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domenica 26 febbraio 2017

Dimissioni Sovrintendente Bianchi al Maggio Fiorentino - Rassegna Stampa


Caos al Maggio musicale di Firenze: Bianchi se ne va, Franceschini riveda la legge Bray, la lirica trema

26 febbraio 2017


E’ caos a Firenze in questi giorni per l’uscita (non senza aspre polemiche) di Francesco Bianchi soprintendente del Maggio musicale (nella foto l’Idomeneo di Mozart da www.operadifirenze.it).
Polemiche sui progetti, timori per l’indebitamento che supererebbe i 60 milioni, limiti dell’intervento della legge Bray.

Tremano le altre Fondazioni musicali, a partire da quella dell’Area di Verona, ancora in una fase di passaggio, in attesa anche in questo caso che si acceda pienamente alla Bray. A Verona il commissariamento Fuortes non ha evitato definitivamente tensioni finanziarie, licenziamenti, drastico ridimensionamento del personale artistico. Gli spettacoli sono salvi? Ma a che prezzo. E soprattutto: lo strumento della legge Bray funziona appieno? Credo che il ministro Dario Franceschini debba avviare un cantiere per dare una soluzione forte ai nodi della musica, della lirica, asset fondamentali dell’Italia. Che figura ci facciamo? Dovremmo essere un Paese laboratorio, dare lezioni agli altri. Invece siamo sempre in affanno. Serve un rapporto diverso tra pubblico e privato. Serve un ruolo diverso per i privati. Servono meccanismi che rendano auto-sostenibili i poli musicali che costituiscono una grande attrattiva turistica e culturale verso l’Italia. Facciamo in modo che i grandi investitori globali credano nella musica italiana.

fonte: http://vincenzochierchia.blog.ilsole24ore.com/2017/02/26/caos-al-maggio-musicale-di-firenze-bianchi-se-ne-va-franceschini-riveda-la-legge-bray-la-lirica-trema/?refresh_ce=1



Maggio musicale, il sovrintendente Bianchi lascia l'incarico
Adesso si apre la partita della successione

di LAURA MONTANARI
24 febbraio 2017 - FIRENZE

Quattro anni decisamente intensi, ma adesso Francesco Bianchi lascia. Dopo giorni di voci e indiscrezioni che si sono rincorse ora la notizia è ufficiale: il sovrintendente della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha comunicato "la propria irrevocabile decisione a lasciare l'incarico". Bianchi rimarrà in carica fino al 30 aprile 2017. Lo rende noto la stessa Fondazione. Sono stati anni difficili e anche di scontri soprattutto con i sindacati sul fronte dei conti e del risanamento.

Bianchi, si spiega, ha comunicato oggi la sua decisione al ministro Dario Franceschini e al sindaco di Firenze e presidente della Fondazione Dario Nardella, esprimendo al primo cittadino "e agli organi della Fondazione, ai collaboratori e in modo del tutto speciale all'Orchestra e al Coro la gratitudine per il lavoro comune svolto in condizioni spesso difficili. Dopo quattro anni intensissimi", Bianchi ha manifestato "l'intenzione di tornare a tempo pieno alla propria attività professionale, ritenendo definitivamente avviato il risanamento per il quale era stato chiamato, nonché la ricostituzione di un'operatività della Fondazione degna del rilievo e del ruolo che essa ha nel panorama dell'offerta musicale italiana".

Chi dopo di lui? Ora si apre la partita di chi lo sostituirà. Per ora chi è stato contattato ha detto no grazie e fra questi Carlo Fuortes dell'Opera di Roma o Rosanna Purchia del San Carlo di Napoli. "Per consentire la ricerca e l’affidamento dell’incarico a un sostituto idoneo, nonché per affiancarlo nell’iniziale assunzione della propria attività, il sovrintendente ha aderito alla richiesta del sindaco di posporre al 30 aprile la cessazione dalle proprie funzioni. - si legge ancora nel comunicato - Il sindaco e tutti i componenti del consiglio di Indirizzo e del collegio sindacale della Fondazione hanno espresso al dottor Bianchi il loro apprezzamento per la quantità e la qualità del’impegno costantemente profuso e per gli importanti risultati da lui raggiunti".

Nardella ha sottolineato che sotto la gestione Bianchi la Fondazione ha tra l’altro raggiunto il riequilibrio della gestione, attraverso il conseguimento stabile del pareggio di bilancio, dopo anni di perdite, "ha assicurato il rinnovamento della direzione musicale con la prestigiosa nomina del maestro

 Fabio Luisi, che unitamente alla permanenza del Maestro Mehta assicura al Maggio un futuro di rilancio artistico e di reputation internazionale". Inoltre "ha conseguito l’abbattimento strutturale del livello di rischio legale, sia giuslavoristico sia amministrativo, con la chiusura di pendenze pregresse, anche rilevanti per numerosità e consistenza economica, e la minimizzazione dei rischi su casistiche future".

fonte: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/02/24/news/maggio_musicale_il_sovrintendente_bianchi_lascia_l_incarico-159145712/?refresh_ce




Maggio, il sovrintendente Bianchi lascia la guida della Fondazione
La «decisione irrevocabile» dopo quattro anni alla guida dell’ente. L’addio definitivo il prossimo 30 aprile: il tempo necessario per nominare il successore.

24 febbraio 2017

Francesco Bianchi lascia il ruolo di Sovrintendente della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. A comunicare la «propria irrevocabile decisione di lasciare l’incarico», si legge in una nota diffusa dal Maggio, al Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e al Sindaco di Firenze e Presidente della Fondazione, Dario Nardella, è stato lo stesso Bianchi che ha espresso al «sindaco e agli organi della Fondazione, ai collaboratori e in modo del tutto speciale all’Orchestra e al Coro la gratitudine per il lavoro comune svolto in condizioni spesso difficili». Il Sindaco Nardella, presidente della Fondazione e tutti i componenti del Consiglio di Indirizzo e del Collegio Sindacale della Fondazione «hanno espresso al dottor Bianchi il loro apprezzamento per la quantità e la qualità dell’impegno costantemente profuso e per gli importanti risultati da lui raggiunti».

L’addio a pochi giorni dall’arrivo di Luisi
Dopo quattro anni alla guida dell’ente, dunque, Bianchi lascerà in maniera definitiva l’incarico il prossimo 30 aprile: il tempo necessario per nominare il successore. Il suo addio arriva a pochi giorni dall’arrivo a Firenze del nuovo direttore dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il genovese Fabio Luisi.



Teatro del Maggio Musicale Fiorentino: Francesco Bianchi lascia l’incarico
Cellai (FI), Grassi (Frs-SI), Noferi (M5S), Scaletti (LFV), Torselli (FdI-AN), Amato (AL) intervengono sul cambio al vertice della Fondazione

25 febbraio 2017

Francesco Bianchi, Sovrintendente della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, ha comunicato ieri al Ministro Franceschini, nonché al Sindaco di Firenze e Presidente della Fondazione, la propria irrevocabile decisione di lasciare l’incarico, esprimendo al Sindaco e agli organi della Fondazione, ai collaboratori e in modo del tutto speciale all’Orchestra e al Coro la gratitudine per il lavoro comune svolto in condizioni spesso difficili. Dopo quattro anni, il Sovrintendente ha manifestato l’intenzione di tornare a tempo pieno alla propria attività professionale, ritenendo definitivamente avviato il risanamento per il quale era stato chiamato, nonché la ricostituzione di un’operatività della Fondazione degna del rilievo e del ruolo che essa ha nel panorama dell’offerta musicale italiana. Per consentire la ricerca e l’affidamento dell’incarico a un sostituto idoneo, nonché per affiancarlo nell’iniziale assunzione della propria attività, il sovrintendente ha aderito alla richiesta del Sindaco di posporre al 30 aprile p.v. la cessazione dalle proprie funzioni.

Il Sindaco e tutti i componenti del Consiglio di Indirizzo e del Collegio Sindacale della Fondazione hanno espresso al dottor Bianchi il loro apprezzamento per la quantità e la qualità del’impegno costantemente profuso e per gli importanti risultati da lui raggiunti. Il Sindaco Nardella ha in particolare sottolineato che sotto la gestione commissariale e ordinaria del dottor Bianchi la Fondazione ha tra l’altro raggiunto il riequilibrio della gestione, attraverso il conseguimento stabile del pareggio di bilancio, dopo anni di costanti e rilevanti perdite; ha assicurato il rinnovamento della direzione musicale con la prestigiosa nomina del maestro Fabio Luisi, che unitamente alla permanenza del Maestro Mehta assicura al Maggio un futuro di rilancio artistico e di reputation internazionale; ha conseguito l’abbattimento strutturale del livello di rischio legale, sia giuslavoristico sia amministrativo, con la chiusura di pendenze pregresse, anche rilevanti per numerosità e consistenza economica, e la minimizzazione dei rischi su casistiche future; ha razionalizzato la consistenza organica della Fondazione e degli istituti contrattuali interni, garantendo sia la sostenibilità economica sia una maggiore produttività; ha infine conseguito un risultato senza precedenti in termini di sostanziale azzeramento del debito bancario accumulato negli esercizi precedenti.

“Dopo la Colombo il secondo sovrintendente dell’era renziana fa le valigie. Saranno in pochissimi a rimpiangerlo. Noi – spiegano i capigruppo Cellai (Forza Italia), Grassi (Firenze Riparte a Sinistra-Sinistra Italiana), Scaletti (La Firenze Viva), Torselli (Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale) e Amato (Alternativa Libera) – senz’altro non ne sentiremo la mancanza. Lo abbiamo detto con ogni tono e in ogni sede. L’uomo solo contro tutti, con l’arroganza di chi pensava di non dover render conto a nessuno aveva discusso con il mondo intero: dai supercommissari (Poletti e Sole), alle sigle sindacali, dalle opposizioni politiche ai lavoratori, dal Maestro Mehta alle masse artistiche. Colui che dopo decenni di storia aveva cambiato il nome del Maggio musicale in Opera di Firenze rendendo irriconoscibile La Fondazione Lirico Sinfonica di Firenze, colui che aveva provato a liquidare Zubin Mehta dicendo che serviva un nuovo direttore per il teatro esce di scena. Già era nell’aria dopo che le commissioni cultura e controllo avevano pochi giorni fa approvato all’unanimità una mozione che invitava il consiglio di indirizzo del Maggio musicale e il governo a scegliere non più solo un uomo di conti, ma un uomo di cultura come nuovo sovrintendente. Ma non sono stati solo i disastri di Bianchi sia relazionali che fattivi a determinarne la fuoriuscita. Dal 2014 le occasioni sarebbero state innumerevoli. Sarebbe bastata l’offesa al maestro Mehta, o la gaffe del teatro Goldoni o ancora la mancanza di rispetto di Bianchi verso il compositore Fabio Vacchi, per rimanere su temi culturali, o l’impossibilità ad accedere a qualsiasi atto della fondazione. Il tempismo non è casuale: sarebbe ingenuo pensare che finalmente, dopo 3 anni, il Sindaco Nardella, presidente della Fondazione abbia deciso di allontanare il renzianissimo Bianchi, voluto fortemente prima come commissario e poi come sovrintendente dall’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi per motivazioni solo tecniche. Le motivazioni sono chiaramente anche politiche. Noi – concludono Cellai, Grassi, Scaletti, Torselli e Amato – siamo contenti che l’era Bianchi sia finita e auspichiamo un nuovo sovrintendente all’altezza della grande missione culturale di quello che a noi piace ancora chiamare il Maggio Musicale. Ringraziamo il Sindaco per questa decisione, anche se un po’ tardiva. Ma evidentemente il vento sta cambiando e mai come in questo caso ci sembra di poter vedere il Teatro come il palcoscenico della vita (politica)”.


fonte: http://www.nove.firenze.it/teatro-del-maggio-musicale-fiorentino-francesco-bianchi-lascia-lincarico.htm



Maggio musicale, Bianchi se ne va. Le opposizioni: “Non lo rimpiangeremo”

25 febbraio 2017

“Dopo la Colombo il secondo sovrintendente dell’era renziana fa le valigie. Saranno in pochissimi a rimpiangerlo. Noi – spiegano i capigruppo Cellai (Forza Italia), Grassi (Firenze Riparte a Sinistra-Sinistra Italiana), Scaletti (La Firenze Viva), Torselli (Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale) e Amato (Alternativa Libera) – senz’altro non ne sentiremo la mancanza. Lo abbiamo detto con ogni tono e in ogni sede. L’uomo solo contro tutti, con l’arroganza di chi pensava di non dover render conto a nessuno aveva discusso con il mondo intero: dai supercommissari (Poletti e Sole), alle sigle sindacali, dalle opposizioni politiche ai lavoratori, dal Maestro Mehta alle masse artistiche. Colui che dopo decenni di storia aveva cambiato il nome del Maggio musicale in Opera di Firenze rendendo irriconoscibile La Fondazione Lirico Sinfonica di Firenze, colui che aveva provato a liquidare Zubin Mehta dicendo che serviva un nuovo direttore per il teatro esce di scena. Già era nell’aria dopo che le commissioni cultura e controllo avevano pochi giorni fa approvato all’unanimità una mozione che invitava il consiglio di indirizzo del Maggio musicale e il governo a scegliere non più solo un uomo di conti, ma un uomo di cultura come nuovo sovrintendente. Ma non sono stati solo i disastri di Bianchi sia relazionali che fattivi a determinarne la fuoriuscita. Dal 2014 le occasioni sarebbero state innumerevoli. Sarebbe bastata l’offesa al maestro Mehta, o la gaffe del teatro Goldoni o ancora la mancanza di rispetto di Bianchi verso il compositore Fabio Vacchi, per rimanere su temi culturali, o l’impossibilità ad accedere a qualsiasi atto della fondazione. Il tempismo non è casuale: sarebbe ingenuo pensare che finalmente, dopo 3 anni, il Sindaco Nardella, presidente della Fondazione abbia deciso di allontanare il renzianissimo Bianchi, voluto fortemente prima come commissario e poi come sovrintendente dall’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi per motivazioni solo tecniche. Le motivazioni sono chiaramente anche politiche. Noi – concludono Cellai, Grassi, Scaletti, Torselli e Amato – siamo contenti che l’era Bianchi sia finita e auspichiamo un nuovo sovrintendente all’altezza della grande missione culturale di quello che a noi piace ancora chiamare il Maggio Musicale. Ringraziamo il Sindaco per questa decisione, anche se un po’ tardiva. Ma evidentemente il vento sta cambiando e mai come in questo caso ci sembra di poter vedere il Teatro come il palcoscenico della vita (politica)”.


Rassegna Stampa - 27 febbraio 2016 (il Fatto Quotidiano)


venerdì 24 febbraio 2017

FONDAZIONI LIRICHE, protesta alla Camera con fiati e violini - da Vvox.it


FONDAZIONI LIRICHE, protesta alla Camera con fiati e violini.

23 febbraio 2017


Nessun dorma… a Piazza Montecitorio. Arriveranno in 12 delegazioni, dal Carlo Felice di Genova al Massimo di Palermo, e useranno tutto il fiato che hanno in corpo per farsi sentire fin dentro il Parlamento il prossimo lunedì 27 febbraio mattina. Il loro scopo è difendere le Fondazioni sinfoniche italiane. Hanno deciso di cantargliele e suonargliele, dal Nabucco al Macbeth di Verdi. Fino all’Inno di Mameli, perché in gioco secondo loro c’è il cuore della Costituzione italiana, l’articolo 9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

L’indice e la bacchetta sono puntati contro l’articolo 24 della legge 160 del 2016 che prevede – lamentano – la precarizzazione dei lavoratori delle fondazioni, il declassamento delle stesse, la chiusura temporanea dell’attività con riduzione della programmazione. «Artisti assunti a tempo pieno, già si stanno trovando a 50 anni in part time, come a Verona dove hanno licenziato l’intero corpo di ballo. Mentre chi è a contratto così non riuscirà mai a entrare», spiega Pierina Trivero, corista al Regio di Torino.

Il discorso è ampio. Si va dall'adeguamento degli investimenti per la cultura ai livelli europei (l’Italia è penultima in Ue), al riconoscimento della Musica e della Danza come beni fondamentali per la collettività per la loro funzione sociale e civile (come previsto dall’articolo 1 della legge 800 del 1967), a una maggiore fruibilità dell’offerta musicale per le fasce deboli della popolazione. Al fondo della protesta – spiegando ancora -, la “deriva privatistica” della politica culturale del Bel Paese. I lavoratori del Teatro dell’Opera di Roma e delegazioni dal Teatro Regio di Torino, dal Carlo Felice di Genova, dall'Arena di Verona, dalla Fenice di Venezia, dal Verdi di Trieste, dal Comunale di Bologna, dal Maggio fiorentino musicale, dal San Carlo di Napoli, dal Lirico di Cagliari, dal Petruzzelli di Bari, dal Massimo di Palermo. (ANSA).


Rassegna Stampa - 22/23 febbraio 2017


IL FUTURO DELL'OPERA. Il presidente della Fondazione Cariverona: «Il progetto merita approfondimenti»

Arena lirica ai privati, ok di Mazzucco
«La situazione attuale è insostenibile, quindi bisogna uscirne». «Unicredit? Sì il cda doveva dimettersi»

mercoledì 22 .2. 2017 CRONACA, p. 13

A un anno dal suo insediamento al vertice della Fondazione Cariverona, il presidente Alessandro Mazzucco ha fatto il punto su alcuni temi caldi della città e della finanza parlando ai microfoni di Radio Verona. In particolare, Mazzucco ha confermato il sentimento positivo nei confronti del nuovo progetto per Arena lirica, il progetto per una nuova società proposto dagli avvocati Lamberto Lambertini, Giovanni Maccagnani e dall'imprenditore Giuseppe Manni.«Sicuramente la lirica a Verona si identifica con l'Arena, e il progetto di rilancio deve appartiene alla città e deve essere governato dalla città. Così come in molti settori esistono competenze pubbliche che vengono poi affidate ai privati per la realizzazione manageriale, così anche in questo caso può essere un vantaggio. La proposta di Arena lirica spa è interessante, le soluzioni non sono semplici però, e quindi il progetto è da studiare ma può avere buoni risultati. Di sicuro c'è che la situazione attuale è insostenibile, bisogna uscirne. Il mio pensiero comunque è positivo».
Intanto, il sindacato Fials ha preso visione del progetto, consegnato ai dirigenti sindacali dall'avvocato Lamberto Lambertini.

Mazzucco è tornato anche sulla vicenda dell'aumento di capitale di Unicredit, ribadendo le critiche al consiglio di amministrazione che ha creato la situazione difficoltà e chiedendo discontinuità. «Io sono fortemente convinto, alla luce anche del pronunciamento dell'Ocse, che le fondazioni bancarie devono star fuori dalle banche, tenendo rapporti solo in qualità di investitori finanziari, per ricevere i rendimenti che consentono di avere capitale da erogare per gli scopi istituzionali. Se una banca dà rendimenti positivi c'è la possibilità di mantenere l'azionariato, se non avviene non ci sentiamo vincolati ed esistono altre forme di investimento». Quindi? «Quindi abbiamo maturato nel corso degli ultimi due anni una grossissima perdita come soci di Unicredit e abbiamo ritenuto di seguire aumento di capitale per tentare il recupero della perdita. Confermo che un cda che dava notizie rassicuranti a fronte di quanto è stato scoperto poi che si era sull'orlo del fallimento, in un mondo normale darebbe le dimissioni».


ENTI. Il progetto della spa per gestire il festival

Arena Lirica, il piano piace ma anche divide

giovedì 23 .02. 2017 CRONACA, p. 12

Arrivano altri pareri favorevoli, ma anche distinguo al progetto di Arena Lirica spa proposto dagli avvocati Lamberto Lambertini e Giovanni Maccagnani e dall'imprenditore Giuseppe Manni per rilanciare la lirica. «Mai stato contrario al privato a patto che la governance resti pubblica, con struttura manageriale competente», dice Stefano Bertacco, senatore, di Battiti. «Ma nulla è stato fatto verso i responsabile della conduzione fallimentare della Fondazione». Quanto al progetto, Lambertini riferisce di averne fornito copia «a un ex dipendente dell'Arena, Gianni Grigolato. Mi ha chiesto di farlo avere ai responsabili del suo sindacato, Fials, e gli ho detto che era autorizzato. Disponibili a presentarlo a chi è interessato». Ma Dario Carbone, segretario Fials, dice: «L'unico e univoco soggetto titolato alla gestione della lirica estiva in Arena è per legge la Fondazione Arena di Verona. Smentisco qualsivoglia interesse in qualsiasi progetto di gestione privata».


Prima il turista e poi il cittadino

giovedì 23 .02. 2017 CRONACA, p. 11


A Verona, specie nel centro storico, il commercio ambulante, cioè i banchetti di alimentari e di abbigliamento, si sta sostituendo ai negozi tradizionali che vanno sempre più calando di numero. E se le botteghe stanno sparendo, sono invece in aumento gli alberghi, i bed&breakfast, i ristoranti e i bar. Questo vuol dire che la città è sempre meno dei residenti e sempre più dei turisti. Il fenomeno emerge da uno studio della Confcommercio che ha preso in esame 40 comuni italiani di medie proporzioni tra cui il nostro, ma noi che viviamo la città ogni giorno non abbiamo bisogno di studi per renderci conto che sta diventando altro da quella che conoscevamo. El cavalier Marandèla sostiene che questo è il frutto delle politiche delle varie amministrazioni che si sono succedute negli ultimi decenni. «Assessori ignoranti come sape - dice - hanno stravolto il centro privandolo della sua identità e continuano nella loro opera demolitrice. Strombazzano record di afflussi turistici in occasione delle sempre più frequenti sagre ma tacciono sulla morìa di botteghe, parecchie delle quali storiche, e sul fatto che i veronesi dei quartieri periferici non vadano più in centro, cittadella chiusa dai divieti e dalle maratone, mentre i residenti ne vorrebbero scappare via». El cavalier Marandèla ha il soprannome di Quarantore perché i suoi sfoghi durano quanto la solenne celebrazione liturgica ma spesso non rispetta i tempi, andando oltre. Non credo però che quello che dice sia sbagliato. È vero che c'è più attenzione per il turista che per il cittadino, e il risultato sarà che tra non molti anni il centro farà concorrenza a Gardaland e molti disoccupati - e questo è bene - troveranno lavoro nelle biglietterie. Sempre el Marandèla sostiene che, essendosi abbassata l'età degli amministratori, e purtroppo anche la loro cultura, è venuto meno il patrimonio di conoscenze legate all'anima antica della città e ne sarebbe una prova il fatto che in Arena ci sono ormai più spettacoli di rochettari che opere liriche. Anche qui il Marandèla ha ragione. C'è più attenzione - e, credo, devozione - per Ligabue e Zucchero che non per Verdi e Puccini. Da tempio della lirica l'Arena è diventata sagrestia del pop.

Silvino Gonzato

giovedì 23 febbraio 2017

Lunedì 27 manifestazione nazionale dei lavoratori dell'Opera! Cantare, creare, cultura popolare! - da CLASH CITY WORKERS


Cantare, creare, cultura popolare! Lunedì 27 manifestazione nazionale dei lavoratori dell'Opera!

Lunedì 27 ore 10.00 in piazza Montecitorio saremo in piazza insieme a cantanti, ballerini, sarti, macchinisti, operai delle fondazioni lirico-sinfoniche di tutta Italia. Saremo insieme a tutti quelli grazie al cui lavoro invisibile è possibile quello che viene messo in scena. Spettacoli di grande valore impossibili senza il loro lavoro, senza la loro dedizione e la tradizione che portano avanti.

Saremo al loro fianco per combattere un processo di esternalizzazione e appalto che abbiamo visto moltiplicarsi negli ultimi anni in tutti i servizi pubblici e che ha solo portato a un peggioramento nelle condizioni di lavoro, al gonfiarsi dei costi e a un crescente dispotismo da parte dei dirigenti. Come scriveva qualche tempo fa il Comitato Nazionale delle Fondazioni Lirico Sinfoniche: I teatri appartengono ai cittadini e ai lavoratori, non ai politici il cui compito è quello di garantirne un buon funzionamento attraverso gestioni sensibili e meritocratiche che mirino non solo a perpetrare la tradizione che fonda la nostra identità storica, ma anche a raggiungere le fasce deboli della popolazione, rendendo più accessibili i teatri o mobilitando noi lavoratori nelle scuole, negli ospedali, nelle case di cura, nelle carceri.

E una cultura popolare e accessibile si costruisce a partire dal rispetto e dalla dignità di chi questa cultura la produce!

Per questo sosterremo la loro lotta e le loro richieste:

  • l'abrogazione dell'articolo 24 della legge 160/2016 che prevede la precarizzazione dei lavoratori delle fondazioni, il declassamento delle stesse, la chiusura temporanea dell'attività con riduzione della programmazione, in contrasto con l'articolo 9 della Costituzione

  • l'adeguamento degli investimenti per la cultura ai livelli europei (Italia penultima in Ue)

  • il riconoscimento della Musica e della Danza come beni fondamentali per la collettività in virtù della loro funzione sociale e civile (articolo 1 legge 800/67) e una maggiore fruibilità dell'offerta musicale per le fasce deboli della popolazione

  • un'inversione di tendenza contro l'attuale deriva privatistica in ambito culturale.


Saranno presenti i lavoratori del Teatro dell'Opera di Roma e delegazioni dal Teatro Regio di Torino, dal Carlo Felice di Genova, dall'Arena di Verona, dalla Fenice di Venezia, dal Verdi di Trieste, dal Comunale di Bologna, dal Maggio fiorentino musicale, dal San Carlo di Napoli, dal Lirico di Cagliari, dal Petruzzelli di Bari, dal Massimo di Palermo.


Vi lasciamo con le parole scritte da una lavoratrice del Teatro Regio di Torino, rivolte ai giovani di questo paese.

Cari ragazzi e studenti,
mi chiamo Pierina Trivero e sono una corista del Teatro Regio di Torino.
Assieme a tanti colleghi italiani (coristi, orchestrali, tecnici e ballerini) abbiamo costituito il Comitato Nazionale delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, un gruppo spontaneo che cerca di contrastare la precarizzazione del nostro settore e l'intento privatizzante dello Stato verso la cultura.

Abbiamo organizzato un presidio musicale per lunedì 27 febbraio tra le 10 e le 14 in Piazza di Monte Citorio.
Abbiamo bisogno del vostro aiuto: abbiamo bisogno che voi, le nuove generazioni, sappiate che la cultura, al pari di istruzione e sanità, è un valore fondante della nostra società e non può soggiacere alle stesse regole che governano il settore privato e che hanno come unico fine la massimizzazione dei profitti.
Abbiamo bisogno della vostra partecipazione, di vedervi in piazza al nostro fianco con la vostra energia, la vostra rabbia genuina, la vostra creatività. Abbiamo bisogno di sperare che qualcosa cambi, di resistere alla rassegnazione, di decidere il nostro futuro, di scardinare un diffuso atteggiamento fatalista che ammorba la nostra generazione.

Negli ultimi dieci anni siamo stati colpiti duramente da una serie di leggi penalizzanti e da continui tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo e la situazione ora è molto critica.
All'Arena di Verona è stato licenziato l'intero corpo di ballo, uno degli ultimi rimasti in Italia;19 ballerini, professionisti ad altissima specializzazione, che non sapranno come rivendersi sul mercato del lavoro, dato che lo Stato non vuole riconoscere loro la dignità di professionisti. Sempre a Verona orchestra, coro, tecnici e amministrativi sono costretti a casa per tre mesi all'anno senza stipendio per porre rimedio a una sciagurata amministrazione, il cui enorme debito ricade unicamente sui lavoratori, mentre ogni possibilità di speculazione economica è sfruttata dall'indecente sindaco leghista Flavio Tosi, come dimostra il recente concorso per la copertura dell'anfiteatro scaligero.

Questo per illustrarvi a grandi linee una situazione complessa. Anche al Maggio Musicale Fiorentino, al Comunale di Bologna e al Carlo Felice di Genova la situazione è molto grave, e anche gli altri teatri vivono in situazioni di forte incertezza, come il licenziamento collettivo di coro e orchestra del Teatro dell'Opera di Roma nel 2014, poi rientrato, può ricordarvi.

Siamo arrivati all'ultima frontiera, un punto di non ritorno oltre il quale questa logica mercantile smetterà di essere una misura provvisoria, legata a un momentaneo periodo di crisi, e diventerà il parametro defintivo per l'erogazione dei servizi culturali, così come per l'istruzione e per la sanità.

Speriamo di vedervi numerosi il 27 febbraio in Piazza Montecitorio, dalle ore 10 alle ore 14, per manifestare assieme.

Non esitate a chiamare per qualunque informazione.

"Salviamo la Danza! Balletto, Arte unica da sostenere per sue capacità di comunicazione" - da SIPARIO.IT


Salviamo la Danza!
Balletto, Arte unica da sostenere per sue capacità di comunicazione.


di Mario Mattia Giorgetti - 20 febbraio 2017

Il movimento di protesta che si è sollevato intorno al caso della chiusura del Corpo di ballo dell'Arena di Verona mette in evidenza l'ignoranza delle persone preposte alla tutela degli Enti Lirici. Ignoranza che non solo crea danno alle persone coinvolte, ma crea danno anche alle capacità di comunicazione senza confini che ha in sé l'Arte della Danza, e che può diffondere nel mondo la nostra cultura, essere veicolo di fratellanza tra i popoli.
Da tempo si assiste a questo massacro: tagliare il Balletto per far quadrare i conti degli Enti Lirici favorevoli solo verso il melodramma, che non ha le stesse capacità di comunicazione del balletto.
Perché questa discriminante?
Non solo gli addetti ai lavori dovrebbero protestare, ma anche lo stesso pubblico italiano e straniero che frequenta quest'Arte e può conoscere storie che altrimenti rimarrebbero appannaggio dell'oblio. Lo invitiamo a farlo.
E poi non ci dobbiamo meravigliare se molti talenti se ne vanno a lavorare in altri Teatri del mondo, svuotando il nostro patrimonio di artisti. Ci permettiamo di illustrare velocemente a questi "ignoranti" cosa rappresenta il balletto.
Il balletto è un'arte che si fonda sul movimento del corpo, con tutte le variazioni possibili, secondo un codice definito, o inventato, basandosi su ritmi musicali; è finalizzato a raccontare delle storie, a meno che non sia danza astratta fine a se stessa; ma solitamente invia un messaggio con un contenuto a chi lo osserva e lo interpreta, decodificandolo poi con la propria capacità fantastica, la propria conoscenza del linguaggio, della propria cultura, e, sopratutto, della propria sensibilità.
Si tratta di un'arte combinata tra gestualità e musica, ma sempre per raccontare qualcosa che faccia appello ai sentimenti tutti che la storia traccia nello spazio di un palcoscenico.
È un arte senza confini, che può essere recepita a qualsiasi latitudine, proprio perché appartiene al linguaggio del corpo che tutti abbiamo e conosciamo, e non a valori semantici affidati al suono, come le parole, che fanno la differenza tra i popoli.
Ma proprio per la sua capacità di sconfinare in qualsiasi area geografica, assume un grande valore, e quindi una grande responsabilità di comunicazione. Per assurdo, possiamo avere anche una danza priva di musica, che viene definita pantomima, ma comunque sempre ai segni del corpo si affida e agli oggetti che entrano nel gioco della narrazione.
Il balletto sopravvive nel tempo quando racconta storie universali che appartengo alla vita degli esseri umani, e ogni coreografo può metterci tutta la propria fantasia, ma tesa sempre a raccontare la storia, se così non fosse tradirebbe lo scopo del balletto. Proprio perché il balletto va oltre i confini, parla ai sentimenti con immagini, movimenti, metafore simboliche chiare, lo ripetiamo, ha una grande responsabilità e un grande valore che merita di essere sostenuto con ogni sforzo.

Ed è per questo che solo a corpi raffinati, allenati agli sforzi, all'energia dei soggetti che lo vivono, può essere affidato, poiché si tratta di una disciplina che si consegna alla bellezza, alla giovinezza; e alle capacità di giovani che vivono di movimento e musica.

martedì 21 febbraio 2017

Fondazione Arena: Sindacati e lavoratori preoccupati per il ritardo della "Bray" chiedono al Comune di accelerare i tempi sui chiarimenti chiesti dal Ministero su Arena Extra e Museo AMO - Rassegna Stampa - 21 febbraio 2017


Arena, i sindacati al consiglio comunale «Amo ed extra lirica, bisogna fare in fretta»

martedì 21 febbraio 2017

VERONA - Tre sono gli approfondimenti che Gianluca Sole, commissario straordinario del governo per le fondazioni liriche, ha chiesto a Fondazione Arena: chiarimenti necessari per poter accedere alla legge Bray. E su quegli stessi tre punti (la convenzione per l’uso dell’anfiteatro tra spettacoli di lirica ed extra lirica, i bilanci di Arena Extra e il Museo Amo) le organizzazioni sindacali, ieri, hanno chiesto aiuto al consiglio comunale. I rappresentanti dei sindacati, infatti, hanno incontrato i capigruppo di Palazzo Barbieri con il preciso intento di chiudere al più presto la partita della legge Bray. I 10 milioni di euro stanziati dal relativo fondo, infatti, sono vitali per la fondazione, ma non potranno arrivare finché il ministero della Cultura non avrà approvato la domanda e il piano di risanamento. Perciò sui tre punti, che sono di competenza comunale, i sindacati chiedono uno sforzo a Palazzo Barbieri: «La stagione estiva senza quei milioni è a rischio», hanno ribadito.

Samuele Nottegar



FONDAZIONE ARENA. I lavoratori sentiti dalla commissione comunale

Il Pd: «Il Museo Amo perde troppo, facciamolo valorizzare dalla Fiera»

martedì 21 .2. 2017 CRONACA, p.12


Tempi certi sui finanziamenti legati legge Bray e chiarezza da parte del Comune su Arena Extra, Amo e patrimonializzazione: sono le principali richieste dei lavoratori della Fondazione Arena sentiti ieri in Commissione Cultura a Palazzo Barbieri.«Se sulla prima questione i giochi si svolgono lontano da Verona (ma abbiamo già chiesto che il Sovrintendente Polo ci aggiorni sulla trattativa per lo sblocco dei finanziamenti della Bray)», dicono i consiglieri comunali del Pd Luigi Ugoli ed Elisa La Paglia, «la politica locale è chiamata a impegnarsi coralmente nella costruzione delle migliori condizioni possibili per il risanamento e il rilancio del nostro teatro lirico. Per esempio le serate extralirica, che da elemento accessorio e di supporto anche finanziario hanno ormai sviluppato una propria fisionomia autonoma, praticamente pareggiando (talvolta ostacolando) gli spazi dedicati alla lirica in Arena e, quel che forse è anche peggio, senza produrre alcun ritorno economico significativo a vantaggio della Fondazione. E poi il museo Amo, cronicamente in perdita, per cui abbiamo proposto sia la Fiera a prendersi il compito di valorizzarlo. Per la patrimonializzazione dell'ente, che riceverebbe un grande beneficio, anche logistico, con l'acquisizione dell'immobile attuale sede della Prima Circoscrizione. Su questi punti è il sindaco che deve chiarire, a partire dalla rimodulazione della convenzione per l'uso dell'anfiteatro».

lunedì 20 febbraio 2017

"Fondazione Arena: Passo d'addio" di Marco Fagioli - da Radio Popolare Verona FM104 (English version)

Riportiamo dal sito di Radio Popolare Verona FM 104, una lucida analisi di uno dei ballerini della Fondazione Arena recentemente licenziato per effetto della procedura di licenziamento collettivo aperta dal Teatro e che ha riguardato tutti i lavoratori del Corpo di Ballo.


FONDAZIONE ARENA: PASSO D'ADDIO

Riceviamo da Marco Fagioli, uno dei ballerini licenziati per la chiusura del Corpo di ballo di Fondazione Arena, un lungo e articolato contributo, una cronistoria delle vicende che hanno segnato il destino della Fondazione Arena.

La Fondazione Arena di Verona si affaccia al 2017 dopo aver affrontato, nel corso dell' anno appena concluso, un gravissimo e violento attacco da parte delle istituzioni locali e nazionali. Il tentativo è stato quello di forzare la dismissione della Fondazione, a favore dell' istituzione di un progetto che avrebbe previsto il solo allestimento del Festival estivo, sostenuto unicamente da fondi privati.

Per comprendere meglio la questione occorre andare con ordine

Si può individuare come punto di partenza le linee ministeriali dettate dall'allora Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi che coadiuvato dal Commissario Straordinario per le Fondazioni Lirico Sinfoniche, Salvatore Nastasi, dichiarano che non è più sostenibile il mantenimento di 14 Fondazioni con i fondi del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo). Non solo, introducono il concetto di Teatro-Azienda, con i necessari vincoli di bilancio e la necessità di attenervisi. Da allora, nonostante i cambi di governo, la linea non è mai cambiata: il punto di arrivo deve essere la dismissione delle Fondazioni, eccezion fatta per il Teatro alla Scala e l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Nello specifico la Fondazione veronese viene affidata allo scopo di contenere i costi, a Francesco Girondini, nella veste di Sovrintendente. Francesco Girondini, favorito dal Sindaco e Presidente della Fondazione Flavio Tosi, inizia il suo primo mandato nel 2008 e successivamente, sotto la supervisione di Salvatore Nastasi, istituisce Arena Extra, società partecipata della Fondazione Arena, di cui è Presidente unico.

Scopo di Arena Extra sarebbe dovuto essere l'organizzazione degli eventi extra lirici previsti nell' anfiteatro Arena durante il periodo estivo contestualmente al Festival Lirico. Per anni la situazione sembra essere sotto controllo, o almeno così dichiara il Sovrintendente, tanto che nel 2013 rinuncia alla richiesta di adesione alla legge 112, detta Bray, dal nome dell' allora Ministro del Mibact, sotto il governo Letta.

La legge Bray prevede un fondo rotativo a tassi agevolati alle Fondazioni che ne avessero fatto richiesta, a fronte di un piano di rientro del debito che preveda sì un contenimento dei costi, ma anche un incremento della produttività per un triennio. Nel caso in cui fossero necessari tagli al personale, questi avrebbero dovuto essere individuati in prima istanza nel personale tecnico amministrativo, mentre per le masse artistiche si parla genericamente di “razionalizzazione “.

Richiedono l'adesione alla legge Bray la maggior parte delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, tutte in evidenti difficoltà economiche.

Nel Settembre del 2015, mentre il Teatro si trova in tournée in Oman, lo scenario cambia completamente. I lavoratori apprendono dagli organi di stampa che la Fondazione ha accumulato negli anni un debito che oscilla tra i 24 e i 30 milioni di euro e si è affidata alla società KPMG per la realizzazione di un piano di rientro del debito, piano che prevede, tra le altre cose, una drastica riduzione del personale a termine, fondamentale soprattutto nella stagione estiva, la riduzione della stagione invernale e la chiusura del Corpo di Ballo, quest'ultimo punto vecchio pallino del Sindaco Presidente Flavio Tosi.

Al rientro dalla tournée, con la ripresa della stagione invernale, inizia un violento braccio di ferro tra i lavoratori e l'amministrazione della città, che culmina a Novembre con la sospensione arbitraria del contratto integrativo aziendale da parte della Direzione del Teatro e l'occupazione, durata poi quattro mesi, da parte dei lavoratori. Alla fine di dicembre la questione della Fondazione Arena è diventata un caso di politica cittadina e, dopo alcuni consigli comunali straordinari, con conseguenti interrogazioni del Sovrintendente e del Sindaco sulla gestione della Fondazione, il Consiglio di Indirizzo decide di presentare al Ministero la richiesta di adesione alla legge Bray, con ormai due anni di ritardo rispetto alle altre Fondazioni.

Nel corso dei mesi particolarmente grave si presenta la questione del Corpo di Ballo, la cui chiusura pare essere il punto più caro al Presidente Tosi, che ha di fatto esautorato il Sovrintendente e si occupa ormai in prima persona della vicenda areniana. “Il Corpo di Ballo non ha più senso”: questo il leit motiv del Sindaco per cancellare più di trent'anni di storia della danza a Verona.

Gli attacchi mediatici ai lavoratori della Fondazione si fanno sempre più violenti da parte del Sindaco (notevole quando furono accusati di sciacallaggio per aver esposto la bandiera Francese dopo l' attentato terroristico che sconvolse Parigi). I punti salienti erano, al solito, i presunti privilegi di cui i lavoratori godrebbero, responsabili, a detta del Sindaco, della grave crisi economica in cui versa la Fondazione.

La situazione sembra cambiare nel Febbraio del 2016 quando arriva a Verona, con il ruolo di Direttore Operativo, Francesca Tartarotti. I lavoratori, su insistenza anche delle organizzazioni sindacali, sgomberano i locali della Fondazione che occupavano da Novembre, dimostrando di essere pronti a fare un passo indietro in favore della trattativa che si aprirà a breve per la riorganizzazione del Teatro in vista della Bray e la ridiscussione del Contratto Integrativo Aziendale.

Ad Aprile un'ipotesi di accordo viene raggiunta tra le organizzazioni sindacali e la Fondazione. Tale accordo viene sottoposto all' approvazione della assemblea dei lavoratori, che però lo boccia, non avendo riscontrato in tale accordo segni di discontinuità con il recente passato e soprattutto la completa assenza di presa di responsabilità da parte della Direzione del Teatro per la grave situazione di crisi in cui versa la Fondazione veronese, crisi che invece grava unicamente sulle spalle dei lavoratori.

Alla notizia della bocciatura dell'accordo il Sindaco, in qualità di Presidente della Fondazione Arena, scioglie il Consiglio di Indirizzo e richiede al Ministero la Liquidazione Coatta Amministrativa della Fondazione.

Il Ministro Franceschini, ora coinvolto direttamente e chiamato a riferire alla Camera, opta invece per il Commissariamento e individua in Carlo Fuortes, già Sovrintendente alla Fondazione del Teatro dell'Opera di Roma, colui che dovrà occuparsi di assicurare l'allestimento dell' imminente stagione estiva e di traghettare la Fondazione Arena nel regime della legge Bray.

A questo scopo stila un ulteriore piano di rilancio da presentare al Ministero e questa volta la scure è ancora più pesante e prevede addirittura la chiusura di tutto il Teatro per un periodo di due mesi all' anno per tre anni, il taglio del personale a termine, la ridiscussione del Contratto Integrativo e “ naturalmente “ la chiusura del Corpo di Ballo, che nel frattempo ha rimpinguato le sue fila grazie alla vittoria, da parte dei lavoratori di una decina di vertenze che si sono risolte con la trasformazione dei contratti a tempo indeterminato. Da specificare che questo ultimo punto è stato inserito unilateralmente nel piano e senza alcun accordo sindacale.

In questo clima di calma apparente si tiene, senza troppi intoppi il Festival Lirico, che riscontra, alla fine dell' estate, risultati che si possono definire positivi.

Ad Agosto, però, un' altra tegola si abbatte sui lavoratori: la legge 160.

Promulgata dal Ministero agli inizi del mese e approvata in tempi brevissimi, la legge pare creata col preciso scopo di limare quei punti del piano Fuortes che parevano stridere con l' approvazione per l'accesso al fondo della precedente legge Bray. Inoltre prevede, in caso di mancato pareggio del bilancio entro il 2018, il declassamento delle Fondazioni Lirico Sinfoniche allo status non meglio precisato di Teatri d'Opera, alla perdita dei fondi del FUS, all'obbligo di ridurre la produzione e alla possibilità di trasformare arbitrariamente i contratti dei dipendenti da tempo indeterminato a part time di tipo verticale. Da notare come il tentativo di trasformazione del contratto dei dipendenti era stato già fatto a giugno da Fuortes a Verona, in sede di discussione del piano, tentativo poi rientrato e sostituito dall' accesso ai fondi del FIS, usati dalla Fondazione in sostituzione degli ammortizzatori sociali per i mesi di sospensione dell' attività, ammortizzatori sociali che non sono previsti per i lavoratori dello spettacolo.

Con l'autunno del 2016 e il Teatro in regime di sospensione dell' attività, si avvia  l'ultimo atto dell' esistenza del Corpo di Ballo, per il quale, ai primi di ottobre si apre la procedura di mobilità.

Viene nominato, direttamente dal Ministro, su indicazione di Carlo Fuortes, un nuovo Sovrintendente, Giuliano Polo, ma la direzione della Fondazione Arena nei confronti del Corpo di Ballo non cambia. A nulla valgono le numerose proposte fatte dai lavoratori e dalle OOSS. Il 31 dicembre 2016, dopo i 75 giorni previsti per la trattativa in sede aziendale e provinciale, questa si chiude con un mancato accordo: la Fondazione Arena di Verona procederà entro 120 giorni al licenziamento dei tersicorei, prima tra le Fondazioni Lirico Sinfoniche a cessare un intero settore artistico attraverso la 223, per dismissione di ramo d'azienda.

Fin qui la cronaca di quanto avvenuto nell' ultimo anno, quanto impegno sia stato profuso dallo Stato per colpire al cuore uno dei più grandi teatri lirici al mondo. Quello che avrebbe dovuto essere uno dei fiori all'occhiello della cultura del nostro paese esce moribondo e menomato dallo scontro con chi avrebbe avuto il dovere, anche istituzionale, di tutelarlo.

Considerazione a parte per il destino del Corpo di Ballo

*Marco Fagioli è uno dei
ballerini licenziati a causa
della chiusura del Corpo di
ballo di Fondazione Arena
Da sempre vittime designate dei Teatri in difficoltà, siano queste vere o fittizie, l'atteggiamento tenuto nei confronti dei Corpi di Ballo e dei danzatori è indice di quanto in Italia la politica e la società sia ignorante di quest' arte, che considera da sempre subalterna e accessoria alle altre masse artistiche, senza mai considerare davvero quanto invece la danza possa apportate ai teatri in termini di botteghino e fidelizzazione del pubblico. In Italia pare vigere un regime di persecuzione dei Tersicorei, specie di coloro che hanno osato avere un contratto a tempo indeterminato e percepire uno stipendio. Gli anni di studio dedicati a quest' arte non vengono minimamente presi in considerazione, tantomeno l'alta specializzazione dei danzatori, che spesso vedono la loro carriera costretta a dirigersi fuori dal proprio paese. La mentalità stessa dei giovani danzatori si forma con l'aspirazione massima di poter lavorare fuori dall' Italia solo per vedere riconosciuta la dignità del proprio mestiere. Non solo i grandissimi artisti della danza si sono affermati all'estero, prima di essere riconosciuti in patria, ma anche e soprattutto le centinaia di professionisti che svolgono il loro lavoro quotidianamente e ad altissimi livelli di professionalità e artisticità.

Uno Stato che ignora tutto questo è culturalmente criminale, non meno dei terroristi dell' Isis che distruggono tutto ciò che in medio Oriente esuli dalle loro folli idee.

Se questa è l'idea che l'Italia ha della danza e dei danzatori, allora significa che questa Italia non merita i danzatori che ha.

Marco Fagioli*
Comitato Opera Nostra – Fondazione Arena Bene Comune

fonte: http://www.radiopopolareverona.com/old/?q=content/fondazione-arena-passo-d%E2%80%99addio

English version

The Arena di Verona Opera House Foundation, look out to the 2017 after dealing, during the past year, a serious and violent attack from the local and national institution. The attempt was to force dismissing of the Theatre and help a project that want to stage just the Summer Opera Festival, supported just whit private founds.
For a better understanding of  the situation, we need to begins whit order.
WE can recognize as a starting point, the leading line of the Minister of Culture and Arts Sandro Bondi, around 2010,and his Supervisor for Opera Foundation, Salvatore Nastasi, that says the is impossible, for the Government, to support 14 Opera Foundation by the FUS ( Found Unique for Performing Art). More, they introduce the concept of “Theatre as a Company”, whit the necessary budgetary constrains. Since then, despite a lot of changes in the Government, the ministerial lines never changes: the goal have to be the decommissioning of Opera Foundations, except Teatro alla Scala  and Accademia di Santa Cecilia.
In particular, the Arena di Verona was lead by Francesco Girondini as Superintendant. Francesco Girondini, supported by the Major and President of the Theatre Flavio Tosi, was entrusted in 2008 and after that, under the supervision of Salvatore Nastasi, he establishes the Arena Extra Corporate, subsidiary company of the Arena Foundation, with Girondini as the chairperson.
The purpose of Arena Extra should has been the staging  of extra lyrics events during the summer season in the same period of the Opera Festival. In the following years, the situation seems to be under control, as in the Girondini’s declarations, in fact in 2013 he renounces to ask the benefit of the 112 law, called “Bray” law (the name is taken from the surname of the promoter, Minister Massimo Bray).
The Bray Law consists in a credit given to the Foundations , conditioned by  a debt rescheduling plan that consists first in a limitation of the costs but also in a relaunch in terms of productivity and artistical offer in a period of three years. In the necessity of a human resources’ reduction, this option would be operated catching in the technical and administrative corporation, as a first approach;  for the artistic masses the law considers generically a “rationalization”.
At this point, the majority of the Italian Opera Foundations (all in evident economic crisis) requests to adhere.
In September 2015, during a tournée in Oman of the Arena di Verona, the scenario totally changes. The workers read in the newspapers that their Foundation has accumulated a huge debt, the goes from 24 and 30 millions of euro, and has designated KPMG (an Audit, Tax and Advisory services’ company) to realize a debt rescheduling plan that considers a drastic cut of the extra workers (essential personnel for the summer season, the reduction of the winter season offer and the closure of the Ballet company (as always desired by the Major Flavio Tosi, President of the Arena Foundation).
As the tournée ends, the winter season restarts with a strong struggle between the Foundation workers and the Verona administration, that has his most important point in November, with the  suspension of the integrative agreement between workers and Foundation, operated by the Theatre management. At this point the workers decide to occupy the direction offices as a form of protest and this lasts 4 months.  This occupation garners the attention of the politicians and after some meetings in the Town Hall, the management decides to adhere to the Bray facilitation (with a delay of 2 years comparing to the other Foundations).
In the following months, the position of the Ballet company grows worse even because the Major Flavio Tosi  does his best to close it. He dismisses the superintendant Girondini and gets involved  personally in the facts of the Arena. “The Ballet Company has no sense anymore in a Theatre” is the leitmotiv that he repeats as a lullaby to support his purpose of deletion of more than 30 years of Ballet in the roman Arena.
The media attacks of the Major against the Arena workers become more and more violent (even in the occasion of the Paris terrorist fasts, when a flag is exposed out of the offices for compassion, the Major points to the workers and defines them “profiteers”).
The circumstances seem to change with the arrival of a new Operational Manager, Francesca Tartarotti, at the beginning of February 2016. The workers leave the occupied offices of the management, in agree with the Labor Unions, after 4 months. This should has been considered the proof of the wish to conclude an agreement between the parts.
In April, as in the wishes, in effect an hy              pothetical  transaction is near but, at the votes, it is refused by the workers as not clear, not effective, with no new proposals nor any concrete renewal idea. The management, as usual, seems to undertake the situation and justify itself. The workers are the only ones that have to pay for the crisis.
As a consequence of the missed agreement, the Major of Verona (and President of the Arena di Verona Foundation) asks to the Italian Government to declare the bankruptcy of the Theatre.
Dario Franceschini, Italian Minister of the Arts and Culture, now directly involved in the affair and forced to report to the Deputy Chamber, decides for the compulsory administration of the Theatre and designates Mr. Carlo Fuortes (Superintendant of the Rome Opera House) as the commissioner that will have  to prepare the summer season and help the Foundation to have the requirements to benefit of the Bray law.
For this purpose, he prepares a brand new ministerial plan for the recovery of the Theatre,  in which the conditions are worst then even: the forced stop of the productions and relative salaries for 2 months every year for 3 years, the cut of the extra workers, the reduction of the salaries and “obviously” the closure of the Ballet company (that in the meanwhile has 10 elements more, due to the win of legal actions done by some dancers).
The death of the Ballet Company was ordered unilaterally by the management, without any agreement with the Labor Unions of the workers.
In this apparently quiet mood, the Lyrical Festival goes on without any obstacle, with, at the end of the summer season, a good profit in terms of public and cash.
But a new nightmare is behind the corner: a new law, n. 160, is promulgated.  This new regulation is about the relegation of the Lyrical and Symphonic Foundations to a status of Opera Theater, that means no government funds, reduction of productivity and part-time workers instead of full-time. A little more than a little country theatre. Seems to be the perfect time for the perfect law: Arena di Verona crisis and a brand new law that helps to reduce the difficulties to obtain the Bray benefits.
Autumn 2016: the production is suspended and the process for the dismissal of the Ballet Company starts.
A new technical figure arrives: the Superintendant Giuliano Polo. He is the new individual in charge of the Italian Government to SAVE the Arena of Verona.
The behavior regarding the Ballet doesn’t change at all. Several propositions are made by the dancers and the Workers Units without any success (even the idea of a Ballet of the North of Italy that could work in many Italian theaters that has no local dancers and that seemed a good idea also to the owners). None pays attention.
So we arrive to the 31st of December, when the negotiation ends with a missed agreement, another time, and the end of the discussions’ table. The Ballet Company is given up for dead. Every single dancer is fired, the rehearsal locals closed. The Arena of Verona is the first Theatre to close an entire artistic branch. One of the most Theaters in the World is shut in the hearth. One of the flagships of the culture of our Country has been maimed by the ones that should have been the institutional guardians.
A consideration about the dancers, dance and Ballet in Italy: from a long time they are the intended victims of the Theatres’ managements in difficulties. The attitude to Dance, in our Country, is a reflex of a deep ignorance of the Institutions and of the entire society about this Art form. Dance has always been considered less than the other arts, without considering the strong importance of it in terms of earnings and customer loyalty. We have the impression that in Italy persists a regime of persecution against the dancers, especially the ones that had the fortune to transform a passion in a real job, with a real salary. The work and sacrifice and pain to achieve the technique, the perfection of the movements mean years of study and preparation. Nothing is left to improvisation and a daily engagement is needed. The dancers are highly specialized workers frequently obligated to expatriate in other Countries to increase their careers.
The mentality of the young dancers develops with the maximum aspiration to work out of Italy, where the dignity of this work is well appreciated. Not only the great Italian etoiles have asserted themselves abroad, before having been recognized in their Country, but also the hundreds of professionals that work every day at the higher levels of artiness.
A Nation that ignores these facts is culturally guilty, at the same level of Isis, with the same destructive approach.
If this is the idea that Italy has regarding Dance and dancers, this means that Italy doesn’t deserve the dancers it has.