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sabato 19 agosto 2017

Rassegna Stampa - 19 agosto 2017

Briani sposa l’idea del maestro
«Sì, un festival lirico diffuso può portare benefici al turismo»

sabato 19 agosto 2017

VERONA L’assessore alla Cultura, Francesca Briani: «L’idea del festival diffuso, cioè l’opera in Arena e concerti a essa riferiti nei luoghi poco sfruttati della città, non potrebbe portare che beneficio». Il presidente di Confcommercio, Paolo Arena: «È bella anche l’idea dei negozi che diffondono musica lirica durante il festival… ma per tutto ci vuole un piano industriale della Fondazione Arena». Il presidente di Confesercenti, Paolo Bissoli: «Vero, bisogna potenziare il festival, e per farlo è fondamentale unirsi in una rete». Il presidente dell’Associazione Albergatori, Giulio Cavara: «Che il pubblico dell’opera porti turismo di qualità è un fatto, così com’è un fatto la pigrizia generale della città verso l’Arena stessa». La morale, alla fine, è che sono tutti d’accordo con il maestro Andrea Battistoni. Lui che, nell’intervista pubblicata ieri dal Corriere di Verona, rimarcava, contornandola d’idee, la necessità che «Verona torni a essere la città dell’opera». Nel rifletterci su, allora, il nuovo assessore alla Cultura, Francesca Briani – auspicando che «la Fondazione Arena dialoghi con tutti i soggetti economici di riferimento» – si concentra sulle possibili rassegne alternative collegate al festival lirico: «Di recente sono stata a un concerto al Lazzaretto, luogo magnifico recuperato dal Fai e da un comitato di cittadini. Ma penso anche al cuore storico della città, a certi suoi quartieri. Diffondere la musica durante il festival è un pensiero da seguire e può legarsi pure ad altre realtà come Ristori, Accademia Filarmonica, Conservatorio. Per avvicinare anche i giovani veronesi alla lirica, poi, avevamo già pensato a incontri formativi da organizzare con l’università e l’ufficio scolastico provinciale». Per Paolo Arena, n.1 di Confcommercio, è normale «condividere in pieno la riflessione di Battistoni circa il turismo di qualità che porta il pubblico areniano». E sono «anni che diciamo che la città deve vestirsi d’opera. Vedi lo scenario di una musica lirica in sottofondo nei negozi. Vedi le rassegne parallele, peraltro già sperimentate con Anteprima Opera: si potrebbe coinvolgere anche il Conservatorio, così che la Fondazione diventasse soggetto capofila ma circondato da una serie di manifestazioni a corredo. Sarebbe bello – aggiunge Arena – anche posizionare le icone artistiche presenti nei magazzini dell’Arena in alcuni punti, Corso Porta Nuova, le rotonde, le uscite autostradali, così che chi entra in città pensi immediatamente all’opera. Ma il punto è che, per tutto, serve una regia, della Fondazione, e un indirizzo chiaro nel piano industriale». Serve una regia ma serve anche una rete. Come rimarca Paolo Bissoli di Confesercenti: «È un momento drammatico per il commercio, l’Arena porta turismo di qualità e tutti dovremmo sederci al tavolo per fare, appunto, rete. Il problema è che tutto ciò non è ancora stato fatto. Vanno unite le forze: ci sono enti che spendono per tantissime sponsorizzazioni e dovrebbero investire anche sull’Arena. Per il resto, ripeto, sono d’accordo con Battistoni su tutto, dalla necessità di potenziare il festival a quella di riconoscerci di più, e meglio, nel nostro simbolo». La sensazione, come spiegava Battistoni nell’intervista, è che Verona si stia impigrendo, circa l’Arena, e Giulio Cavara, rappresentante degli albergatori, conferma: «È così. Lancio una provocazione, sperando ovviamente che tutto ciò non accada: ci vorrebbero un anno o due di sciopero della lirica, senza i 500 milioni di euro d’indotto dell’Arena, vedendo Verona sprofondare dalla serie A alla Lega Pro del turismo. Questo per dire che bisogna crederci tutti, nell’opera. Quando ci si abitua alle cose, ancor più se positive, si tende a non attribuire alle stesse il giusto valore: ci siamo abituati all’Arena, ma adesso bisogna starle vicino e farla crescere». 

Matteo Sorio

L'OPERA e VERONA: Intervista ad ANDREA BATTISTONI - Rassegna Stampa - dal Corriere di Verona del 18 agosto 2017


venerdì 18 agosto 2017

INTERVISTA AD ANDREA BATTISTONI

«Verona investa sulla lirica se vuole turismo di qualità»
«Verona deve tornare città dell’opera».

Colazione in Bra e parole a ruota libera, sincere, appassionate. Perché il maestro Andrea Battistoni, classe ’87, talento veronese esportato anche nel mondo, è un vulcano d’idee.

È l’estate in cui Verona ritrova un assessorato alla Cultura, Battistoni: se Briani le telefonasse?

«Da shakespeariano, Romeo e Giulietta è una simpatica nota di colore. L’opera, invece, è ciò che abbiamo veramente costruito e ci rende famosi ovunque. Lì bisogna investire e durante il festival dovrebbe uscire musica lirica pure dai negozi. Si tratta di una scelta, magari anche forte, che peraltro potenzierebbe il resto delle nostre bellezze: il pubblico dell’opera è per il cibo di qualità, il buon vino, gli alberghi, non è il turismo mordi e fuggi del Balcone».

Dovesse incuriosire un giovane mai stato in Arena con le opere di fine festival?

«Niente di meglio, per un ragazzo, che partire da Puccini: Tosca vive di vicende pulp alla Tarantino. Immagino invece come Madama Butterfly, la storia d’amore più struggente, possa colpire una signorina. C’è poi un lato smaccatamente cinematografico nel nuovo Nabucco, molto interessante anche per un fan di film storici o serie-tv in costume. Mentre l’Aida classica, che non puoi dirti veronese se non l’hai mai vista, nulla invidia a un grande concerto rock stile Pink Floyd».

È stata sinora una buona stagione, in Arena?

«Mi pare che il pubblico risponda bene. Vedo tanti giovani, appassionati di lirica e affascinati dal rituale, vestirsi bene, aperitivo elegante, ascolto silenzioso. Il rilancio chiede tempo, calma, e le idee per coinvolgere la gente saranno una chiave: per portare pubblico all’opera, oggi, devi convincerlo».

Come?

«Ricostruendo il senso di aspettativa, di esclusività. L’Arena è davvero qualcosa di unico e forse vederla sempre lì ci sta impigrendo. Lo scatto vero è l’invenzione: incastonare il gioiello, non semplicemente lucidarlo. A noi basterebbe potenziare il festival con un’allure più internazionale, più attiva. Vedi rassegne alternative che vi si riferissero. Penso alla marea di luoghi abbandonati o poco sfruttati dove si può fare musica a Verona: siamo una scenografia a cielo aperto e abbiamo appena grattato la superficie del potenziale».

Introdotta la traduzione live delle opere, si può ulteriormente ampliare l’esperienza del pubblico?

«La mia anima purista dice di non snaturare un genere la cui sopravvivenza sta nella propria unicità. L’altra, fin troppo accondiscendente verso lo spirito dei tempi, metterebbe domani due megaschermi ai lati del palco del Filarmonico, ai concerti sinfonici, con una regia televisiva, tipo baseball americano, i primi piani di chi suona e quelli del pubblico nell’intervallo».

I bootleg ufficiali di ogni serata in Arena sarebbero follia?

«La gente registra già col telefonino. Piuttosto la farei interagire a livello brutalmente social creando un settore specifico dove chi vuol filmare non dà fastidio agli altri. Sarebbe tutta pubblicità gratuita. Siccome non puoi sperare che chiunque sia melomane, perché tagliare fuori una fetta di pubblico che in alternativa se ne resta a casa?».

Estate vuol dire anche quei musicisti di strada che a Verona non hanno certo vita facile…

«Ricordo un signore bravissimo coi bicchieri di cristallo in via Cappello. E dei ragazzi indiani a fine Liston. Il grosso impedimento, sì, sono certe ordinanze che vietano di suonare senza permesso, bieca questione di denaro, un conto è disturbare e un altro è portare la musica alla gente. Negli anni del conservatorio fui fermato anch’io, una volta. Un pomeriggio invece studiai indisturbato violoncello nel loggiato di Piazza Dante, si fermarono diversi turisti tedeschi e mi divertii moltissimo. Se dirigere in Arena è un onore, gli artisti di strada sono altrettanto onorevoli. E credo che Verona potrebbe farci un pensierino ad agevolarli senza soffocare tutto nel solito mare di scartoffie e burocrazie».

Le sue musiche sotto l’ombrellone, Battistoni?

«Quando scoprii Otello e Turandot fu quasi un’ossessione. Un po’ come le sinfonie di Tchaikovsky. Preferendo la montagna, cito la Val Pusteria e le estati dell’ultimo Mahler: il primo movimento della Terza Sinfonia mi ricorda il profilo delle Dolomiti, il senso di caldo e di forza di quel granito, quell’immagine potente e accogliente che però al contempo ti fa paura».

L’ultima volta che s’è commosso ascoltando qualcosa…


«Giorni fa, in macchina, il Mefistofele di Boito: musica, significato di parole e storia… tutto mi è scoppiato dentro come una bolla».

Matteo Sorio

domenica 13 agosto 2017

Fondazione Arena: trattativa integrativo aziendale. Rischio nuovo contratto capestro per i dipendenti. - Comunicato Comitato Opera Nostra - Fondazione Bene Comune

FONDAZIONE ARENA
In arrivo un contratto integrativo capestro per i dipendenti?

13 agosto 2017

In questi giorni le sigle sindacali e Fondazione Arena stanno trattando sul nuovo contratto integrativo, la cui stipula è necessaria per accedere al mutuo di circa 10 milioni di euro garantiti dalla Legge Bray, cui ha fatto ricorso circa un anno fa il Commissario Straordinario Carlo Fuortes.

Nell’ottica di un risanamento del bilancio, il 15 giugno 2016 è stato sottoscritto un accordo tra le parti sociali che ha determinato un taglio del costo del lavoro di circa 3 milioni e 800 mila euro.

Tra le misure contenute nell’accordo, l’articolo 7 dispone la chiusura del Teatro Filarmonico per due mesi nella stagione invernale, con un risparmio di circa 2 milioni e 400 mila euro. Successivamente è stata inserita la decisione, del tutto unilaterale e, a nostro giudizio, gravissima, di licenziare il l’intero corpo di ballo

Di fatto, gli artisti e le maestranze stanno oggi pagando un prezzo davvero alto per responsabilità che vanno addebitate ad altri, e in particolare al duo Tosi – Girondini, rispettivamente ex presidente ed ex sovrintendente di Fav.

Nei fatti, l’apporto dei lavoratori al risanamento del bilancio è secondo solo alla quota versata dallo Stato, mentre la partecipazione delle istituzioni e dei privati è calata sensibilmente, al punto che nei giorni scorsi è intervenuta addirittura la Corte dei Conti, stigmatizzandone il comportamento. Il contributo del Comune di Verona, ad esempio, è sceso da 1 milione e mezzo nel 2015 ai 300mila euro del 2016, mentre quello della Regione, che fino a qualche anno fa consisteva in 1 milione e 200mila euro, si è ridotto esattamente alla metà. E’ come se le istituzioni, principali responsabili del dissesto, per le scelte fatte o non fatte, avessero deciso di tirarsi da parte lasciando ai lavoratori e alle lavoratrici, di fatto posti sotto ricatto, l’incombenza di rimettere a posto le cose…Beninteso, senza che i lavoratori e le lavoratrici possano però poter partecipare alle decisioni!

L’articolo 7 del Piano Fuortes conteneva un’ulteriore penalità per i dipendenti. L’erogazione del cosiddetto “premio di produzione”, circa il 30% sugli emolumenti totali, viene legato al raggiungimento del pareggio di bilancio. Il premio per la stagione estiva 2016 è stato distribuito solo nel febbraio 2017, dopo la presentazione del bilancio, e per gli “aggiunti”, o precari, che dir si voglia, l’attesa è ancor più lunga. E’ una vera e propria spada di Damocle sulla testa dei lavoratori e delle lavoratrici, se teniamo conto che il bilancio 2016 è in attivo di soli 370 mila euro circa. Basterebbe qualche serata cancellata per il maltempo per spezzare quel sottile filo sospeso sulla testa dei dipendenti.

Ma che c’entra tutto questo con la stipula del nuovo contratto integrativo?

La risposta è semplice: il nostro timore è che la direzione di Fav sia intenzionata ad inserire nel nuovo accordo integrativo la parte dell’articolo 7 inerente i premi. Pertanto, una penalità pensata per durare tre anni, come previsto dalla legge Bray, verrebbe dilatata per un periodo indeterminato.

Se la parte riguardante i premi all’articolo 7 venisse introdotta nel nuovo integrativo, basterebbe che la direzione di Fondazione Arena negasse ogni trattativa in occasione dei futuri rinnovi e i premi verrebbero subordinati al pareggio di bilancio per chissà quanto tempo.

Per salvare i lavoratori da questi ulteriori sacrifici suggeriamo alcuni aggiustamenti, realizzabili in tempi brevi e senza grossi investimenti, al nuovo presidente di Fondazione Arena, il sindaco Federico Sboarina, e al signor Polo, attuale sovrintendente.

Innanzitutto, varrebbe la pena rivolgere lo sguardo anche al passato, per scoprire magari che ogni sedile in metallo occupa due dei vecchi posti a sedere. In compenso, ovviamente il prezzo del biglietto è aumentato, rendendo difficile alle famiglie e alle persone meno abbienti accedere all’Opera. Ad esempio la prima galleria un tempo frequentata assiduamente proprio dalle famiglie, oggi rimane semideserta. Aumentare la capienza e rendere i biglietti più accessibili, genererebbe quasi sicuramente più introiti.

Restando con lo sguardo rivolto al passato, scopriremmo anche che, forse, quando la biglietteria non era appannaggio esclusivo di Unicredit, che la controlla tramite la società Ticket One, i biglietti venivano venduti in modo più capillare, e quindi in numero maggiore. Tutto questo senza tener conto che affidare la biglietteria, e quindi la liquidità di Fav, al suo maggior creditore, non ci sembra cosa intelligente.

Ultimo, ma non meno importante, è la convenzione tra comune e Fav, che prevede l’affitto dell’anfiteatro ad artisti extra lirica al costo irrisorio di 40mila euro a fronte di incassi che possono arrivare anche a 500mila euro. Inoltre l’allestimento e il disallestimento tra concerti pop e opere liriche, il cui costo è quantificabile all’incirca in un milione di euro, è totalmente in carico ai bilanci della Fondazione. Alzare drasticamente gli affitti ci sembra quindi giusto e necessario, destinandone una parte a Fondazione Arena, tanto più che attualmente, dopo il congelamento di Arena Extra, li gestisce direttamente il Comune.

Insomma, se ognuno facesse la sua parte, se l’amministrazione e il sovrintendente mettessero in pratica alcuni semplici cambiamenti e se il Comune e la Regione, lo Stato e i privati, garantissero i finanziamenti, non vi sarebbe bisogno di tagliare ulteriormente, se davvero questa è l’intenzione della direzione di Fondazione Arena, i salari dei lavoratori e delle lavoratrici.

Ci auguriamo davvero che le cose siano cambiate, e che non si aggiunga ingiustizia ad ingiustizia.

In ogni caso siamo certi che le sigle sindacali, in questi lunghi nove mesi di stasi (il contratto integrativo è infatti scaduto alla metà di novembre 2016), hanno approntato tutte le eventuali controproposte e contromisure atte a tutelare i diritti e i salari superstiti dei dipendenti.

Alla fine, comunque, saranno proprio questi ultimi ad avere la parola, accettando o rifiutando in assemblea il nuovo contratto integrativo.


Comitato Opera Nostra – Fondazione Arena bene comune

Rassegna Stampa - 12 agosto 2017



Arena, Franceschini ha firmato la Bray. Polo: «E nessun taglio al Filarmonico»
Fondi da Roma: ora si attende solo la firma di Padoan. Programma invernale senza riduzioni

sabato 12 agosto 2017

VERONA «Settimane? Macchè, no, no: è questione di giorni, forse di ore, o forse si è già tutto concluso». Il sovrintendente della Fondazione Arena Giuliano Polo è ottimista, quando gli viene chiesto un aggiornamento sulla situazione della legge Bray che sbloccherebbe i fondi per dare respiro al bilancio dell’ente scaligero.
«Il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini ha già firmato, ora manca la firma del ministro all’Economia Pier Carlo Padoan perché stiamo parlando di un decreto interministeriale - spiega Polo - ma è questione di pochissimo: tempo qualche giorno è l’iter sarà concluso. Lo so perché sono in costante contatto con Roma e mi arrivano notizie positive. Poi, per carità, ci sarà altro tempo da contare per ratificare i fondi, ma ormai direi che ci siamo».
Insomma, entro l’autunno l’iniezione finanziaria di 10 milioni per dare respiro all’ente dovrebbero essere cosa certa.
La soddisfazione, mista a scaramanzia, preme nei sorrisi alla vigilia dell’inedito evento previsto per Ferragosto: la Nona Sinfonia di Beethoven in Arena, un concerto che mancava dagli anni Ottanta e che i vertici della Fondazione hanno fortemente voluto, chiamando a raccolta talenti come Daniel Oren (direttore d’orchestra, ormai di casa a Verona), il soprano Erika Grimaldi, il contralto Daniela Barcellona, il tenore Saimir Pirgu e il baritono Ugo Guagliardo.
«Per scaramanzia è meglio non anticipare nulla, ma per fine mese forse potremo dare dei dati sulla stagione - spiega Polo -. Quello che possiamo ribadire è che notiamo un trend decisamente migliore rispetto agli anni passati: c’è un’attenzione nuova per questa stagione estiva, a partire dai media internazionali e nazionali, che sono tornati, sulle loro prime pagine, ad occuparsi della lirica in Arena. Forse merito anche dell’allestimento del Nabucco, che seppur contestato ha creato interesse, oltre che di altre serate di tutto rispetto dove la qualità della musica fa da padrona».
Presto, anche i primi dati sulle prevendite della stagione 2018 («Stanno già vendendo migliaia di ticket, ma è assolutamente prematuro delineare un bilancio ora, sarebbe troppo parziale, tenendo anche conto che alcune parti del programma e di coinvolgimento degli artisti sono da definire» conferma Polo), mentre, con tutta probabilità, si avvicina anche il giorno della scadenza del mandato del commissariamento.
«Non dipende da me - spiega Polo - ma da ciò che deciderà l’amministrazione. Se sono disposto a continuare a lavorare? Diciamo che io la mia disponibilità l’ho fatta presente».
Fra le soddisfazioni maggiori, in questo periodo turbolento, a parte «quella che deve ancora venire a giorni, ovvero la firma della Bray perché solo allora respirerò» dice Polo, anche «l’accoglienza dimostrata dalla città, il dialogo e il rispetto reciproco con amministrazione e sindacati e le tante sfide programmatiche del 2017, compreso il nuovo allestimento di Nabucco».
Polo conclude confermando anche una rassicurazione in merito alla programmazione del Filarmonico (presentazione alla stampa entro fine agosto), che dovrebbe debuttare a metà dicembre, con «La vedova allegra» di Lehar. «Lo stop dei due mesi di chiusura non inciderà affatto sul programma - conclude Polo - perché siamo riusciti a mantenere intatto il numero di serate anche per la prossima stagione».
E intanto, mentre prosegue il festival areniano, si tiene d’occhio il telefono per le ultime novità da Roma.


Silvia Maria Dubois

martedì 8 agosto 2017

Comunicato Stampa Fondazione Arena. Un mese dopo la chiusura delbilancio 2016 Fuortes ringrazia tutti tranne i ballerini licenziati

Con la preghiera della massima diffusione, probabilmente anche per l'impellenza dettata dall'importanza delle tematiche contenute, solo nella giornata di ieri è stato emanato dalla Fondazione Arena un comunicato stampa, qui di seguito riportato, che, evidentemente, pur iniziando con "venerdì scorso, 23 giugno 2017", ha avuto bisogno di quasi un mese di gestazione prima di trovare diffusione.

Di seguito il testo del comunicato:





Comunicato Stampa


20/07/2017

BILANCIO 2016 IN PAREGGIO
per la Fondazione Arena di Verona

Venerdì scorso, 23 giugno 2017, la Fondazione Arena di Verona ha approvato con delibera del Commissario Straordinario Carlo Fuortes, il bilancio consuntivo per l'esercizio 2016.

Il bilancio, dopo due esercizi chiusi con pesanti passivi, registra un utile di esercizio di 367 mila euro, in linea con le previsioni del piano di risanamento triennale (2016-2018) presentato dalla Fondazione al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Oltre al raggiungimento dell'equilibrio economico, si registrano ulteriori elementi positivi rispetto all'esercizio precedente: minori costi di produzione per 1,6 milioni, minori debiti per 2 milioni, minori interessi passivi per 500 mila euro ma, soprattutto, un miglioramento della posizione finanziaria netta di 2,2 milioni.

"Esprimo grande soddisfazione per il risultato raggiunto con il bilancio 2016 sia per l'utile di esercizio che per l'importante inversione di tendenza che si registra sul piano dell'esposizione debitoria, elemento che ha determinato l'insorgere dello stato di crisi" ha commentato il Commissario Straordinario Carlo Fuortes. "L'acquisizione , ormai imminente, dei fondi della cosiddetta Legge Bray fornirà ulterioristrumenti per migliorare la posizione debitoria e rafforzare le misure di riequilibrio dei conti. Un particolare ringraziamento va al Sovrintendente Giuliano Polo e a tutti i lavoratori del Teatro che, con grande senso di responsabilità, hanno sostenuto l'indispensabile azione di risanamento con il raggiungimento di importanti risultati".

Con cortese preghiera della più ampia diffusione possibile

Ufficio Stampa Fondazione Arena di Verona



A prima lettura del documento forse ci si chiederà quali siano i motivi che possano aver ritardato la diffusione di un comunicato dai contenuti così ostentatamente ottimistici, e redatto a solo pochi giorni dalla delibera del bilancio consuntivo 2016, avvenuta il 23 giugno.

Verrebbe in primo luogo da pensare che probabilmente la macchina Fondazione Arena, soprattutto negli ingranaggi del suo ufficio stampa, nonostante l'azione del Commissariamento attraverso un piano teso ad obiettivi di efficienza gestionale, possa necessitare di qualche altra piccola registrata ed abbia ancora margini di miglioramento.

Di certo un comunicato datato 20 luglio in cui si legga "lo scorso venerdì, 23 giugno.." non è di certo per l'ufficio stampa di una sovrintendenza un buon biglietto da visita.

Ma forse niente di tutto questo, perché ad una più attenta analisi si può comprendere come, con molta probabilità, il ritardo non possa essere dovuto semplicemente ad una banale dimenticanza del documento stesso in un cassetto di qualche scrivania, ma che forse, quel documento, nel cassetto sia stato opportunamente dimenticato di proposito.

Ricordiamo, dinfatti, come a pochi giorni dalla delibera del bilancio della Fondazione Arena, avvenuta il 23 giugno, si sarebbero tenuti a Verona i ballottaggi per le elezioni amministrative cittadine, precisamente domenica 25 giugno. L'opportunità dell'uscita di tale comunicato sarà quindi stata certamente influenzata dallo stesso risultato delle elezioni del nuovo sindaco di Verona, futuro Presidente di Fondazione Arena.

È intuibile come i conti di chiusura del bilancio 2016 della Fondazione Arena potessero allora essere interpretati in duplice chiave, ottimistica piuttosto che pessimistica, a seconda del risultato per niente scontato e dell'opportunità sulla base dei nuovi ecquilibri politici che si sarebbero venuti a creare di lì a pochi giorni a seguito dell'insediamento del nuovo primo cittadino veronese e della formazione della nuova squadra di governo.

La campagna elettorale per le amministrative di Verona ha trovato nelle questioni della Fondazione Arena, come mai prima in passato, un grande tema di scontro politico tra i candidati, che hanno riempito i propri programmi elettorali con proposte e soluzioni all'antitesi per risolverne la crisi.

Di certo il bilancio della Fondazione Arena poteva essere letto ed interpretato dalla dirigenza provvisoria del Teatro, quella facente capo al Commissario Straordinario, con meno ottimismo, soprattutto qualora avesse prevalso la riconferma del filone governativo uscente della città, che ha fortemente sostenuto l'ipotesi della necessità di una privatizzazione della Fondazione Arena per risolverne i problemi, criticando un commissariamento governativo ritenuto strumento inefficace per riequilibrarne i conti e che magari, anche in una Arena privata, avrebbe avuto necessità di individuare i propri manager.

È evidente, ora, come a distanza di un mese, con l'avvenuto insediamento del nuovo sindaco, chiarita la volontà della nuova amministrazione cittadina di andare verso il termine del commissariamento dell'Arena con la conseguente possibilità di costituzione del nuovo Consiglio di Indirizzo di Fondazione che, come primo compito, a sua volta, si dovrà occupare della nomina di un nuovo Sovrintendente, pur riconfermato che sia, sorga la necessità di evidenziare come "tutti" abbiano ben svolto fin qui il loro compitino.

Nel comunicato, del quale sinceramente facciamo fatica ad attribuirne la paternità, dato che, non recando firma di Sovrintendenza o del Sub Commissario Polo, di certo non può essere ricondotto allo stesso Commissario Fuortes del quale ne riporta i commenti al bilancio chiuso, di certo si è voluta evidenziare una situazione positiva che porti a pensare come la Fondazione Arena sia stata incanalata verso la giusta direzione per uscire dalla crisi.

Quasi un invito alla nuova amministrazione cittadina nel guardare, "nel caso", alla stessa squadra in attesa di eventuali riconferme.

Come già qualcun'altro ha tenuto ad evidenziare prima di noi, parte del merito di questo risultato che ha fatto registrare un utile positivo nei bilanci (pari a 367mila euro per il 2016) oramai assente da due anni, deve esser ricondotto a finanziamenti dovuti alla Fondazione dal Comune di Verona ancora negli anni precedenti al 2016, ma versati solo in ritardo e lo scorso anno, e per questo iscritti al bilancio economico deliberato per l'anno di esercizio 2016.

Il dato positivo che invece riguarda i minori costi di produzione, andrebbero più correttamente letti nell'ottica di un Teatro che ha visto chiudere i propri battenti al pubblico per due mesi.

È abbastanza ovvio che l'effetto della menomazione dell'attività produttiva attraverso la soppressione di parte dei titoli in programma per la stagione 2016 (quelli relativi ai mesi di stop dell'attività di ottobre e novembre previsti dal piano) non possano che aver prodotto minor costi di produzione.

Come evidenziare lo sforzo di un padre di tre figli che, per risparmiare e stare dentro i conti smetta di sfamare, far studiare e vestire due figli per due mesi all'anno ed abbandonandoni un terzo per la strada. Grazie! Di certo, il risparmio è assicurato, ma con quali quali conseguenze?

Nello stesso senso forse il risultato positivo del risparmio sui costi di produzione della Fondazione Arena avrebbero avuto una validità se questo si fosse ottenuto pur mantenendo livelli produttivi ed offerta artistica.

Come dire che quest'anno si è risparmiato sui costi del carburante per l'automobile dopo averla lasciata per sei mesi chiusa in garage. Così, alla Fondazione Arena, con la stessa ingenuità si scopre l'acqua calda e se ne assume il merito.

Si può pensare che la sofferta (ma non troppo) decisione di chiudere l'attività del Corpo di Ballo (il terzo figlio) abbia dato i suoi frutti, e che quindi questo non sia stato un sacrificio inutile. Peccato che il Corpo di Ballo sia stato licenziato solo nel gennaio 2017 e che quindi gli effetti di tale sacrificio si potranno valutare solo nel prossimo bilancio.

Una domanda però ci turba, ma se i ballerini hanno continuato a produrre e sono stati a busta paga ed in bilancio per tutto il 2016 ed ancora che questo si è chiuso con un segno positivo, perché allora sono stati licenziati? Non è forse vero che il Teatro poteva reggere economicamente anche senza la mattanza dei tersicorei?

Chi sa se qualcuno avrà mai la decenza di rispondere.

A noi rimane sempre di più la certezza che i ballerini abbiano dovuto assistere alla propria dipartita più per la tutela di integrativi, superminimi, livelli occupazionali in altre categorie più soggette ai rischi delle azioni previste dalla Legge Bray ed occupazione nei livelli amministrativi dei funzionari, piuttosto che per una vera e propria necessità di efficienza gestionale.

Certo! Considerazioni a parte sulle quote comunali giunte opportunamente in ritardo per chiudere un bilancio 2016 in positivo e necessità o meno di lasciare dei lavoratori per la strada, non si può negare che i conti tornino e che comunque si sia potuto registrare un inversione di tendenza almeno per il segno più di un utile di esercizio in conto economico.

Per questo però il merito non può di certo andare ad un Commissario Governativo mandato a sbrigare il proprio compito di levare la polvere sotto i tappeti e lucidare in superficie con minimo sforzo ed impegno, limitandosi a fare ciò che ci sia di più banale, come tagliare, sopprimere e licenziare, piuttosto che impegnarsi a eliminare sprechi, inefficienze, privilegi, rilanciare e perseguire responsabilità gestionali.
Tanto meno il merito può essere attribuito a chi per lui si sia limitato a mettere la firma su ciò che frettolosamente era già stato deciso, come ad esempio le lettere di licenziamento dei ballerini.

Se va trovato un merito ad eventuali risultati positivi è proprio nei lavoratori, soprattutto quelli che lo stesso Fuortes si è dimenticato di ringraziare nei suoi commenti riportati nel comunicato sopra, ossia i ballerini, che "con grande senso di responsabilità hanno sostenuto l'indispensabile azione di risanamento per ottenere importanti risultati" hanno subito, loro malgrado e non difesi da buona parte dei colleghi del loro stesso Teatro, di essere licenziati, di rimanere senza lavoro, di veder sacrificata la propria professionalità frutto di anni di lavoro e dedizione, e di trovarsi senza più quel reddito da lavoratori al pari degli altri su cui avevano contato per poter continuare a sfamare, far studiare, vestire i propri figli.

Bravo Commissario e bravi tutti quanti sulla pelle degli altri si riempiano il petto di medagliette.

La campagna elettorale per l'elezione del nuovo sovrintendente della Fondazione Arena e le riconferme della dirigenza è ufficialmente aperta.

Ortensia Sal
(con la preghiera della massima diffusione)

Rassegna Stampa - 4 agosto 2017


«Non solo gli enti locali ma tutto il territorio latita sul sostegno all’Arena»
Il sovrintendente Polo: nonostante il grande indotto economico le imprese non investono, ci temono come macchina mangiasoldi

venerdì 4 agosto 2017

VERONA «Nessuna novità: che l’anfiteatro romano, proprio in quanto monumento di duemila anni fa, fosse in deroga rispetto a certe norme di sicurezza, lo si sapeva. Ma non ci sono pericoli per gli spettatori». A fugare dubbi sulla situazione di sicurezza dell’Arena di Verona, dopo le osservazioni dei Vigili del fuoco riportate ieri dal Corriere di Verona , è il sovrintendente della Fondazione Arena, Giuliano Polo. «La situazione è assolutamente sotto controllo – precisa – e un progetto di adeguamento, messo a punto di concerto con il Comune e la Soprintendenza, deve essere finanziato. Chiaramente la battuta delle scale non è quella prevista dal piano regolatore e ci sono alcuni problemi da risolvere che riguardano soprattutto gli impianti elettrici, ma saranno affrontati al più presto». Impianti elettrici che sono inclusi anche nei lavori di adeguamento per i quali ha stanziato i fondi la Fondazione Cariverona.

Altro nodo è quello che emerge dall’analisi effettuata dalla Corte dei Conti per l’esercizio 2015: quello di una scarsa contribuzione da parte di enti locali - Comune e Regione – alla Fondazione Arena. «Anche questo è un problema noto e sollevato anche dal commissario governativo», commenta Polo che in altre occasioni aveva già denunciato il problema. «Rispetto all’impatto in termini di attrazione turistica e di indotto che l’Arena ha sul territorio, non solo il finanziamento da parte degli enti locali è molto modesto, ma tutto il territorio è piuttosto assente. Mi riferisco – specifica il soprintendente – all’assenza delle aziende (fatta eccezione per quelle espressamente citate nella nostra campagna di comunicazione), spesso motivata dalla preoccupazione che il nostro ente sia una “macchina mangiasoldi”: non è affatto così. Il nostro è un ente che produce indotto e risultati economici che siamo disponibili a rendere pubblici. Maggiori investimenti pubblici e privati corrisponderebbero a una possibilità di aumento della qualità dell’offerta e anche di un miglioramento strutturale dell’Arena».

Nel frattempo Polo, pur chiarendo che non può ancora osare il bilancio di una stagione in corso, dichiara che «confrontando con lo stesso periodo del 2016, possiamo registrare un notevole incremento, in linea con le nostre previsioni di ripresa. Si tratta di dati che comprendono biglietti venduti e prenotazioni – precisa – e la stagione è ancora lunga, i bilanci saranno dunque da fare alla fine. Intanto registriamo comunque un aumento di interesse verso la stagione areniana, con apparizioni sulla stampa nazionale, con un ritorno sui palcoscenici che ci spettano, cosa che ci fa sentire ottimisti. Abbiamo fatto un grande investimento con la solidarietà degli artisti che hanno dimostrato grande disponibilità accettando anche chiamate all’ultimo minuto. Abbiamo con noi così interpreti straordinari per un risultato artistico con la “A” maiuscola».


Sul tipo di pubblico che frequenta l’Arena, pur non essendo ancora disponibili i dati di questa stagione, il sovrintendente spiega: «Abbiamo un sistema di biglietteria che ci permetterà alla fine della stagione un’analisi puntuale. Di sicuro possiamo dire che l’Arena ha un pubblico molto particolare, costituito non solo da melomani, ma anche da persone che si avvicinano all’opera per la prima volta, cosa da considerarsi non in termini negativi, ma che sta a significare la funzione di avvicinamento a questo genere che svolge la stagione operistica veronese. Un pubblico – ha concluso Polo – costituito in grandissima maggioranza da stranieri, provenienti dal centro e nord Europa soprattutto, e che ha in generale una delle età medie più basse tra i teatri d’opera, intorno ai cinquant’anni».

Camilla Bertoni

Rassegna Stampa - 3 agosto 2017


Arena e norme antincendio Anfiteatro non in regola, ma grazie a un decreto sono autorizzati gli spettacoli
Vie di fuga e scenografie sono i problemi rispetto alla legge del 2011 La proroga scade a ottobre. Tempi lunghi per la messa in sicurezza

giovedì 3 agosto 2017

VERONA Le «grane» sono emerse con il concorso per la copertura dell’anfiteatro, ipotesi finita in cantina con il cambio di amministrazione comunale. Ma, anche senza «cappello», i problemi dell’Arena restano. Lo si può leggere chiaro e tondo in una nota del 2016 del comando provinciale dei Vigili del Fuoco, pubblicata sul sito internet del Comune assieme al bando per l’opera. Un documento datato? Solo dal punto di vista strettamente legale, dal momento che l’obbligo è stato prorogato di anno in anno.

Andiamo per ordine: prima di preparare il bando, la Fondazione Arena ha presentato una relazione tecnica per la prevenzione antincendi, firmata dall’ufficio del conservatore, a capo del quale c’è l’ingegner Sergio Menon, e dal professionista antincendi, l’ingegner Gianfranco Sforni. Si tratta di un documento obbligatorio per la messa a norma dell’anfiteatro, come luogo di spettacoli pubblici ai sensi della legge 151 del 2011. Peccato che questo documento sia stato bocciato – con un parere negativo – dagli esperti del comando dei vigili del fuoco.
Il piano della Fondazione descrive le modalità di accesso del pubblico, i presidi antincendio (con estintori), le misure d’evacuazione in caso di emergenza, la mappa dei depositi per il materiale tecnico, la mappa degli impianti elettrici. Tutto a posto? Pare proprio di no. Tra i rilevi mossi dai vigli del fuoco ci sono alcune carenze. In primo luogo non sono riportate, come richiesto dalla legge, le misure delle larghezze dei vomitori, delle vie d’esodo e delle uscite di sicurezza.

Un altro problema è posto dalle scenografie posizionate all’esterno dell’Arena, una vera e propria attrazione per molti turisti, ma mai criticate, soprattutto dagli esercenti che lavorano sul Liston, come quest’anno. Notano i vigili del fuoco: «Non sono riportate la destinazione e l’occupazione degli spazi esterni a deposito scenografie nel vallo dell’arena lato piazza Bra. Non risultano altresì indicati gli spazi che consentono i pubblico l’allontanamento dall’Anfiteatro», naturalmente una volta che la folla arriva all’esterno del monumento. Il fatto che le scenografie possano costituire in qualche modo un intralcio nelle vie di fuga è confermato poche righe dopo: «Nella relazione tecnica – si legge – viene prevista la presenza, nell’ambulacro esterno lato palcoscenico, di pannelli e materiali scenografici non ammessi lungo i percorsi d’esodo».
L’ultima criticità riguarda sempre i corridoi per le emergenze: nella relazione non c’è evidenza che assicuri un requisito fondamentale: la larghezza mai inferiore a sessanta centimetri nelle zone di passaggio.

Una caratteristica, questa, non scontata in un edificio con venti secoli sulle spalle. Il parere del comando (reca la firma del funzionario istruttore Lorenzo Gambino e del comandante provinciale Michele De Vincentis) è tuttora valido? Di fatto sì, dato che non sono state rese pubbliche ulteriori relazioni da parte del Comune e della Fondazione Arena. Ma questo non significa che, dal punto di vista legale, l’Arena non sia a norma. «Per quanto ci riguarda – precisa il comandante De Vincentis – l’anfiteatro rientra tra quelle che vengono definite “new entry”, ossia nuovi edifici da monitorare ai sensi del dpr del 2011. Originariamente la legge aveva previsto tre anni per l’adeguamento, ma questa scadenza è stata prorogata di anno in anno con il decreto milleprororghe. La prossima scadenza è il 7 ottobre. Se c’è dal lavoro da fare? Certamente: anche se non si può parlare di interventi invasivi, si tratta comunque di qualcosa di impegnativo, come lo spostamento dei quadri elettrici».

Ultima nota sulle scenografie, in questi giorni di caldo eccezionale: per scongiurare il rischio incendi il comando ha disposto, per tutta la stagione lirica, la presenza fissa in Bra di due vigili del fuoco.

Davide Orsato

LA RELAZIONE DELLA CORTE DEI CONTI

«Fondazione, patrimonio scarso.
Comune e Regione? Godono del prestigio ma si sono sottratti al sostegno economico»

VERONA Che aria tira per l’Arena di Verona? Finanziariamente, un po’ migliore. Ma non certo buona. Mentre continua l’estenuante attesa del via libera alla legge Bray (coi relativi aiuti). La Corte dei Conti ha reso nota la relazione di controllo sui bilanci delle fondazioni lirico-sinfoniche. Michele Bertucco (Sinistra e Verona in Comune) rileva che «l’anno di riferimento è il 2015, ossia quello del primo bilancio chiuso dal Commissario Carlo Fuortes con una perdita di 1,39 milioni dopo la disastrosa gestione Girondini che aveva chiuso il 2014 con un buco da 6,2 milioni. E le conclusioni della Corte – afferma Bertucco - preludono ai prossimi provvedimenti che sindaco e giunta comunale saranno chiamati a prendere».


La Corte dei Conti sottolinea soprattutto due temi: lo scarso patrimonio di cui dispone la Fondazione veronese e gli scarsi contributi che ad essa versano il Comune e la Regione. Sul primo versante si sottolinea l’esistenza di «un patrimonio netto inferiore al valore degli immobili conferiti in uso gratuito (fra i quali l’Arena e il Teatro Filarmonico). Esso risulta in ulteriore netta diminuzione (-7,8 per cento) rispetto all’anno precedente a causa del disavanzo d’esercizio registrato nel 2015, mentre il dato del 2013 era stato positivo solo grazie alla contabilizzazione (una tantum) della cessione di ramo d’azienda corrispondente alle attività non artistiche della Fondazione alla controllata Arena extra». Descrizione chiara, che per Bertucco fa «tornare in auge l’ipotesi di conferire nuovo patrimonio comunale (ad esempio gli immobili di Forte Caterina) alla Fondazione Arena, e che inoltre spiegano la prudenza con la quale si sta procedendo alla separazione da Arena Extra che resta in pancia alla Fondazione attraverso quella sorta di giroconto contabile con cui Girondini aveva imbellettato i conti del 2013». Quanto ai contributi degli enti locali, la magistratura contabile non può che rilevare come siano in continua picchiata: il Fus è sceso e sono «quasi irrilevanti – dice la Corte dei Conti - le altre erogazioni pubbliche». Tolte le elargizioni straordinarie una tantum, il Comune di Verona contribuisce con 300 mila euro all’anno, mentre i 600 mila euro stanziati in questi giorni dalla Regione, in realtà sono la metà del milione e 296 mila euro che Venezia aveva dato nel 2014 e ancora meno dei 945 mila euro riconosciuti nel 2015. Con duro cipiglio, la Corte dei Conti tuona che «è da evidenziare il comportamento degli enti locali che, pur beneficiando del prestigio della rassegna lirica veronese, si sono sottratti ad ogni forma di sostegno economico alla stessa». Una tirata d’orecchi abbastanza energica, insomma, cui s’attendono repliche sia da Palazzo Barbieri che da Venezia.

Rassegna Stampa - 2 agosto 2017


I NODI. La Regione riconosce il rilievo della stagione lirica e rinnova il finanziamento. Riunione della Giunta Sboarina

Arena, 600mila euro da Venezia per il rilancio della Fondazione
Il sindaco: «Avviati i contatti con Rfi per la Tav: il central park nelle opere compensative». I biglietti omaggio venduti per beneficenza

mercoledì 02 .08. 2017 CRONACA, p.12

Da Venezia in arrivo 600mila euro per la Fondazione Arena. La Giunta regionale, nella seduta di ieri, ha deliberato, su proposta dell'assessore alla cultura Cristiano Corazzari, di assegnare alle Fondazioni Arena di Verona e Teatro La Fenice di Venezia, delle quali la Regione è socio fondatore, risorse per 1,2 milioni di euro per la partecipazione all'esercizio finanziario 2017. Dopo che il sovrintendente Giuliano Polo ha annunciato il «risanamento», con addirittura un utile di 367mila euro nei conti del consuntivo 2016, arriva quindi un'altra buona notizia per la Fondazione lirica.«Riconoscendo la straordinaria rilevanza dell'offerta culturale in ambito nazionale e internazionale dell'Arena e de La Fenice», spiega l'assessore regionale, «siamo riusciti anche quest'anno a riservare a ciascuna Fondazione la cifra di 600mila euro, che rappresenta un importante aiuto finanziario, soprattutto in considerazione delle gravi difficoltà derivanti dalla forte contrazione delle risorse pubbliche disponibili in questo settore, a causa soprattutto dei continui tagli dei trasferimenti dello Stato». E sottolinea: «Il Veneto è l'unica regione italiana che può vantare la presenza di due Fondazioni liriche nel proprio territorio: due realtà molto diverse tra loro, per la specificità della loro storia e della loro programmazione».

CENTRAL PARK. Intanto, all'uscita dalla riunione di giunta di ieri, il sindaco Federico Sboarina, insieme all'assessore all'urbanistica Ilaria Segala, ha annunciato l'avvio dei contatti con Rfi per la trasformazione in un parco pubblico dell'ex scalo merci della stazione di Porta Nuova. «È uno dei progetti cui teniamo di più e nell'incontro con l'ingegner Facchin, commissario straordinario per il Corridoio 1 dell'alta velocità», afferma Sboarina, «abbiamo cominciato a riprendere in mano la progettualità dell'ingresso in città da nord della Tav, con il raddoppio della linea, progetto collegato a quello della galleria del Brennero, opera sulla quale si indica con certezza l'apertura nel 2026». «In questo ambito», continua l'assessore Segala, «nel masterplan delle opere compensative possiamo ragionare sull'inserimento del Central park allo scalo merci».

TRASPARENZA. Nella riunione di giunta, inoltre, si è parlato della costituzione della Commissione per la trasparenza e la legalità, altro tema forte del programma elettorale di Sboarina. «Già la prima commissione consiliare permanente ha questa delega», spiega il sindaco, che ribadisce la volontà di coinvolgere anche i candidati sindaci degli altri schieramenti eletti in Consiglio.Alla commissione, la giunta vuole, tuttavia, affiancare anche uno speciale «comitato per la legalità e la prevenzione della corruzione» con compiti consultivi, propositivi e di sensibilizzazione sul tema della legalità in collaborazione con l'assessorato alla Cultura. «A questo organismo esterno», fa sapere l'assessore ad Anticorruzione e trasparenza, Edi Maria Neri, «inviteremo a partecipare, ovviamente a titolo gratuito, magistrati in pensione, docenti universitari e personalità con il compito di tenere alta l'attenzione sulle questioni della legalità».


BIGLIETTI. E a proposito di trasparenza, il sindaco Sboarina fa sapere che nella prossima riunione di Giunta sarà predisposta una specifica delibera per l'istituzione di un fondo speciale, dedicato alla lotta alla povertà, con il ricavato della vendita dei 132 biglietti a serata in Arena, in occasione degli spettacoli extra-lirica, finora distribuiti a titolo di omaggio.

Fondazione Arena : Quella presenza per lo meno inopportuna - da Lavoratori&Lavoratrici in Lotta a Verona


FONDAZIONE ARENA
Quella presenza per lo meno inopportuna

Il 21 Luglio si è tenuto un incontro tra il neo sindaco Sboarina e le sigle sindacali. Un semplice incontro formale, ci dicono, teso a fare il punto della situazione e le presentazioni di rito.

Innanzitutto ci preme sottolineare il fatto che, da quello che possiamo considerare un report della situazione attuale, pare che nessuno abbia parlato del riassorbimento del corpo di ballo. Non lo ha fatto il sindaco, che pure in campagna elettorale lo aveva promesso, non ne hanno accennato i sindacati, che non hanno indetto nemmeno un’ora di sciopero prima, durante o dopo il licenziamento dei ballerini. Ci auguriamo che, nei prossimi incontri, le parti si ricordino anche dei lavoratori licenziati!

Inoltre all'incontro, tra gli altri, era presente anche una ex Rsu in quota Uil, che per motivi di privacy chiameremo Antonio, già costretto alle dimissioni per quello che non esitiamo a definire un palese conflitto di interesse.

Infatti Antonio, artista attualmente assunto da Fondazione Arena, risulta nello stesso tempo responsabile del settore “organizzazione e gestione eventi” nel sito della Compagine sociale – Servizi per lo spettacolo, una società che si avvale anche di cooperative di servizi, come ad esempio “La Bersagliera”. Della società in essere siamo venuti a conoscenza proprio nei momenti cruciali della difficile vertenza inerente Fondazione Arena, poco dopo che l’imprenditore Manni aveva dato l’annuncio della creazione della Arena Lirica spa.

Il nostro timore, e quello di molti lavoratori, è che la Compagine sociale serva, nel caso di privatizzazione o “semplicemente” di esternalizzazione del personale, per fornire maestranze ed artisti. In poche parole, la Compagine potrebbe rappresentare il cuore “logistico” dei progetti di privatizzazione, con le inevitabili conseguenze per i dipendenti di Fondazione Arena.

Nonostante la posizione, a tratti paradossale, di Antonio, la Uil a fatica ha accettato il fatto che il rappresentante dei lavoratori minacciati proprio da quei progetti di privatizzazione, sostenuti chiaramente anche dall'ex sindaco Flavio Tosi, si dimettesse ed, in ogni caso, non ha ritenuto opportuno “dimetterlo” dalle cariche dirigenziali che ancora ricopre all'interno di quel sindacato.

Proprio in virtù di tali incarichi pregressi, si giustifica la Uil, Antonio ha potuto partecipare all’incontro, aggirando in tal modo il conflitto di interesse che, a nostro avviso, lo riguarda.

La nostra critica, più che al sindacalista, è rivolta alla direzione della Uil, irrispettosa, in questo caso, dell’interesse dei lavoratori. Niente di illegale, per carità, ma come si suol dire spesso rispetto al mondo della politica, una presenza perlomeno inopportuna.


Ci auguriamo che nei prossimi incontri, e in particolare quelli che riguarderanno future trattative tra sindacati e la direzione di Fondazione Arena, Antonio non sia presente. In caso contrario, saremo ancora qui, a denunciare pubblicamente un conflitto di interesse che, a nostro parere, va sanato.

mercoledì 19 luglio 2017

"ARENA EXTRA, il benservito della FONDAZIONE a GIRONDINI" di Cesare Galla - da Vvox.it


Arena Extra, il benservito della Fondazione a Girondini
Il sovrintendente Polo ha raggiunto l’equilibrio finanziario, anche se il patrimonio resta in passivo. Inquietante la scoperta di Bertucco

mercoledì 19 luglio 2017

Cesare Galla
A norma di statuto, l’amministratore unico di Arena Extra è nominato senza limiti di tempo, fino a revoca dell’assemblea dei soci. Tecnicamente, questo spiega perché il titolare di questo incarico sia tuttora Francesco Girondini, nonostante non sia più sovrintendente di Fondazione Arena (socio unico di Arena Extra) dall’aprile 2016 e nonostante da quasi un mese il suo grande sponsor, Flavio Tosi, non sia più sindaco di Verona.

Diciamo tecnicamente, perché naturalmente esiste sempre il civile istituto delle dimissioni, ma non risulta che Girondini abbia avuto o abbia alcuna intenzione di farne uso. A quanto pare, però, il tempo ormai sta per scadere: secondo indicazioni attendibili raccolte da Vvox, il socio unico a breve convocherà se stesso, per una singolare “assemblea” (le virgolette sono inevitabili, data la situazione) che avrà all’ordine del giorno il benservito a Girondini.

Non è detto che in contemporanea si procederà alla nuova nomina. Il passaggio è infatti delicato, perché esiste una valutazione dell’Anac, l’Agenzia Anticorruzione, secondo la quale il doppio incarico a suo tempo ricoperto da Girondini (sovrintendente e amministratore) avrebbe avuto un qualche profilo di incompatibilità per possibile conflitto d’interessi.

Indicazione singolare, visto che la Fondazione controlla al 100 per cento Arena Extra, ma è chiaro che ora ci si penserà bene prima di proporre per il doppio ruolo l’attuale sovrintendente, Giuliano Polo. Senza contatore che la prossima chiusura del commissariamento (il via libera al prestito agevolato nell’ambito della Legge Bray è ormai imminente) potrebbe portare in tempi rapidi alla ricostituzione del Consiglio d’Indirizzo e quindi alla nomina del nuovo sovrintendente (ruolo per il quale, peraltro, Polo è in pole position).

In attesa degli sviluppi, ancora una volta sale alla ribalta della cronaca l’oggetto misterioso Arena Extra, vero e proprio convitato di pietra della lunga e spesso convulsa crisi della Fondazione, del quale ci siamo varie volti occupati (sia l’anno scorso, che pochi mesi fa). Ad accendere i riflettori (per quanto lo riguarda non è una novità, essendo il tema da lunga pezza un suo cavallo di battaglia) è stato il consigliere comunale di minoranza Michele Bertucco, che tra le pieghe del bilancio di Fondazione Arena ha trovato un accantonamento prudenziale di 1,68 milioni per un per contenzioso tributario in relazione proprio ad Arena Extra.

È l’effetto di un’ispezione della Guardia di Finanza avvenuta nei primi mesi di quest’anno, che significativamente non contesta operazioni recenti, ma punta il dito contro un “affare” che risale a quattro anni fa. Per le Fiamme gialle, infatti, la famigerata cessione dalla Fondazione alla società controllata di costumi, bozzetti e vario materiale d’archivio non fu cessione di ramo d’azienda ma di beni. Operazione quindi da assoggettare a Iva, non a imposta di registro, come invece avvenne.

Al di là dell’aspetto tecnico, colpisce questo ritorno a uno dei momenti cruciali nella storia recente della crisi della Fondazione Arena, avvenuto dopo la stagione del centenario, alla fine del 2013. Molti hanno visto quella cessione come un “maquillage” finanziario per mettere le stampelle a conti che stavano rapidamente peggiorando, grazie a un’iniezione di attivo patrimoniale di almeno 7 milioni, al netto degli ammortamenti. Soldi virtuali, che mai sono passati da Arena Extra alla Fondazione, e sono stati in grado di dare solo un momentaneo ristoro a un bilancio già avviato a precipitare rovinosamente, di fatto rinviando di un anno l’evidenza del crac.

Quella posta (indicata in oltre 12 milioni) rimane da allora nel patrimonio attivo e crea non poche inquietudini per la sua “virtualità”. Non al sovrintendente Polo, che ritiene assorbito dalle manovre iniziate con il piano di rilancio e continuate con la gestione 2016 anche questo elemento, considerato uno degli effetti della crisi. E guarda piuttosto alla possibilità che ora, una volta archiviata l’amministrazione Girondini, Arena Extra diventi davvero il braccio operativo di Fondazione Arena nella gestione dell’anfiteatro, secondo l’idea di riunificazione operativa e perfino artistica a suo tempo lanciata già a primavera dal sovrintendente, nel corso di un dibattito all’Università di Verona.

Polo può vantare l’equilibrio dei conti, ottenuto grazie al piano di risanamento (costo del personale giù di 3 milioni e più) e a una politica di radicale contenimenti dei costi, ma la situazione generale rimane più che delicata. Il debito sta lentamente scendendo (da 28 a 26,6 milioni), è calato fortemente l’indebitamento con le banche (ora di poco superiore a 2 milioni) ma il patrimonio disponibile è sempre fortemente in passivo, né l’utile di 360 mila euro è servito a riportarlo sotto la soglia di – 10 milioni di euro. In queste condizioni, basta un esercizio che non chiuda in positivo per agitare lo spettro di un possibile commissariamento. Ma danno fiducia gli ormai sicuri 10 milioni della Legge Bray, la boccata di ossigeno in arrivo dal Ministero, con FUS aumentato di circa un milione e mezzo e anche la speranza che una cifra analoga arrivi dal Tar, cui la Fondazione si era rivolta per le decurtazioni al FUS del 2014-2015.


Si vedrà. Restiamo dell’idea che prima di nominare Consiglio d’Indirizzo e sovrintendente sarebbe prudente e opportuno attendere la fine della stagione. Questione di un mese o poco più, con il vantaggio di poter ragionare a bocce ferme non solo su quello che è stato fatto, ma anche sui risultati ottenuti.