruolo della Fondazione del Maggio musicale, che accusano di non essere riuscita ad attuare il piano di risanamento che avrebbe dovuto metterla in salvataggio entro il 31 dicembre 2016, aprendo così la porta a un futuro nebuloso. «La Fondazione ha ancora 62 milioni di debito, di cui otto verso artisti e fornitori», accusano i sindacati che nei giorni scorsi hanno protestato sotto Palazzo Vecchio chiedendo «spiegazioni sensate e comprensibili».

Lettere di licenziamento per i ballerini della Fondazione Arena. A Verona muore la danza!! - Rassegna Stampa - 15 gennaio 2017


Arena, 19 lettere di licenziamento Ma 5 ballerini accettano i 70 mila euro
Ultimo atto per l’estromissione del corpo di ballo dalla Fondazione

VERONA Sono partite le 19 lettere di licenziamento per i ballerini di Fondazione Arena. È questo l’ultimo atto della trattativa tra Fondazione e sindacati conclusasi lo scorso 30 dicembre. Tra le parti non era stato raggiunto nessun accordo e, con la procedura di mobilità già dichiarata, l’invio delle lettere di licenziamento rappresentava ormai l’ultima formalità. In questo modo, quindi, il corpo di ballo non farà più parte del teatro, esattamente come prevedeva il piano di risanamento del commissario Carlo Fuortes, ma non tutti i ballerini smetteranno di lavorare per Fondazione. Cinque di loro, infatti, hanno deciso di accettare l’incentivo all’esodo che prevede la somma netta di 70mila euro e la garanzia di lavorare 120 giorni all’anno, per i prossimi tre anni, come ballerini. Non è detto, tuttavia, che la vicenda dei licenziamenti si concluda qui. Le organizzazioni sindacali, infatti, avevano anticipato, anche nel corso della trattativa, ai vertici della Fondazione che, per questa decisione, potrebbero esserci strascichi in tribunale: un’ipotesi che potrebbe concretizzarsi nelle prossime settimane.

Per le casse del teatro, tuttavia, non è detto che il risparmio ottenuto con il licenziamento del corpo di ballo riesca a compensare le sempre maggiori difficoltà a pagare dei propri soci. Dopo la Provincia, ormai uscita dal novero dei fondatori, stessa sorte potrebbe toccare alla Camera di Commercio. La riforma voluta dal governo Renzi, come più volte ha ribadito il presidente dell’ente camerale Giuseppe Riello, impedirà di sostenere la Fondazione. In questo senso va letto l’intervento di Paolo Arena, presidente Confcommercio Verona e membro della giunta camerale, che a ottobre si oppose allo stanziamento straordinario, da 500mila euro, a favore del teatro. «Quel finanziamento – spiega Arena – era condizionato al fatto che anche gli altri aderissero (Banco Popolare, Fondazione Cariverona e Cattolica Assicurazioni, oltre a Comune di Verona e Agsm) e che fosse approvato il piano di risanamento. Siccome queste due condizioni non si sono avverate, non lo abbiamo concesso. Il vero problema, tuttavia, rimangono le sempre maggiori difficoltà per i soci di elargire il contributo ordinario. Invito, quindi, i parlamentari veronesi a trovare un modo per finanziare l’Arena».

Samuele Nottegar


FINE DI UN'EPOCA. Il complesso artistico divenne stabile negli anni '80

Addio al corpo di ballo, lettere di licenziamento dalla Fondazione Arena

La misura è contemplata dal piano di risanamento Solo cinque su 18 avrebbero accettato gli «incentivi»

domenica 15 .01. 2017 CRONACA, p. 17


Dopo quasi 40 anni si chiude il sipario sul corpo di ballo della Fondazione Arena. Dalla sede amministrativa di via Roma sono infatti partite le annunciate lettere di licenziamento per i 18 ballerini. È questa la misura più dolorosa prevista dal piano di risanamento del commissario Carlo Fuortes per poter accedere ai finanziamenti straordinari previsti dalla legge Bray. A nulla sono serviti appelli, manifestazioni e trattative sindacali. Solo in cinque avrebbero accettato le condizioni di uscita proposte dai vertici della Fondazione: un incentivo di 70mila euro e la possibilità di lavorare come «stagionali» per 120 giorni l'anno. «Ma c'era la prospettiva di un demansionamento» affermano fonti sindacali. «Come organizzazioni dei lavoratori», aggiungono, «avevamo presentato una controproposta improntata a buon senso che prevedeva, su base volontaria, un part-time verticale.

Mantenendo così l'idea di corpo di ballo, ma la Fondazione ha detto no dimostrando miopia ed esponendosi ad eventuali azioni legali poiché per il Festival lirico saranno comunque assunti dei ballerini». Naufragata anche l'ipotesi, caldeggiata dagli stessi artisti, di dar vita a un corpo di ballo interregionale. Il complesso artistico divenne stabile agli inizi degli anni '80. Da allora partecipa alla stagione artistica, in cartellone da ottobre a maggio nei teatri Filarmonico e Ristori, e nel periodo estivo al Festival lirico in Arena, oltre a trasferte in Italia e tournée all'estero. E.S.

venerdì 13 gennaio 2017

Fondazione Arena: casse vuote, contributi in calo, stagione in Arena in bianco, confermati stipendi alti per i dirigenti, ballerini a casa - Rassegna Stampa - 13 gennaio 2017


Arena in ritardo sul festival estivo «Le casse della Fondazione sono vuote»
I sindacati: «Nabucco, siamo quasi fuori tempo massimo. Compensi alti ai vertici ma si licenzia»

venerdì 13 gennaio 2017

VERONA Dopo la pubblicazione degli stipendi dei vertici di Fondazione Arena, le cifre, ma soprattutto, il futuro del teatro, sempre attanagliato da una profonda crisi finanziaria, tornano a far discutere. Secondo quanto pubblicato on line, sul sito della stessa Fondazione, il sovrintendente Giuliano Polo guadagna 180mila euro lordi l’anno, 20mila euro in meno del suo predecessore Francesco Girondini, mentre il commissario straordinario Carlo Fuortes (contemporaneamente sovrintendente all’Opera di Roma) per il suo impegno scaligero, non ha percepito compenso. Francesca Tartarotti, direttore operativo della Fondazione, ha uno stipendio annuo di 120mila euro, lo storico direttore marketing Corrado Ferraro guadagna poco più di 100mila euro, mentre Andrea Delaini, direttore amministrativo, percepisce 77mila euro. Va ricordato che questi tre dirigenti hanno comunicato di aver fatto una donazione alla Fondazione, abbassando quindi il proprio stipendio, vista la difficile situazione economica del teatro. «Questi stipendi pesanti – commenta Ivano Zampolli, segretario provinciale Uil Comunicazione – sono effetto di responsabilità pesanti. Peccato che poi abbiano licenziato i ballerini». Con Dario Carbone, segretario provinciale Fials, che analizza: «Se sommiamo i singoli stipendi, arriviamo a una cifra piuttosto corposa. Ecco, non mi sembra che i nostri manager, nel complesso, rendano per questa somma: per una simile cifra ci si aspetterebbe ben altri risultati ed, invece, i risultati per adesso sono pochi. Io sono il primo a dire che bravi manager devono essere pagati di conseguenza, ma devono anche raggiungere degli obbiettivi». Quello che preoccupa in particolar modo il teatro è l’idea che la programmazione, soprattutto quella del festival lirico estivo, sia ferma. «Siccome i cantanti e gli artisti – spiega ironicamente Zampolli – hanno la tendenza a volersi fare pagare per le proprie esibizioni, credo che il problema stia soprattutto qui: non ci sono i soldi. Le voci in teatro si rincorrono da un po’, ma sta di fatto che se le risorse non arrivano da Roma, tutto diventa molto complicato».

I soldi cui fa riferimento il segretario Uil Comunicazione sono i 10 milioni di euro stanziati come fondo per la legge Bray, paracadute cui Fondazione Arena ha presentato richiesta di adesione, ma per il quale dal Ministero della Cultura non è ancora giunta una risposta definitiva. E con le casse asfittiche in teatro, non deve essere facile stipulare contratti. «Non so se sia solo un problema economico – aggiunge, però, Carbone – non vorrei che questo continuo procrastinare ci facesse tornare a situazioni già note: con la scusa dell’emergenza, poi, si fa passare di tutto. Anche perché con una nuova produzione, come sarà quella del Nabucco, siamo quasi fuori tempo massimo». Un’idea per recuperare un po’ di liquidità per le casse di Fondazione, la lancia alla Camera di Commercio il parlamentare Pd Vincenzo D’Arienzo. «Visto che il presidente dell’ente camerale Giuseppe Riello ha chiesto, nel corso di un’audizione in Parlamento, di poter aumentare del 20% il valore del diritto annuale alle aziende associate chiedo che, avendolo incassato, versi il contributo straordinario alla Fondazione come si era impegnato a fare». Si tratterebbe di 500 mila euro che, pur non risolvendo i problemi, rappresenterebbero comunque una temporanea boccata d’ossigeno per l’Arena. Eventualità non facile da realizzare, in quanto Riello già in altre occasioni ha ricordato che, non essendoci le condizioni, quei fondi sono stati indirizzati per aumentare la dotazione dei consorzi fidi legati alle attività degli enti camerali

Samuele Nottegar

Programmazione vuota: chi acquista non lo fa a scatola chiusa


Come abbiamo appreso ieri da queste pagine, al prof. Giuliano Polo per il ruolo di «Sovrintendente della Fondazione Arena» (nomina a nostro giudizio impugnabile, come abbiamo già documentato) è stato assegnato uno stipendio di 180 mila euro annui. Da chi? Secondo lo schema che ci è stato proposto dal trio Commissario-Mibact-PD locale, dall’attuale Commissario Fuortes il quale accorpa in sé i poteri del Consiglio di Indirizzo. Ma la normativa di legge assegna però al solo Commissario Straordinario (ancora in carica) tutti i poteri gestionali, che ci sta a fare un Sovrintendente? Non si poteva individuare una soluzione locale a costo zero? Al riguardo su queste pagine ci siamo già espressi e non ci ripetiamo. In ogni caso, la Corte dei Conti è sempre vigile su queste cose. Posteritas iudicet. Nel merito della scelta, comunque, ci saremmo aspettati l’arrivo di un Sovrintendente non di prima nomina, un nome di prestigio che, almeno sulla carta, avrebbe portato in dote credibilità e contatti internazionali e predisposto un cartellone di prestigio come da più parti si sollecita per l’atteso rilancio dell’ente. Inoltre, rammentiamo tutti le dichiarazioni di qualche sindacalista locale che auspicava l’arrivo di un sovrintendente «dall’estero» perché non vedeva in giro un nome che potesse portare quel quid di autorevolezza e di competenza di cui necessitava l’Arena. Ora, anch’essi sono silenti e appagati (di che cosa non ci è noto) e non fiatano su questa nomina e su questo stato di cose e, fatto ancor più grave, nulla palesano sull’assoluta mancanza di una programmazione nei contenuti del Festival areniano 2017 ormai alle porte (23 giugno). Se poi, per malaugurata sorte che non vorremmo, il botteghino areniano scenderà sotto i 370 mila biglietti del 2016 bisognerà intervenire ancora sui costi e saranno ulteriori lacrime e sangue. Non lo sanno i sindacati che il core business del loro lavoro non è garantire gli stipendi attuali ma la continuità del rapporto di lavoro di tutti. Senza una seria programmazione pianificata nei tempi e con contenuti di eccellenza e supportata da un marketing di livello non si potrà garantire un futuro certo a nessuno. Nel merito di quanto dicevamo, si veda il sito della Fondazione Arena riferito al Festival areniano 2017 per rendersene conto: compaiono da molti mesi le sole date e i soli titoli. Poi, nulla. Uno scandalo. Il nulla più totale. Sovrintendente, batta un colpo. Lo stipendio ora è certo, ma aspettiamo di vedere il lavoro. Non vorremmo essere nei panni dell’Ufficio Stampa o dell’Ufficio Marketing e Comunicazione dell’ente che sono chiamati a promuovere e concretizzare le vendite della biglietteria. Che cosa possono dire ai possibili compratori? Nulla, dato che il nulla è stato programmato. Lo diciamo al prof. Polo: chi deve acquistare non compera a scatola chiusa e pretende di sapere chi canta, chi dirige e, per le nuove produzioni, di chi sarà l’allestimento (vedi il Nabucco inaugurale, ancora scandalosamente non assegnato). Per curiosità, qualcuno vada a controllare i siti web di alcuni nostri diretti concorrenti (per inciso: già tutti con dati e cast completi): Caracalla, Macerata, Salisburgo, Bregenz. Ma, almeno, una certezza l’abbiamo: il supposto Sovrintendente avrà il suo stipendio … e non si entusiasmi per lo sconticino di 20 mila euro, perché il suo collega del Teatro La Fenice percepisce 163 mila euro (e, forse, con altri risultati).



LIRICA NEL CAOS. In attesa dei soldi della Bray
Fondazione Arena, contributi in calo
Appello per salvarla: D'Arienzo: «I soci provvedano». [Paolo] Arena: «I politici intervengano»

venerdì 13 .01. 2017 CRONACA, p. 14

Mancano ancora i contributi previsti dalla legge Bray per la Fondazione lirica Arena - si prevede l'arrivo di una decina di milioni - ma intanto tiene banco il tema dei finanziamenti, ordinari e straordinari, da parte dei soci. E ricordiamo che alla Fondazione ora non c'è il Consiglio di indirizzo, ma il commissario Carlo Fuortes, che ha presentato un piano di risanamento - ed è retta dal sovrintendente, Giuliano Polo.A sollevare il caso dei finanziamenti è Vincenzo D'Arienzo, deputato del Pd, il quale ricorda il provvedimento di riforma delle Camere di Commercio, in discussione sia alla Camera che al Senato e sono in corso anche le audizioni per valutare bene la scelta da fare. «Il presidente della Camera di Commercio di Verona, Riello, è stato invitato dalla Commissione specifica al Senato il 4 ottobre e ha depositato una relazione. Da questa emerge un fatto nuovo: è scritto nero su bianco che sia in passato che quest'anno, l'Ente camerale veronese ha chiesto l'aumento del 20 per cento in parola per pagare la sua quota di partecipazione nella Fondazione Arena». D'Arienzo rileva però che «nonostante il diritto annuale sia stato aumentato del 20 per cento e incassato per finanziare la Fondazione, a quest'ultima la Camera di Commercio ancora non ha versato alcun contributo straordinario oltre la quota prevista, ovvero il minimo sindacale».In sede di Camera di Commercio il presidente di Confcommercio Verona, Paolo Arena, ha espresso preoccupazione. «Con la riforma Renzi delle Camere di Commercio, e vedremo però i decreti attuativi, ci viene tagliato il 50 per cento dei contributi statali», dice, «e ciò significa che dai sette milioni all'anno che normalmente investiamo sul territorio, fra cui il sostegno alla Fondazione Arena, ce ne resterà non più di uno, dalla riserve, per attività istituzionali. Noi vogliamo sostenere la Fondazione, ma i soldi non ci sono. Auspico quindi», conclude, «che i parlamentari veronesi si facciano portavoce presso il Governo per trovare soluzioni sui finanziamenti. Camera di Commercio e Provincia non hanno fondi, il Fus è in calo: servono fondi alternativi per non perdere uno dei teatri più importanti al mondo, che genera un indotto di 400 milioni».

Enrico Giardini




giovedì 12 gennaio 2017

Dal fallimento della privatizzazione della Fondazione Arena, alla caduta del suo governo. Si avvicina la fine dell'era Tosi a Verona.

Riportiamo questo articolo che ben evidenzia la situazione dell'amministrazione Tosi a Verona, sindaco ed ex presidente della Fondazione Lirico Sinfonica della città di Verona tanto discusso anche in merito alla politica gestionale dell'Arena.

Dopo aver portato il Teatro sull'orlo del fallimento ed averne chiesto la liquidazione nel tentativo di privatizzare l'attività nell'anfiteatro romanico più famoso al mondo al fine di convogliarne gli utili nelle tasche esclusive di pochi eletti, rischia lui stesso di veder liquidare la propria amministrazione.

Assistiamo oggi al decadimento di un governo cittadino improntato su otto anni di cementificazione selvaggia, sul depauperamento dei beni storici e culturali appartenenti alla città e ai cittadini svenduti ai privati, sul fallimento del progetto di numerose opere pubbliche promesse e mai arrivate a realizzazione, e sulla privatizzazione di molti poli economici fondamentali per la città, ad esclusivo vantaggio di banche ed imprenditori che ne hanno sostenuto l'amministrazione.

Verona, la caduta di Tosi in mano ai tre “casaleros”
La giunta rischia di cadere già a fine gennaio sul bilancio. Per crisi interna del tosismo

Matteo Castagna - 11 gennaio 2017

La giunta di Flavio Tosi a Verona rischia di cadere entro fine gennaio, a pochi mesi dalle elezioni comunali. Per deflagrazione interna del tosismo. I consiglieri comunali che fanno riferimento a Stefano Casali, capogruppo in Regione della lista Tosi, da tempo manifestano un certo malessere nella compagine del sindaco scaligero: fin dai tempi della liason tra questi e l’ex premier di centrosinistra Renzi, malvista da “Verona Domani” (l’associazione dei casaliani) che ha, invece, una vocazione neo-democristiana collocata nel centrodestra. Il mal di pancia si è trasformato in aperto dissidio in occasione del referendum costituzionale: i supporter di Casali si sono apertamente schierati per il No, mentre Tosi per il Sì. Alle recenti, sia pur pasticciate e rimandate elezioni proviciali, si sono presentati nel listone di centrodestra contrapposto a quella dei tosiani.


In aula consiliare, Andrea Sardelli, Filippo Rando e Rosario Russo negli ultimi mesi hanno contribuito all’ostruzionismo e a far mancare il numero legale, dando ulteriori segnali di prossima rottura.Il loro peso potrebbe contare eccome a sfavore della maggioranza di Tosi sulla variante 23, che il sindaco non pare intenzionato a ritirare nonostante le sollecitazioni di Michele Bertucco, il pugnace ex capogruppo Pd unico ad aver giusto l’altro ieri sottolineato il pericolo di caduta. Per Tosi sono lontani anni luce gli anni del consenso plebiscitario e della fedeltà dei suoi “fino all’estremo sacrificio”. Le sue scelte politiche nazionali, dalla rottura con la Lega al filo-renzismo hanno provocato un graduale “fuggi-fuggi” di amici e compagni di viaggio.

Entro il 31 Gennaio, l’assessore Pier Luigi Paloschi dovrà presentare il bilancio. Se gli equilibri dovessero rimanere come quelli che emergeranno dalle provinciali, la maggioranza di 17 consiglieri potrebbe perdere l’appoggio dei tre casaleros. E quand’anche dovesse arrivare, come nel passato, il “soccorso bianco” dei due del gruppo misto, Marisa Brunelli e Luigi Castelletti, alla maggioranza mancherebbe comunque 1 voto. Un consiglio che non approva il bilancio, atto fondamentale di un’amministrazione, andrebbe a casa.


Ora, in politica tutto può succedere, anche all’ultimo minuto. Non è detto al 100% che i tre consiglieri “in bilico” votino per forza contro il bilancio per far cadere il sindaco. Potrebbero, infatti, mantenerlo in vita per i prossimi quattro mesi “a comando”, diventando (se già non lo sono) l’ago della bilancia. Ma così facendo, rosolando Tosi a fuoco lento, sancirebbero comunque la fine del tosismo a Verona, come dice Bertucco. C’è chi spera in un “election day” con le elezioni politiche a giugno. E forse è anche per questo che, a parte qualche candidatura di bandiera, i partiti maggiori hanno dichiarato che scopriranno le carte a febbraio.

Rassegna Stampa - 12 gennaio 2017


Arena, al nuovo sovrintendente Polo 20 mila euro in meno di Girondini
Tutti gli stipendi pubblicati on line. Al direttore operativo Tartarotti 120 mila euro l’anno

giovedì 12 gennaio 2017

VERONA L’aveva detto il nuovo sovrintendente Giuliano Polo: «Il mio stipendio? Sarà un po’ inferiore a quello del mio predecessore». L’ex direttore del personale dell’Accademia Santa Cecilia di Roma, chiamato dal commissario straordinario Carlo Fuortes a dirigere la Fondazione Arena a partire dall’1 dicembre 2016 e fino alla ricostituzione del consiglio di indirizzo, percepisce 180 mila euro l’anno. È quanto si apprende dalle informazioni pubblicate nella sezione «amministrazione trasparente» della fondazione che offrono uno spaccato completo degli ultimi anni di governo dell’ente. Francesco Girondini, sovrintendente dal 2008 e fino al commissariamento del 15 aprile 2016, percepiva invece 200mila euro l’anno.

Polo è affiancato da tre dirigenti, due di questi frutto di nomine dello stesso Girondini. La new entry più recente, in Arena, è Francesca Tartarotti, direttore operativo e responsabile alla trasparenza dal 19 gennaio 2016: per lei, oltre a uno stipendio annuo di 120mila euro fino con contratto in scadenza il 9 settembre 2020, anche un bonus «relocation» e spese di viaggio da 15mila euro, contrattato al momento del trasferimento a Verona da Firenze, dove era impiegata al Maggio Fiorentino. Tartarotti è di fatto il responsabile delle risorse umane, incarico ricoperto fino al maggio 2015 da Andrea Delaini, poi passato a Direttore amministrativo e controllo di gestione per un compenso annuo di 77mila euro con un contratto biennale. Il terzo dirigente è anche il più longevo: Corrado Ferraro, direttore commerciale e marketing, in carica dall’aprile 2002, a tempo indeterminato: percepisce 100.320,61 euro l’anno, con un compenso variabile di 5mila euro se la somma delle sponsorizzazioni supera i 300mila euro annui.

Con il commissariamento, assieme a Girondini, è decaduta la nomina anche del direttore artistico Paolo Gavazzeni, che aveva un contratto fino al febbraio 2017 a 98.000 euro l’anno. Ma è rimasto in carica, fino al 15 ottobre 2016 grazie a due distinti contratti di consulenza, firmati da Fuortes, del valore complessivo di 27mila euro. Il sovrintendente Polo ha invece deciso di rinunciare, per il momento, alla nomina di un direttore artistico, facendo affidamento sul vice di Gavazzeni, Giampiero Sobrino, che è un dipendente interno.
Dei tredici consulenti stipendiati da Girondini Polo, al momento, ne ha rinnovati solo due. Il direttore lavori e sicurezza per il montaggio e smontaggio delle scenografie areniane, Matteo Salvetti, a 42mila euro; l’assistente del sovrintendente per la sicurezza sul lavoro Vincenzo Castronuovo, il cui compenso è stato però tagliato da 70mila a 23mila euro. È rimasto regolarmente in carica, anche dopo il commissariamento, il collegio dei revisori dei conti. A presiederlo Pina Maria Adriana La Cava, con un compenso di 7.437 euro. Gli altri componenti sono Pasqualino Castaldi e Barbara Premoli, entrambi con un compenso di 5.112 euro. Il commissario Fuortes, che oggi fa le veci del consiglio di indirizzo, svolge le sue mansioni a titolo gratuito.

Alessio Corazza


I nodi aperti sull’integrativo e la legge Bray


VERONA  Anno nuovo, ma questioni di sempre per Fondazione Arena. Esclusa la vicenda del corpo di ballo che è terminata, a fine anno, con il mancato accordo tra le parti e il preventivato licenziamento dei ballerini, per tutte gli altri temi, le soluzioni tardano ad arrivare. Detto che le lettere di licenziamento per i ballerini hanno tempo 120 giorni per essere inviate, le questioni che rimangono aperte sono il rinnovo del contratto integrativo per i dipendenti del teatro e l’adesione ufficiale alla legge Bray.
Per quanto riguarda il rinnovo, la trattativa langue. Le parti si sono lasciate, a dicembre, senza accordi in vista. I sindacati ribadiscono che gli sforzi sostenuti dai dipendenti sono già stati molti (tra gli altri i due mesi di chiusura del teatro); i vertici del teatro puntano a una corposa riduzione del peso dell’integrativo. Una data per un nuovo incontro ancora non c’è: nell’attesa, la validità dell’integrativo è stata prorogata.
Per quanto riguarda la domanda di accesso alla Bray, il silenzio del Ministero della Cultura comincia a preoccupare dipendenti e organizzazioni sindacali. La domanda ufficiale è stata inviata a settembre, poi è stata integrata, secondo richieste dei tecnici del Ministero, a novembre; da più parti si professa tranquillità, ma una parola definitiva sull’iter ancora non c’è. L’esito dell’ammissione alla Bray, e hai 10 milioni di euro che ha stanziato, non dovrebbe essere in discussione, ma l’attesa si prolunga.

Samuele Nottegar

mercoledì 11 gennaio 2017

Maggio Musicale Fiorentino: Due milioni dal Governo per la crisi. Sindacati all'attacco contro licenziamenti e gestione - da FirenzeToday.it


Maggio Musicale sempre più in rosso, dal governo 2 milioni in più
Sindacati all'attacco contro gestione e licenziamenti.
La Fondazione: "Non c'è alternativa"

Arturo Badiera - 10 gennaio 2017

Un rosso sempre più rosso, salito a 62 milioni di euro. La cifra, ormai mostruosa, è relativa i conti del Maggio Musicale. A renderla nota sono stati ieri si sindacati Cgil, Cisl e Uil in seguito ad un'audizione del sovrintendente Francesco Bianchi in commissione cultura a Palazzo Vecchio. Le sigle hanno organizzato per questo un presidio di protesta in concomitanza con il Consiglio comunale.

Se il 12 gennaio, infatti, è previsto un incontro negli uffici del lavoro della Regione tra sindacati e dirigenza sulla procedura di licenziamenti, per le
parti sociali "rimane acclarato che la questione dei 28 licenziamenti non è senz'altro il problema della fondazione". A tal proposito la Cgil ricorda "che i contratti a tempo determinato sono lievitati dai 16 previsti nella pianta organica funzionale ai 46 attuali e che le erogazioni liberali di premi e prebende hanno fatto sì che il costo del personale ve ne fosse aggravato".

L'assessore al bilancio del Comune di Firenze Federico Gianassi, rispondendo in Consiglio ad una interrogazione di Tommaso Grassi, ha specificato che "nel 2013 il Maggio musicale fiorentino registrò una perdita di circa 9.300.000 euro. Ridotta a circa 5.800.000 euro nel 2014. Mentre l'esercizio 2015 segna un utile di circa 115.000 euro". Dal canto suo la Fondazione Maggio Musicale "ribadisce che il piano 2016-2018, già approvato dal Consiglio di indirizzo il 26 luglio scorso, prevede un rigoroso percorso di risanamento della Fondazione stessa così come richiesto dalla legge". Per i vertici del Maggio "nessuna possibile alternativa rispetto a quanto già previsto dal piano è percorribile al fine di garantire la messa in sicurezza della Fondazione".

Per i sindacati il vero problema della Fondazione è "trovare soluzioni ed interlocuzioni differenti, considerando che il piano di risanamento messo in atto dal sovrintendente e dal consiglio d'indirizzo, che avrebbe dovuto salvare l'ente entro il 31 dicembre 2016, è fallito ed il futuro resta nebuloso". Per questo le tre sigle ribadiscono "la sempre più pressante necessità di attivare tavoli istituzionali con particolare riferimento ai soci fondatori, nei quali
esaminare la congruità e la certezza delle risorse, la tempestiva e puntuale erogazione delle stesse".

Intanto, questa mattina Dario Nardella ha annunciato che il decreto Milleproroghe, in corso di approvazione in Parlamento, prevede due milioni l'anno in più per il Maggio: "E' una buona notizia", ha commentato il sindaco.

fonte: http://www.firenzetoday.it/cronaca/maggio-musicale-firenze-bilancio-fondi.html


Dal Governo 2 milioni in più per la crisi del Maggio Fiorentino - da Repubblica.it

Dal governo arrivano due milioni in più per il Maggio

IL TEATRO AUMENTA LO STANZIAMENTO, MENTRE I SINDACATI ACCUSANO: "IL PIANO DI RISANAMENTO È FALLITO"

di Ernesto Ferrara - 10 gennaio 2017

Il Nuovo Teatro dell'Opera di Firenze,
nuova sede del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Boccata d'ossigeno mentre infuria la tempesta per il Maggio. La buona notizia arriva dal decreto Milleproroghe di fine anno: nel testo il governo ha inserito due milioni di euro per il Maggio nel fondo ad hoc destinato a tutte le fondazioni lirico sinfoniche in difficoltà. È stato il ministro dei beni culturali Dario Franceschini a comunicarlo di persona al sindaco Dario Nardella ieri nel corso di un incontro a Roma. Notizia tanto più rilevante poichè non si tratta di un contributo una tantum ma di un finanziamento cosiddetto "strutturale": ogni anno due milioni in arrivo dallo Stato per il teatro in crisi e alle prese con 28 licenziamenti. A cosa saranno destinati i soldi in più? «Il Maggio si atterrà scrupolosamente alle destinazioni previste dalla legge. Si darà linea diretta ai debiti fiscali» fanno sapere dallo staff del sovrintendente Francesco Bianchi.


In pratica un aiuto a pagare il debito "monstre" di 62 milioni di euro che viene dal passato e grava sul futuro del Maggio. Proprio quello su cui Bianchi nell'ultima audizione in Palazzo Vecchio prima di Natale parlò dell'esistenza di un piano top secret per ridurne la portata. Preoccupatissimi i sindacati, che ieri hanno prima indetto uno sciopero di alcune ore in teatro, quindi sono andati in presidio sotto Palazzo Vecchio e poi hanno partecipato al Consiglio comunale: «Non solo c'è qualcosa che non va, ma è necessario che qualcuno ci illumini al riguardo e fornisca delle spiegazioni sensate e comprensibili» è l'allarme lanciato da Slc Cgil, Fistel Cisl e Fials Cisal. Una delegazione è stata ricevuta dall'assessore al lavoro Federico Gianassi. Oggi e domani nuovi incontri tra sindacati e Regione per affrontare il tema delle difficoltà economiche in cui continua a versare l'ente lirico. «Il problema vero del teatro è che il piano di risanamento messo in atto da Bianchi e dal Consiglio d'Indirizzo è fallito e il futuro resta nebuloso» denunciano le 3 sigle. Secondo cui ora «vanno aperti nuovi tavoli istituzionali con particolare riferimento ai soci fondatori nei quali esaminare la congruità e la certezza delle risorse e la tempestiva e puntuale erogazione delle stesse». Il sovrintendente ribatte in serata: «Il piano 2016-2018 approvato dal Consiglio di indirizzo a luglio scorso prevede un rigoroso percorso di risanamento. Non ci sono altre strade».


giovedì 5 gennaio 2017

Chi Tocca Uno Tocca Tutti - da DanzaSì

DAL 1991 MENSILE DI INFORMAZIONE DELLA DANZA



CHI TOCCA UNO TOCCA TUTTI

I rappresentanti delle Fondazioni Lirico Sinfoniche durante la lettura del comunicato unitario per la
salvaguardia delle Fondazioni. Foto Walter Garosi. Photo 2016

di Luana Luciani - 4 gennaio 2017

In una Verona già completamente immersa nella gioiosa atmosfera natalizia si è svolta, lo scorso 20 novembre, una manifestazione organizzata dal neonato Comitato Nazionale dei Lavoratori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche per protestare contro le misure previste dall’art. 24 della legge 160 del 7 agosto 2016.

Palcoscenico della manifestazione è via Roma proprio di fronte il Teatro Filarmonico dove, paradossalmente, proprio questa sera è in scena il gran galà della danza con la Compagnia Junior del Balletto di Verona e quattro coppie provenienti da la Scala di Milano, dal San Carlo di Napoli e dall’Opera di Vienna.

Il comitato, apartitico e asindacale, nasce con il preciso intento di unire i lavoratori delle fondazioni lirico sinfoniche siano essi ballerini, musicisti, cantanti, tecnici o impiegati negli uffici, contro il declassamento a Teatro Lirico Sinfonico con conseguente taglio dei finanziamenti, riduzione dell’attività e taglio del personale: cose che rappresentano un rischio reale per tutte le Fondazioni e tutti i lavoratori coinvolti. Non a caso lo slogan scelto è “Chi tocca uno tocca tutti” e non a caso vi sono rappresentanti di Torino, Genova, Venezia, Bologna mentre chi non ha potuto partecipare personalmente ha comunque inviato video e messaggi di solidarietà.

Portavoce, grintosa e agguerrita, del comitato è Patrizia Diodato una soprano che attualmente lavora nel Coro dell’Arena di Verona, che su tutta la vicenda ha le idee molto chiare.
Portare al declassamento delle Fondazioni e in questo modo ipotecarne la chiusura è solo un altro tassello di questa assurda classe politica che da una parte si riempie la bocca parlando di eccellenza del made in Italy e dall’altro svende a colossi stranieri i maggiori assets produttivi; che parla dell’arte e della cultura come del fiore all’occhiello del nostro paese ma che ha alla base della sua politica culturale il profitto quale unica prospettiva; che esalta la cultura, l’arte, lo spettacolo in ogni forma ed espressione perchè beni fondanti e inalienabili della nostra identità nazionale, mezzo di integrazione sociale, di accrescimento morale e culturale e per questo decidono di investirvi solo l’1,4% del PIL.
Opporsi è una questione di coscienza perché questa politica culturale è destinata a portare alla chiusura dei teatri, ad un impoverimento della produzione artistica, alla fuga degli artisti all’estero.
E per chi deciderà di rimanere si prospetta un futuro fatto di instabilità e precariato.

Le scuole di Ballo del Teatro alla Scala, dell’Opera di Roma, del San Carlo di Napoli dell’Accademia Nazionale di Danza sono già oggi destinate a formare dei disoccupati. Stessa sorte toccherà ai conservatori. Unica alternativa appunto l’estero dove ancora in cultura si investe e dove infatti gli italiani sono già numerosi.
Insomma mentre la politica si ostina a parlare di tagli, riduzioni, risparmi i teatri si preparano a diventare delle inutili scatole vuote. E un teatro vuoto non può produrre cultura.

Purtroppo è un fenomeno globale; l’industria culturale non è la prima e non sarà l’ultima.
Altro problema spinoso affrontato dal Comitato è la scomparsa del ballo dalla proposta artistica delle Fondazioni. Dopo Firenze anche il Corpo di Ballo dell’Arena di Verona è ormai a un passo dalla chiusura. Durante la manifestazione incontro cinque danzatori del corpo di ballo. Chi ha al collo delle scarpette da punta, chi un cartello. Sono Angelo, Luigi, Teresa, Sara e Ludovica e con loro, i diretti interessati, inizio una chiacchierata..

Qual è la situazione attuale di voi danzatori?
Stiamo cercando un dialogo con l’autorità amministrativa per evitare i licenziamenti. Abbiamo proposto una diminuzione dell’orario di lavoro ricorrendo al part-time verticale visto che l’attività del teatro si spalma ora su 10 mesi anziché 12, e dato che è previsto dal contratto nazionale di poter lavorare anche come mimo. Per ora abbiamo rinunciato a 70.000,00 euro e a un contratto a tempo determinato. Una scelta che per qualcuno è stata sofferta perché, conti alla mano, sarebbe stato conveniente prendere quei soldi e andarsene. Ma abbiamo voluto far capire che non siamo in vendita, che la nostra abnegazione non ha prezzo. Comunque vada vogliamo uscire da questa storia a testa alta.

Dopo una vita dedicata alla danza ripiegare sul mimo è un po’ avvilente…
A nessuno di noi fa piacere fare il mimo o la comparsa,  ma il nostro obiettivo è preservare il settore sperando che la situazione politica possa cambiare e che il teatro possa tornare ad avere un vero corpo di ballo, con una vera programmazione di balletto.
Cerchiamo di rimanere all’interno del sistema pur sacrificando la nostra dignità, la nostra professionalità. Purtroppo però la macchina politica è molto più lenta di quanto non siano le procedure di licenziamento. L’attuale sindaco ha detto che il ballo è inutile ma il prossimo anno ci sono le elezioni e potrebbe arrivarne uno più lungimirante.

C’erano altri progetti in cantiere per il corpo di ballo come ad esempio la creazione di una compagnia interregionale.
L’assessore alla cultura regionale si è detto molto interessato, il Ministro si è detto molto interessato ma evidentemente non si comunicano questo interesse! Il risultato è che siamo fermi.

Credete ci sia un disegno preciso dietro questo accanimento contro il ballo?
C’era un disegno di Salvo Nastasi che diceva che di Fondazioni ne dovessero rimanere solo 4. Hanno chiuso il corpo di ballo del Maggio che lavorava molto bene, poi arriva Fuortes e  per prima cosa decide di chiudere il corpo di ballo, proprio lui che ha sempre detto che il ballo va difeso.
Ci sembra evidente che ci sia un disegno ben preciso mascherato con i problemi di bilancio. Che poi il nostro debito di 28 milioni di euro non è certo stato causato dal ballo!
Tra l’altro in fase sindacale ci hanno presentato le marginalità produttive del teatro e la stagione sinfonica perde il doppio del balletto.

Il problema non riguarda però solo il ballo ma coinvolge anche gli altri settori.
Alle attività di ballo concorrono tutte le maestranze. Cancellare la compagnia significa togliere lavoro anche a tutti gli altri settori.
E comunque meno lavori e meno produci. Quindi facendo così non fai altro che pagare degli stipendi a vuoto.

Eppure di modi per impiegare la compagnia anche al di fuori della stagione lirica ve ne erano sicuramente..
In questo deserto in Italia che è il balletto di repertorio bastava far circuitare la compagnia. Siamo a 90 chilometri da Venezia: non potevamo andare noi alla Fenice anziché l’Opera di Roma?
Se c’è una Traviata, o una Vedova Allegra perché fare delle audizioni in giro quando c’è un corpo di ballo disponibile? Tanto più che noi siamo in astensione obbligatoria dal lavoro quindi pagati per non far nulla per 3 mesi, fino al 31 dicembre. Un grave danno perché non possiamo neanche usufruire della sala danza e per poterci allenare dobbiamo cercarci delle alternative.

Mentre voi siete qui a manifestare, in teatro c’è un gala di danza organizzato da una scuola locale con ospiti provenienti da alcune Fondazioni.
Evidentemente non tutti hanno la sensibilità di capire la nostra situazione.
Si poteva pensare di invitare una coppia dal corpo di ballo dell’Arena di Verona. Avrebbe potuto essere l’occasione per rendere uno spettacolo di danza uno strumento per evidenziare le problematiche che il settore vive in Italia. Sarebbe stato un bel gesto di solidarietà.
Purtroppo abbiamo tristemente constatato che anche alcuni dei nomi più illustri della danza italiana non si sono minimamente spesi per questa causa. Soprattutto chi proviene da un corpo di ballo di una Fondazione dovrebbe, a livello umano, condividere i nostri timori. Anche perchè è una battaglia comune a tutti coloro che vivono di danza in particolare classica.

Come vedete il vostro futuro?
Ora che la legge 223/1991 (in sintesi quella che parla dei licenziamenti collettivi) a Bari è stata applicata anche per i settori artistici è tutto più difficile. Ma una soluzione, se veramente si vuole, si trova. Ma siamo stanchi, stremati. L’anno scorso più o meno in questo periodo iniziavamo un calvario che, dopo un anno non si è ancora concluso. 
Abbiamo dimostrato che siamo pronti ad affrontare sacrifici pur di avere la speranza di un futuro. È un impegno per noi stessi, per le nostre famiglie e per tutti quei giovani che vorrebbero intraprendere una carriera artistica e che, per come stanno le cose, già sanno che dovranno andare in un altro Paese per realizzare il loro sogno. Qui di possibilità e prospettive non ce ne sono.
Ma la speranza è l’ultima a morire anche perché abbiamo delle famiglie da mantenere il che rende molto difficile ipotizzare uno spostamento in un’altra città. Ma poi per andare dove? E per lavorare quanto?
La danza ha impregnato le nostre vite e condizionato le nostre scelte. È stato un investimento anche a livello familiare, abbiamo fatto sacrifici noi e le nostre famiglie. Abbiamo studiato danza per anni, praticamente da sempre. È un mestiere bellissimo ma breve. E alla fine ti senti dire che siamo esposti agli infortuni e per l’azienda è un costo insostenibile; che poi la maggior parte dei piccoli infortuni avvengono durante la stagione estiva quando balliamo in condizioni nelle quali nessun altro potrebbe. La verità è che vogliono cancellare il corpo di ballo stabile e sostituirlo con danzatori con contratti a prestazione e salari minimi. Ma quanti professionisti potranno accettare? Lavorare un mese si e 7 no? Va da sè che la qualità si abbasserà inesorabilmente. Se pensiamo al prestigio che questo corpo di ballo aveva in passato ci piange il cuore! Da qui sono passati grandi artisti e prestigiose compagnie, dall’American Ballet Theatre, a Carreño, Carla Fracci, Rudolf  Nureyev,  Elisabetta Terabust, Vladimir Derevianko e tantissimi altri.

In questo particolare momento storico, credete che l’istituzione della Fondazione Lirica abbia ancora un valore?

Le Fondazioni sono necessarie perché hanno un compito ben preciso: sono depositarie della tradizione. Quale altra compagnia può pensare di allestire un balletto di repertorio? Quindi ben vengano i nuovi linguaggi del contemporaneo, le nuove avanguardie, le innovazioni di ogni genere e forma; ma chi si occuperà di tramandare il repertorio classico? Patrimonio che non va assolutamente perso. Questo dovrebbe fare un paese civile: preservare tutta la cultura in tutte le sue forme ed espressioni!