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venerdì 8 dicembre 2017

Fondazione Arena: Toto nomine per Cdi e Sovrintendenza - Rassegna Stampa - 3 dicembre 2017 (Corriere di Verona)


Arena, da Orazi a Meli e Terracini Sovrintendenza, primi curriculum
Polemici i tosiani sull’extra lirica: «Ma qual è il ruolo di Mazzi?»

3 dicembre 2017

Le nomine: Il nuovo Consiglio di Indirizzo della Fondazione Arena sarà composto dal presidente (il sindaco) e altri 4 membri: uno per il Comune, uno per la Regione (Maistrelli, c’è già) e uno per il governo

L'Anfiteatro - L'ultimo allestimento del Nabucco in Arena
durante il festival lirico estivo (archivio)
Ore febbrili in Fondazione Arena. Palazzo Barbieri ha annunciato che il nuovo Consiglio d’Indirizzo è praticamente fatto: i due rappresentanti del Comune sono già stati scelti dal sindaco, hanno dato il loro assenso e saranno nominati prima del 23 dicembre (scadenza di mandato del sovrintendentecommissario, Giuliano Polo). Per la sovrintendenza, gran favorito lo stesso Polo, con Cecilia Gasdia direttore artistico. Ma per il primo e più importante incarico sarebbero disponibili anche altre candidature. Con curriculum di rilievo. Ci sarebbero tra gli altri quelli dell’ex sovrintendente areniano Claudio Orazi (2002-2008), dell’ex sovrintendente della Scala di Milano Mauro Meli, del direttore artistico dell’Opera Australia, Lyndon Terracini.

E intanto è polemica anche sull’extra lirica. Risultano già in arrivo Claudio Baglioni in aprile, Jovanotti e Sam Smith in maggio, i Deep Purple il 18 luglio. "Il sindaco aveva promesso che luglio e agosto sarebbero stati riservati solo all’opera lirica – ricorda il capogruppo tosiano Alberto Bozza – ma non ci pare s’intenda mantenere la promessa. E poi – aggiunge – piacerebbe sapere chi stila questo cartellone: ormai da più fonti ci giunge notizia che Gian Marco Mazzi (l’ex direttore artistico del Festival di Sanremo che già collaborava con Girondini agli albori di Arena Extra ndr) da tempo stia incontrando i vari produttori  artisti nazionali e internazionali, di spettacoli proprio sulla programmazione in Arena. Ma che ruolo ha Mazzi? Qual è l’incarico che ha ricevuto? E quando Mazzi incontri i produttori per parlare di produzioni o spettacoli in Arena e a Verona il Comune è tutelato da un patto di riservatezza? Su questo – conclude Bozza – chiederemo lumi nelle apposite sedi».

Sul tema interviene anche Michele Bertucco, secondo il quale «l’indicazione del rappresentante comunale nel Consiglio di Indirizzo deve seguire criteri di reale competenza e professionalità e non cedere, come ha già fatto la Regione, ai soliti criteri di fedeltà politica. Per quanto riguarda il sovrintendente, - afferma Bertucco - il metro di paragone è dato dai risultati già ottenuti dal sovrintendente Polo che ha saputo risollevare la Fondazione dall’azione demolitoria di Tosi e Girondini».

Lillo Aldegheri

venerdì 24 novembre 2017

I TEMPI LUNGHI DELLA POLITICA PARTORIRANNO I SOLITI CAMERIERI? - Comitato pro Fondazione Arena

Sinceramente vorremmo dire che tutta questa lunga (troppo lunga) esitazione nel dare una nuova guida chiara e forte alla Fondazione Arena non ci piace, perchè ci fa pensare male, che alla fine il risultato non sia quello che avremmo tutti ragione di aspettarci, cioè un forte rilancio della Fondazione Arena «in direzione ostinata e contraria» rispetto agli anni della gestione Tosi Girondini.

Napoleone diceva di «poter perdere una battaglia, non un secondo» e il Sindaco e i suoi uomini (troppi?) hanno riflettuto troppo a lungo per poter produrre qualcosa di efficace. La mediazione non è una ricetta buona per tutte le stagioni e quella dell'Arena (sull'orlo del baratro!) è una situazione da intervento chirurgico urgente non da cure omeopatiche...
Al primo posto c'è il fatto che la necessaria rivoluzione nella conduzione della Fondazione dovrà partire dalla presa d'atto concreta che la Fondazione stessa è stata salvata contro la volontà di tutti solo grazie alla disponibilità dei lavoratori, tante volte scellerati, ma questa volta unici soggetti ad essere responsabili e consapevoli dei rischi.
I lavoratori infatti hanno salvato due volte la Fondazione. Una prima volta con i loro sacrifici economici. Una seconda sostenendo - certamente a naso turato - con il loro voto Sboarina nel ballottaggio nei confronti della continuatrice della linea Tosi-Girondini.

«Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato» è certamente la legge che governa la politica italiana, ma ora non potrà essere applicata impunemente e nuovamente alla Fondazione Arena.

Noi siamo pronti a tutto, anche ad aprire una nuova sottoscrizione nazionale, nel caso che il ruolo dei lavoratori non sia esplicitamente riconosciuto in sede di nomina del CdI della Fondazione. La Fondazione deve essere salvata, sopratutto dalla politica incerta.

La prima fondamentale rivoluzione per la Fondazione Arena è infatti che la politica si faccia da parte. Nomini persone competenti e non camerieri ai vertici della Fondazione, che possano, liberi da ogni vincolo di basso potere cittadino, riportare l'Arena ai livelli europei che le competono. Il resto verrà da sé.

Comitato Pro Fondazione Arena

ARENA EXTRA: Tosi e Girondini indagati per falso in bilancio - Rassegna Stampa - 24 novembre 2017 (Corriere Veneto e L'Arena)


Operazione Arena Extra, Tosi e Girondini indagati per falso in bilancio.
Ma la procura pensa all'archiviazione
Ordinanza del gip Donati, ma non c'è richiesta di proroga d'indagini. L'ex sindaco non commenta


Falso in bilancio, indagato l’ex sindaco di Verona Tosi Nei guai anche l’ex sovrintendente Girondini.
Ma la procura potrebbe chiedere l’archiviazione
Corriere del Veneto (Venezia e Mestre)

24 novembre 2017

VERONA Nel fascicolo tornato sulla scrivania del pm Giovanni Pietro Pascucci sono stati iscritti due nomi, ma, a meno di clamorosi colpi di scena in grado di scatenare il proverbiale «terremoto politico», il destino dell’inchiesta sui bilanci di Fondazione Arena e Arena Extra, sembra ormai incanalato lungo binari ben precisi. Con un’altrettanto precisa destinazione: quella dell’archiviazione.


L’ex sindaco Flavio Tosi (allora presidente del consiglio d’indirizzo di Fondazione Arena) e l’allora sovrintendente Francesco Girondini sono stati iscritti nel registro degli indagati. Un atto dovuto, disposto dal gip Laura Donati dopo che il pm Pascucci aveva chiesto l’archiviazione del procedimento contro ignoti avviato sulla base di un esposto presentato dal consigliere comunale Michele Bertucco (all’epoca dei fatti capogruppo del Pd, ora esponente di «Sinistra in Comune») che denunciava come «finanza creativa» l’operazione da 12 milioni cui la Fondazione Arena, con l’obiettivo di chiedere il bilancio in pareggio, vendeva alla sua controllata circa 4mila bozzetti e figurini, l’archivio fotografico quello multimediale. La procura, che inizialmente aveva indagato seguendo l’ipotesi dell’abuso d’ufficio, ravvisando i contorni di un presunto falso in bilancio, aveva affidato l’indagine al pm Pascucci che già nel gennaio del 2016 aveva avanzato richiesta di archiviazione per quel fascicolo aperto contro ignoti. Richiesta contro la quale si erano opposti a luglio dello stesso anno Bertucco e il suo legale. Il gip Laura Donati analizzando gli atti, ha ritenuto iscrivibili in veste di indagati sia Tosi che Girondini. E ha emesso un’ordinanza per invitare il pm a iscrivere i due nel fascicolo. Ma il provvedimento non dispone né una formulazione di un capo di imputazione, né tantomeno una proroga delle indagini. In altre parole, il gip si è limitato a ordinare l’iscrizione dei nomi nel registro, senza imporre nuove azioni al pm che aveva già chiesto l’archiviazione. Rebus sic stantibus, è assai difficile ipotizzare che il quadro accusatorio possa cambiare all’improvviso. E, con ogni probabilità, nelle prossime settimane partirà una nuova richiesta di archiviazione. Nessun commento da parte dell’ex sindaco. Ma dal suo entourage ieri filtrava assoluta tranquillità. Complice anche il recente accordo raggiunto tra la Fondazione e l’Agenzia delle Entrate: sull’operazione Arena Extra, la guardia di finanza aveva riscontrato un mancato pagamento dell’Iva e l’Agenzia delle Entrate aveva fatto scattare una multa da 3,2 milioni. A seguito di trattativa, si è arrivati a una sanzione di 800mila euro che, oltre al notevole risparmio, ha consentito di evitare risvolti penali alla vicenda.

Enrico Presazzi



IL CALVARIO DELLA LIRICA.
Bozzetti, costumi e archivio erano stati valutati 12 milioni. Troppo?
FONDAZIONE ARENA, c'è l'inchiesta sui conti
L'esposto non va in archivio ma si devono individuare gli eventuali responsabili. Nel mirino la precedente gestione e i suoi vertici

venerdì 24 novembre 2017 CRONACA, pagina 13

La Fondazione lirica ha avuto debiti per 28 milioni. Flavio Tosi
all'epoca era presidente della Fondazione Arena e Francesco
Girondini ricopriva il ruolo di sovrintendente
Costumi areniani, bozzetti e figurini oltre all'archivio fotografico e a quello multimediale: fu relativamente alla cessione di questi beni (del valore di 12 milioni di euro) da parte di Fondazione Arena alla società Arena Extra, sua controllata, che venne depositato un esposto in Procura e aperto un fascicolo di indagine «a carico di persone da individuare». Alcuni giorni fa, a fronte di una richiesta di archiviazione, il gip ha restituito il fascicolo al pm affinchè proceda all'individuazione di eventuali responsabili. E l'indagine prosegue.

Una vicenda che nel 2014 animò lo scontro politico: da una parte i consiglieri del Pd e il capogruppo, Michele Bertucco, dall'altra l'allora sovrintendente Francesco Girondini e il presidente del Cda Flavio Tosi.

I componenti della minoranza definirono il conto della Fondazione Arena un esempio di «finanza creativa» riferendosi a un conferimento straordinario della Fondazione alla controllata Arena Extra, alla voce «altri beni», di 12,3 milioni di euro che, tolti i 5 milioni di ammortamento residui, si sarebbe trasformato in un credito di oltre 7 milioni per la Fondazione nei confronti di Verona Extra.

I veleni della politica, poi una segnalazione in Procura che faceva riferimento ad uno scritto anonimo inviato, a fine ottobre e a fine novembre 2014, oltre che al presidente della Corte dei Conti al sindaco (all'epoca Flavio Tosi), al ministro per i Beni e le attività culturali e al procuratore Giulio Schinaia, anche a tutti i capogruppo in Consiglio Comunale.

Quello che si sosteneva - e che poi era diventato oggetto dell'indagine per la quale era stata chiesta l'archiviazione - era che la Fondazione, per appianare una perdita, avrebbe venduto 8.825 costumi areniani, 3.850 bozzetti e figurini oltre all'archivio fotografico e multimediale per circa 7 milioni di euro. Solo che, si obiettava, Arena Extra non avrebbe avuto liquidità sufficiente a pagare l'importo e pertanto il disavanzo sarebbe rimasto.
Il Cda della Fondazione approvò con delibera il conferimento di ramo d'azienda alla società partecipata al 100% ma, si obiettava nello scritto, nelle casse della Fondazione non sarebbe mai entrato nulla, poiché Arena Extra era incapiente e già in debito, tra l'altro, con la Fondazione.

Nel 2014 l'apertura del fascicolo d'indagine, a carico di persone da individuare, sulla base dello scritto anonimo poi integrato dall'esposto presentato da Michele Bertucco (assistito dall'avvocato Luca Tirapelle) che sollevava perplessità circa la regolarità dei trasferimenti di beni che trovavano giustificazione nella necessità di raggiungere il «pareggio di bilancio». Stando a quanto deliberato dal Cda gli archivi erano stati «ceduti» con la motivazione che la Fondazione non fosse in grado di valorizzarli adeguatamente.
Ma, si osserva nell'esposto, dal 2013 al 2016 il loro valore sarebbe rimasto lo stesso: erano stati valutati più di 12 milioni euro e non hanno subito diminuzioni a titolo di ammortamento.

Fabiana Marcolini

Fondazione Arena: accordo con l'Agenzia delle Entrate, il Teatro pagherà 800 mila euro sui 3,2 milioni di multa per l'iva evasa per la "cessione di beni" ad Arena Extra nel 2012 - Rassegna Stampa - 23 novembre 2017 (Corriere di Verona)



Iva sui bozzetti ceduti ad Arena Extra, accordo con l’Agenzia delle Entrate Fondazione pagherà 800 mila euro
La multa era di 3,2 milioni. Casali: sanati i disastri di Tosi. L’ex sindaco: perdete tempo

Giovedì 23 novembre 2017

VERONA La Fondazione Arena …risparmia oltre due milioni di euro e si appresta ad avere il suo nuovo Consiglio d’Indirizzo, probabilmente entro l’antivigilia di Natale, quando scadrà il mandato dell’attuale commissario-sovrintendente, Giuliano Polo.

Le novità sono emerse ieri sera, al termine di una convulsa giornata di polemiche, accuse e controaccuse. A dar fuoco alle polveri era stato l’ex sindaco Flavio Tosi, secondo il quale «l’inerzia del sindaco Sboarina, che non procede ancora alla ricostituzione del Comitato di Indirizzo di Fondazione Arena, è allarmante e potrebbe comportare effetti molto gravi». A parere di Tosi, infatti, «il limbo gestionale in cui ci si trova è a dir poco imbarazzante, e la preoccupazione per questo stallo viene espressa anche in una nota delle sigle sindacali, perché Fondazione, i suoi dipendenti e i cittadini, stanno subendo gli effetti della nota frattura all’interno della maggioranza di Sboarina. Quest’ultimo – aggiunge - vorrebbe riconfermare l’ex sindacalista Polo, mentre la componente che fa riferimento a Stefano Casali ha evidentemente un amico da sostenere. Risultato? Blocco totale. Ed il rischio, ora, - conclude l’ex sindaco - come sottolineano i rappresentanti dei lavoratori nella nota che hanno inviato anche al governo e alla Regione, è che si ritorni allo stesso punto di due anni fa». Immediata la replica di Stefano Casali, secondo il quale «ormai le dichiarazioni di Tosi hanno superato la fase del ridicolo e sono solo sgradevoli. È stata sua – aggiunge il consigliere regionale – la gestione che ha portato l’Arena a un passo dalla liquidazione-fallimento. Quanto a me e Sboarina, esiste una convergenza assoluta, tant’è vero – rivela Casali – che nei prossimi giorni, avendo il sindaco risolto, almeno parzialmente, i disastri contabili-tributari generati da Tosi, sarà presentato il Piano di rilancio».


Ma quali sono quei «disastri contabili-tributari» citati da Casali? Tutto risale alla famosa vendita ad Arena Extra dell’archivio bozzetti, allestimenti e figurini. Una cessione più volte contestata e per la quale Michele Bertucco aveva rivelato come fosse stato necessario accantonare un milione e 688 mila euro nel bilancio areniano, in vista di una contestazione della Guardia di Finanza, secondo cui quella non era una «cessione di ramo d’azienda« bensì una «cessione di beni« su cui andava pagata l’Iva. La contestazione delle Fiamme Gialle era di marzo, ma poi era arrivata la relativa multa della Agenzia delle Entrate, di 3,2 milioni. Ne è seguita una trattativa e tramite la norma di «Adesione all’accertamento» si è arrivati a una sanzione di 800 mila euro (505 mila di multa e il rimanente di interessi con pagamenti in 16 rate), risparmiando appunto 2 milioni e 400 mila euro. E adesso si guarda avanti. Come dice Casali, nei prossimi giorni uscirà il Piano di rilancio. E intanto il nuovo Consiglio d’Indirizzo sarebbe quasi pronto: i due rappresentanti del Comune di Verona sono stati scelti dal sindaco, che li ha già incontrati ricevendone il pieno assenso. Il rappresentante della Regione c’è già, ed è Gabriele Maestrelli. Se arriveranno presto i due rappresentanti governativi, per la Fondazione Arena tornerà finalmente la «normalità» assoluta. O quasi.

Lillo Aldegheri

sabato 11 novembre 2017

Scuole di Danza al Teatro Filarmonico al posto del Corpo di Ballo di professionisti dismesso: Lettera FIALS/CISAL all'Assessore alla Cultura del Comune di Verona

L'Assessore Francesca Briani
In merito alla questione affrontata in un recente articolo su questo blog, ed inerente il moltiplicarsi delle proposte di spettacoli di balletto organizzate dalle scuole di danza di Verona che, con sempre maggiore frequenza vanno ad occupare il vuoto di programmazione lasciato sul palcoscenico del Teatro Filarmonico dalla soppressione del Corpo di Ballo della Fondazione Arena, riportiamo questa lettera inviata dalla Segreteria Provinciale FIALS/CISAL all'neo-Assessore Cultura, Turismo, Manifestazioni e Pari opportunità del Comune di Verona, dott.sa Francesca Briani.

"Gent. Assessore Avv. F. Briani,

le evidenziamo per quanto di nostra pertinenza come FIALS della Fondazione Arena di Verona la locandina allegata circa la rappresentazione del balletto “Lo Schiaccianoci” del prossimo 26 Novembre al Teatro Filarmonico eseguito da giovani interpreti della Compagnia Junior del Balletto di Verona (?) i cui ruoli principali saranno interpretati da ballerini del Teatro dell’Opera di Vienna.

Pur a conoscenza della convenzione in essere per l’affitto del Teatro Filarmonico - consapevoli dell’attuale sospensione bimestrale d’attività della Fondazione prevista dal piano di risanamento appena approvato - denunciamo come paradossale che il palcoscenico del nostro Teatro Filarmonico ospiti uno spettacolo di Balletto dato il recente licenziamento del Corpo di Ballo stabile della Fondazione.

Corre l’obbligo qui ricordarLe che il piano di risanamento ha perseguito il taglio di attività del Corpo di Ballo stabile e non consente attività di Balletto nel triennio 2016-18, se non per esigenze di partitura della lirica.

In soldoni, a Verona assistiamo allo scempio della nostra produzione di danza per poi rincorrere chi la danza invece la produce per la circuitazione e beffardamente la ripropone nel palcoscenico del nostro Teatro Filarmonico.

Questo evento, come altri simili, riflette comunque l’esigenza della città di una programmazione di Balletto, evidenzia ancor più la scelta scellerata e inutile della scomparsa del nostro Corpo di Ballo confermando i nostri sospetti che la sua liquidazione sia stata strumentale all’inserimento di altre offerte culturali che, millantando professionalità, altro non sono che scuole di danza.

Auspichiamo un suo inciso a superare questa contraddizione che, per noi addetti ai lavori, risulta offensiva per gli artisti esautorati della loro professione nonché per la città di Verona privata di un tassello importante della propria produzione culturale.

Certi della sua comprensione e sostegno, porgiamo cordiali saluti.

Segreteria Provinciale FIALS/CISAL di Verona
Dario Carbone

Claudia Meneghelli"

venerdì 10 novembre 2017

La Camera ha approvato la Legge sullo spettacolo dal vivo. L'esercito della danza prosegue inarrestabile - da DanceHallNews.it


La Camera ha approvato la Legge sullo spettacolo dal vivo. L’esercito della danza prosegue inarrestabile


8 novembre 2017

Nella giornata di oggi, 8 novembre 2017, la Camera ha approvato definitivamente la legge sullo spettacolo dal vivo, già passata al Senato a fine settembre. A giorni la legge sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

Dopo 71 anni di attesa, la Repubblica Italiana ha finalmente una legge in materia.

Ecco le principali novità della legge sullo spettacolo dal vivo, così come riportate da Ansa:

  • Aumentano le risorse per lo spettacolo: +19milioni di euro per i prossimi 2 anni e +22,5milioni di euro dal 2020 La riforma incrementa sensibilmente le risorse del Fondo Unico per lo Spettacolo con fondi pari a +9.5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019 e a +22.5 milioni di euro a decorrere dal 2020.
  • 4 milioni di euro per spettacoli nelle zone del sisma. La legge autorizza la spesa di 4 milioni di euro per attività culturali nei territori colpiti dal sisma del Centro Italia.
  • Estensione dell’ArtBonus a tutti i settori dello spettacolo. La riforma estende l’Art Bonus a tutti i settori dello spettacolo: grazie al provvedimento anche le orchestre, i teatri nazionali, i teatri di rilevante interesse culturale, i festival, i centri di produzione teatrale e di danza, i circuiti di distribuzione potranno avvalersi del credito d’imposta del 65% per favorire le erogazioni liberali finora riservato esclusivamente alle fondazioni lirico-sinfoniche e ai teatri di tradizione.
  • Stabilizzazione del Tax credit musica. La legge stabilizza il tax credit musica, beneficio riconosciuto alle imprese produttrici di fonogrammi e videogrammi musicali e produttrici di spettacoli di musica dal vivo per la promozione di artisti emergenti, con oneri pari a 4.5 milioni di euro a decorrere dal 2018.
  • Sostegno statale a nuovi settori dello spettacolo Grazie a questa riforma, il sostegno statale allo spettacolo dal vivo si estende alla musica popolare contemporanea, ai carnevali storici e alle rievocazioni storiche e verrà riconosciuto il valore di diverse forme di spettacolo, tra cui le pratiche artistiche amatoriali, le espressioni artistiche della canzone popolare d’autore, il teatro di figura, gli artisti di strada.
  • Aggiornamento delle norme sulle Fondazioni lirico sinfoniche. Viene aggiornata la disciplina delle fondazioni lirico-sinfoniche, che godranno di un fondo specifico governato da nuovi criteri di erogazione dei contributi statali, parametrati in base alle risorse ricevute da privati, Regioni e Enti Locali e alle capacità gestionali dimostrate.
  • Superamento degli animali nei circhi. Le nuove norme prevedono il graduale superamento dell’utilizzo degli animali nello svolgimento delle attività circensi e dello spettacolo viaggiante.
  • Nasce il Consiglio superiore dello Spettacolo. Nasce il Consiglio superiore dello spettacolo, organismo consultivo del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo che sostituisce la Consulta per lo spettacolo. Il Consiglio avrà compiti di consulenza e supporto nell’elaborazione e attuazione delle politiche di settore, nonché nella predisposizione di indirizzi e criteri generali relativi alla destinazione delle risorse pubbliche per il sostegno alle attività di spettacolo.


In merito alla nuova legge sullo spettacolo dal vivo appena approvata alla Camera, Filippo Sugar, Presidente di SIAE, esprime grande soddisfazione per il riconoscimento della musica popolare come forma d’arte e parte integrante del patrimonio culturale, artistico, sociale ed economico del Paese.

Il Maestro Mogol commenta: “Esprimo la mia gratitudine e i miei più sinceri complimenti al Ministro Dario Franceschini. Sono veramente orgoglioso che, finalmente, una legge dello Stato riconosca anche e soprattutto lo straordinario valore culturale della musica popolare, che ha altresì una fondamentale valenza educativa per le nuove generazioni e non solo”.

Anche C.Re.S.Co – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea offre il suo commento alla vittoria ottenuta:

“Nel ringraziare i parlamentari di questa XVII legislatura, C.Re.S.Co – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea esprime la propria soddisfazione per questo risultato ed è lieto di aver contribuito al raggiungimento di questo importante obiettivo, con incontri, convegni, idee, suggerimenti, audizioni ufficiali in Parlamento, come se tutto quel patrimonio di creatività, di bellezza, di valore, di lavoro, di imprenditoria, che è da sempre il mondo dello spettacolo dal vivo fosse stato finalmente scorto dal legislatore che se ne è infine occupato.

La legge ha qualche difetto, dobbiamo dirlo, il principale è aver mischiato allo spettacolo dal vivo i carnevali e le rievocazioni storiche. Un altro difetto è aver voluto inserire nella legge anche il riconoscimento alle pratiche artistiche a carattere amatoriale, non perché non siano importanti, ma forse era necessario evitare ogni confusione e sovrapposizione con chi si occupa di spettacolo in modo professionale, in un mondo dove già c’è molta confusione. Si erano poi fatte promesse di aumento del Fondo Unico dello Spettacolo fino a far immaginare oltre 100 milioni all’anno, invece l’aumento è ben poca cosa, 9,5 milioni nel 2018 e 2019 e 22,5 milioni nel 2020. Non è molto, ma è comunque un aumento.

Ma ci sono – soprattutto – molti elementi positivi in questa legge, che è essenzialmente una legge di principi generali: ci sono vari e chiari riferimenti al valore dei linguaggi innovativi, della ricerca e della contemporaneità, ci sono molte sottolineature sull’importanza dell’investimento pubblico sui giovani artisti e sui giovani spettatori, sono incentivate le relazioni con la scuola – investendo in questo il 3% del Fondo Unico dello Spettacolo – si parla di riequilibrio territoriale tra Nord e Sud, di far crescere domanda e offerta di spettacolo, si dice di voler investire sui processi di internazionalizzazione, si dichiara di voler puntare alla tutela e alla valorizzazione professionale dei lavoratori, comprendendo le specificità professionali di chi opera in questo settore, si intende procedere allo snellimento delle procedure burocratiche per le autorizzazioni di pubblico spettacolo, si istituisce il Consiglio Superiore dello Spettacolo come organo consultivo, si estende l’accesso ai benefici dell’art bonus a quasi tutti i soggetti del settore riconosciuti dal MIBACT, si fa riferimento ai centri di sperimentazione e di ricerca, ai circuiti, alle residenze. Si parla di noi, operatori dello spettacolo dal vivo, finalmente, di quello che siamo e che facciamo ogni giorno sui palcoscenici di questo Paese e rappresentando l’Italia all’estero.

Adesso il Governo ha 12 mesi di tempo per adottare uno o più Decreti Attuativi che si chiameranno “Codice dello Spettacolo”.

C.Re.S.Co rassicura che ci sarà, vigilerà, proporrà, sorveglierà, perché si apre adesso la partita più delicata.
Ma oggi diciamoci “bravi” tutti insieme, con gli artisti, i tecnici, gli imprenditori del settore, gli organizzatori, gli amministrativi, coloro che in questo settore si occupano di comunicazione, con tutti i lavoratori dello spettacolo, e diciamo bravi anche ai politici di maggioranza e di opposizione che ci hanno creduto – primi tra tutti la Senatrice Rosa Maria Di Giorgi e il Deputato Roberto Rampi –, alle associazioni di categoria, ai funzionari del MIBACT e degli Enti locali, perché se questa legge esiste è perché siamo stati finalmente capaci, tutti insieme, di esserci e di raccontarci.”

Tra i più attivi in quella che potremmo chiamare battaglia in difesa delle fondazioni, dei corpi di ballo e della danza italiana, anche il Maestro Luciano Cannito condivide la notizia sulla sua pagina Facebook, esprimendo tutta la sua soddisfazione.

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MERCOLEDÌ 08 NOVEMBRE 2017 14.45.03

Omniroma-DDL SPETTACOLO, MURGIA-RIZZETTO-MOLLICONE (FDI): BENE OK A ODG SU CORPO DI BALLO (OMNIROMA) Roma, 08 NOV – “Riteniamo positivo che la maggioranza abbia accolto il nostro ordine del giorno sul Corpo di Ballo nelle fondazioni lirico-sinfoniche. Il generico provvedimento sul Codice dello Spettacolo presenta evidenti lacune nella programmazione degli interventi di valorizzazione e salvaguardia del patrimonio artistico italiano e, in particolare, del balletto italiano a favore di produzioni e qualità straniere. La genericità delle norme contenute non può essere affatto sottovalutata: già le fondazioni si ritrovano ad acquistare e produrre spettacoli dall’estero utilizzando ben il 75% dei trasferimenti statali. È una prassi consolidata che non aiuta la nascita di talenti nei nostri confini. Il Governo è ora incaricato di trovare le modalità per garantire ai Corpi di Ballo la giusta valorizzazione tramite la loro organicità alle fondazioni lirico-sinfoniche con nuove modalità organizzative. Fratelli d’Italia si impegna a vigilare sul giusto operato in merito.” Così in una nota Bruno MURGIA, deputato Fratelli d’Italia-AN e membro della commissione Cultura; Walter Rizzetto, Vicepresidente della Commissione Lavoro; Federico Mollicone, responsabile nazionale comunicazione Fratelli d’Italia-AN.

Lettera di Dario Carbone, Segretario Fials-Cisal di Verona in replica a Giorgio Benati circa il rinnovo dell'integrativo dei lavoratori di FAV

Riportiamo questa lettera pubblicata oggi dal Corriere di Verona a firma del Segretario della Fials-Cisal prof. Dario Carbone, in merito agli ultimi interventi riportati a mezzo stampa da parte del prof. Giorgio Benati circa la situazione della Fondazione Arena (vedi art. Corriere di Verona 5 nov 2017).
Di seguito la pronta risposta del prof. Benati che, ancor prima della pubblicazione della lettera del prof. Carbone, aveva già pronta la replica.

CORRIERE DEL VENETO - Venerdì, 10 novembre 2017

il prof. Dario Carbone
VERONA - Ancora una volta il professor Giorgio Benati interviene su Fondazione Arena con una forma documentale scarsa, quantomeno inappropriata. Già un anno fa in occasione della nomina del Sovrintendente Giuliano Polo ebbe a scrivere circa l’irregolarità di tale nomina cadendo in errori giuridici e legislativi lapalissiani. Ancora pochi mesi fa si pronunciò impropriamente come sopra circa l’applicabilità del contratto aziendale vigente rispetto alla Legge Bray, smentito dai fatti. Oggi rinnova il malcelato livore verso la normalizzazione gestionale della Fondazione inserendo a gamba tesa la trattativa sindacale di rinnovo del contratto quale ulteriore passo falso. Con la sottoscrizione, come sindacato firmatario, del nuovo contratto aziendale riteniamo di aver salvaguardato e messo in sicurezza sino al 2018 i salari dei lavoratori che sono ad oggi gli unici a pagare il prezzo della gestione Tosi-Girondini che ha condotto al noto dissesto economico per la quale reclamiamo azioni di responsabilità patrimoniale verso tutti i responsabili, Presidenti, Sovrintendenti e Consiglieri. Ci sarebbe piaciuto sicuramente aumentare i salari fermi dal 2003: purtroppo abbiamo dovuto fare i conti con ciò che abbiamo, cioè zero risorse per la nota situazione. Non c’è stato alcun «mercanteggio» delle indennità, come esplicita Benati, perché tutte hanno una ragione d’essere ineludibile. Non si preoccupi quindi l’autore sulle condizioni ottimali dei lavoratori: essi sono eccellenti e professionali comunque, anche se pagati poco, e di ciò ne hanno dato ampia dimostrazione con le ultime stagioni liriche. Le indennità di trasferta sono stabilite dalle tabelle ministeriali. Non è vero, come affermato da Benati, che La Scala ha riunito le varie indennità contrattuali, anzi: negli ultimi dieci anni ha rinnovato tre volte il proprio contratto interno, diversamente da qui, e con i soldi dei soci, stratificando diverse indennità che ammontano a diciotto, comprensive anche dell’indennità di lavoro all’aperto, dell’indennità strumento vocale, dell’Assegno Scala e molte altre che evidentemente Fondazione Arena non può permettersi, per bilanciare lo scippo economico perpetrato dalle passate amministrazioni nella silenziosa obbedienza anche di chi oggi si traveste da giudice della situazione. Fondazione Arena mantiene gli stessi stipendi dal 2003 senza rinnovo ma vogliamo credere che la dignità del lavoro e dei lavoratori sia in questa città da oggi diversamente considerata visto quanto economicamente decisivo è il loro sacrificio a salvaguardia di un bene pubblico come la Fondazione Lirica, fino a ieri minato da interessi privati (...). Ribadiamo, per l’ennesima volta, che la tanto vituperata «indennità di lavoro all’aperto» non deriva da accordi interni aziendali bensì da un contratto nazionale delle Fondazioni ed è valida per tutte quelle realtà che e quando svolgono attività lirica all’aperto. Ciò si può facilmente comprendere – e volendolo giornalisticamente appurare - avendo contezza delle condizioni in cui operano in giugno, luglio, agosto macchinisti, tecnici (con punte di temperature di 45-50° all’interno dell’anfiteatro) durante la preparazione scenografica, piuttosto che dipendenti di tutti i settori impegnati all’allestimento ed alla realizzazione del festival lirico. (Dario Carbone, Segretario Fials-Cisal Verona)

il prof. Giorgio Benati
Risponde Giorgio Benati. Il professor Carbone, con l’immotivata virulenza della sua lettera condita di attacchi personali, ci conferma che era meglio non rompere il silenzio imposto. L’articolo citato evidentemente ha disturbato il manovratore. Alcune doverose risposte: nel merito della nomina del professor Polo si è già espresso su queste pagine un luminare del foro veronese, l’avvocato Lamberto Lambertini, che ha parlato di «errore da parte del Ministero»; nel merito del Teatro alla Scala, la cifra riportata va considerata al lordo del premio di produzione (vedi sito web del teatro) mentre non lo è nel computo con la Fav (Fondazione Arena Verona); è la Legge Bray che (all’art. 11, comma 1, lettera g) intima per i teatri in crisi la «cessazione dell’efficacia dei contratti integrativi aziendali in vigore» e la loro riconsiderazione per ricollocarli ad un livello di compatibilità economica con lo status della Fondazione essendo tale contratto integrativo uno degli elementi sensibili di spesa. Logica aziendale vorrebbe che non venissero riproposti tali e quali, com’è ora avvenuto.

mercoledì 8 novembre 2017

IL FUTURO DEL BALLETTO A VERONA: Si moltiplicano al Filarmonico le serate proposte dalle scuole di danza che occupano il vuoto lasciato dalla scomparsa del Corpo di Ballo della Fondazione Arena.


A VERONA, IL VUOTO LASCIATO DALLA SCOMPARSA DEL CORPO DI BALLO DELL'ARENA E DALLA SOPPRESSIONE DELLA PROGRAMMAZIONE DI SPETTACOLI DI DANZA DAL CARTELLONE DELLA FONDAZIONE PER IL TEATRO FILARMONICO, DIVIENE TERRITORIO DI CONQUISTA DELLE SCUOLE DI DANZA CHE SI PROPONGONO COME ALTERNATIVA CON I LORO SPETTACOLI DI BALLETTO.

E' QUESTO IL FUTURO DEL BALLETTO A VERONA?

L'eliminazione della compagnia di balletto di Verona, avvenuta ancora nel gennaio scorso a seguito della immotivata quanto inutile decisione della Fondazione Arena di eliminare completamente dalla proposta artistica del proprio cartellone la programmazione di spettacoli di balletto e quindi del licenziamento di tutti i componenti stabili del proprio storico Corpo di Ballo, ha senz'altro lasciato alla città di Verona un grande vuoto, sia in termini di offerta artistica culturale che di spazi.

Consideriamo quanto tale decisione possa aver inciso in una città che, rispetto alle sue dimensioni, risulta poter contare su moltissime scuole ed accademie di danza, realtà già esistenti alle quali ogni anno si aggiungono nuove aperture, dettate queste dall'esigenza di poter soddisfare la sempre più crescente diffusione della passione per l'arte coreutica, sia tra gli allievi più piccoli che si avvicinano per la prima volta al mondo della danza, sognando magari di divenire i futuri Roberto Bolle e Svetlana Zakharova di domani, sia tra i meno giovani, che pur non potendo aspirare ad un futuro da professionisti, ritrovano nella disciplina accademica e nel movimento coreografico in musica, quello stimolo per qualche ora di sana attività fisica anche al sol fine di scaricare stress ed energie negative di una vita sempre più frenetica.

Oggi sono proprio quelle stesse scuole ed accademie di danza che da sempre affollano Verona, ad approfittare del vuoto lasciato dalla soppressione della compagnia di balletto dell'Arena, proponendosi di colmarlo attraverso la proposta di spettacoli spesso anche dai titoli accattivanti e di sicuro richiamo (vedi locandina al lato de "Lo Schiaccianoci").

Tali spettacoli per lo più risultano essere messi in scena dagli allievi delle scuole, a cui si affiancano pochi professionisti ospiti provenienti anche da compagnie di alto livello, che, con la loro presenza, più che pretendere di elevare il livello della serata, risultano più utili a dare visibilità e ben pubblicizzare il nome delle scuole stesse.

Sono così già due gli appuntamenti di balletto programmati per questo autunno, tutti e due a novembre, sul cartellone del Teatro Filarmonico di Verona, uno per domenica 12, l'altro per domenica 26 (vedi locandine).

Come già visto in passato, nella maggior parte dei casi niente di più a pretendere che spettacoli la cui messa in scena si affida a pezzi coreografici o suite di balletti preparati ed eseguiti ancora per i saggi di fine anno delle stesse scuole, talvolta anche di discreto livello se rapportati al contesto formativo in cui si sviluppano, altre volte semplici serate di gala in cui si alternano coppie di veri professionisti ospiti a movimenti coreografici la cui esecuzione è affidata agli allievi.

Serate di danza queste che, facendo leva sul reclutamento di veri professionisti inseriti in un contesto di livello dilettantistico dovuto ad un percorso formativo ancora non concluso della maggior parte degli interpreti, vorrebbero proporsi come alternativa alla mancanza di vere e proprie serate di balletto di ben altro livello, quelle cioè interamente eseguite da vere e proprie compagnie di ballerini professionisti, così come senz'altro lo era quella inconcepibilmente dismessa dalla Fondazione Arena.

Nulla da obbiettare in merito alle opportunità che, giustamente, vengano colte da scuole ed accademie di danza che, aspirando a formare e costituire le loro piccole compagnie di balletto, cerchino di occupare il vuoto lasciato a Verona dalla chiusura della compagnia del Corpo di Ballo dell'Arena.

In fin dei conti, chiusa l'unica realtà importante di balletto della città, gli stessi allievi delle scuole di Verona, privati della possibilità di poter assistere agli spettacoli di una vera e propria compagnia di ballerini professionisti e a cui aspirare, debbono pur trovare stimoli in obbiettivi e traguardi da raggiungere al termine del loro percorso professionale, e queste serate sono sicuramente per loro un grande stimolo alla loro passione.

Ognuno in fin dei conti fa il proprio mestiere e porta l'acqua al proprio mulino, e se qualcuno il suo lavoro l'ha fatto male pensando contro ogni logica e contro ogni senso di chiudere un corpo di ballo di professionisti perché si riteneva erroneamente che a Verona il balletto avesse un seguito marginale e quindi sacrificabile, è normale che ci sia chi cerchi di occupare gli spazi lasciati ingenuamente vuoti e quindi di conquistarsi quella fetta di pubblico perso, probabilmente ben diverso da quello che frequenta il Teatro Filarmonico per il melodramma o per il sinfonico.

Un dubbio però ci assale, siamo sicuri che la città di Verona e il suo pubblico di appassionati praticanti, amanti e cultori del balletto possa per il futuro ritenersi soddisfatto dalla qualità di tali offerte di spettacoli o, piuttosto, non meritasse di poter continuare a godere, soprattutto sul palcoscenico più importante dopo l'Arena, quello del Teatro Filarmonico, di serate di balletto proposte da una compagnia di professionisti?

Temiamo che, la scomparsa di una importante e storica compagnia di danza quale quella del Corpo di Ballo della Fondazione Arena, inevitabilmente unico punto di riferimento professionale sul territorio per le molte realtà formative cittadine e della provincia, con il tempo possa determinare un impoverimento del livello culturale dello stesso pubblico cittadino veronese appassionato di balletto, complice in questo anche il livello artistico degli spettacoli che ora si vorrebbero proporre alla città in alternativa. Tale impoverimento culturale determinerà inevitabilmente anche una progressiva disaffezione verso tale arte, disaffezione che porterà a lungo andare anche alla scomparsa di molti degli stessi centri di formazione oggi esistenti.  

Il tempo darà le sue risposte.

Harry Kipper



  

domenica 5 novembre 2017

Arena di Verona: ok della Corte dei Conti per la Bray. Incarico di commissario per due mesi a Polo in sostituzione di Fuortes in attesa della nomina del Cdi - Rassegna Stampa - 2 novembre 2017 (Corriere di Verona)


Arena, ok della Corte dei Conti alla Bray. E il sovrintendente sarà anche commissario
Il mandato di Fuortes è scaduto il 18 ottobre. La nomina di Franceschini vale fino alla nascita del nuovo Cdi

VERONA Giuliano Polo è il nuovo commissario straordinario di Fondazione Arena. Cambia così il vertice della fondazione lirico sinfonica scaligera visto che Polo è stato chiamato dal ministro della Cultura Dario Franceschini a succedere a Carlo Fuortes, giunto alla naturale scadenza del proprio mandato. In pratica, l’attività di Fuortes si è conclusa con la relazione «sull’attività svolta presso la Fondazione lirico – sinfonica Arena di Verona» presentata al ministero lo scorso 18 ottobre. Per non lasciare vuoti di potere, il ministro ha provveduto, la settimana successiva, a nominare un nuovo commissario. Come si legge nel decreto di nomina: «Rilevata l’esigenza al fine di assicurare l’attuazione del Piano di risanamento e la continuità della gestione amministrativa, di sottoporre, nelle more della ricostituzione del Consiglio di Indirizzo, per un periodo di due mesi ad amministrazione straordinaria» viene nominato il sovrintendente Polo anche a commissario della Fondazione. Il suo mandato, quindi, sarà a tempo: non potrà prolungarsi oltre due mesi e potrà terminare prima, nel caso il Cdi venga ricostituito in tempi più rapidi. Infine, Polo assolverà alle funzioni di commissario a titolo gratuito.

Polo, mantenendo l’incarico di sovrintendente e aggiungendogli quello di commissario, giunge di fatto al termine del periodo di amministrazione straordinaria di Fondazione Arena con poteri assoluti. Ma la nuova nomina di Polo non è l’unica importante notizia che giunge da Roma. Negli stessi giorni in cui il sovrintendente assumeva il nuovo incaricato, è arrivato il via libera da parte della Corte dei Conti al piano di risanamento e alla domanda di accesso alla Bray che già era stato approvato dal ministero della Cultura e da quello dell’Economia e delle Finanze a metà settembre. Il prossimo passaggio, atteso a giorni, è la firma del contratto tra Fondazione Arena e Mef, una sorta di mutuo, che permetterà al teatro scaligero di accedere ai 10 milioni di euro messi a disposizione dallo stanziamento della legge Bray.

Tenuto conto che, per le altre fondazioni lirico – sinfoniche ammesse alla Bray, sono passati tra i 15 e i 20 giorni tra la sottoscrizione del contratto e l’effettivo accreditamento del finanziamento pubblico, si può ipotizzare che entro fine mese i 10 milioni saranno nelle effettive disponibilità di Fondazione Arena. Per il teatro scaligero sarebbe un punto di ripartenza fondamentale che giungerebbe proprio al termine dei due mesi di blocco delle attività e che permetterebbe di guardare al futuro con maggiore ottimismo. L’arrivo dei milioni della Bray segnerà, molto probabilmente, anche la fine del lungo periodo di commissariamento di Fondazione Arena e il suo ritorno alla normalità. In realtà, l’accesso alla legge Bray impone vincoli stringenti, in particolare nella gestione dei conti del teatro, quindi importanti investimenti non sono immaginabili, se non a lungo periodo. Tuttavia, ciò a cui il nuovo Cdi e il nuovo sovrintendente dovranno guardare è il rilancio della Fondazione: lo hanno chiesto più volte le organizzazioni sindacali e i lavoratori che, dopo due anni di dubbi, sperano in un futuro con maggiori certezze.


Samuele Nottegar

«Verona, Fondazione Arena: riparte il balletto della politica» - da Vvox.it


«Verona, Fondazione Arena: riparte il balletto della politica»


Pubblichiamo il comunicato di Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune

4 novembre 2017

Dopo tutto quello che è stato fatto per riportare fuori dalle secche del fallimento economico la Fondazione Arena – i sacrifici dei lavoratori, gli sforzi economici del pubblico, il lavoro di tante persone competenti per cercare di salvare questo grande patrimonio della città – il centrodestra, incapace di esprimere una leadership forte e autorevole, riprende a dare il peggio di sé litigando su tutto, a partire dall’eventuale riconferma del sovrintendente Polo. È sorprendente che uno dei capitani della crociata anti-Polo sia Stefano Casali, proprio lui che è rimasto fino all’ultimo con un piede nell’amministrazione Tosi e l’altro piede dentro alla nuova coalizione di centrodestra, senza mai muovere un dito contro i ripetuti tentativi di Tosi di affossare definitivamente la Fondazione Arena. Ora è questa gente vorrebbe parlarci del bene della Fondazione Arena?

Se non vuole perdere la faccia davanti ai lavoratori della Fondazione Arena, ai quali ha promesso di tutto e di più, il Sindaco Sboarina deve dare uno scossone a questo metodo di fare politica che sta riportando la situazione della Fondazione Arena ai livelli pre-crisi quando la politica litigava solo per mettere gli amici degli amici nei posti di comando. Dalla crisi si esce se il pubblico riesce ad offrire un profilo credibile di efficienza e di competenza che punti sulla qualità degli spettacoli, sulla professionalizzazione dei lavoratori e sull’internazionalizzazione del marchio, non certo sul dumping sociale che certi privati continuano a predicare come soluzione di tutti i mali.

Michele Bertucco

Verona e Sinistra in Comune

venerdì 3 novembre 2017

"Arena di Verona, corsa alle poltrone nel centrodestra" di Cesare Galla - da Vvox.it


Arena Verona, corsa alle poltrone nel centrodestra
La nomina del sovrintendente Polo a commissario straordinario a termine nasconde il mancato accordo per il consiglio d’indirizzo

Cesare Galla
2 novembre 2017

L’inedita decisione del ministro dei beni culturali Dario Franceschini, che ha nominato il sovrintendente dell’Arena, Giuliano Polo, commissario straordinario a termine della Fondazione per un periodo massimo di due mesi, smonta le recenti ottimistiche convinzioni del sindaco di Verona. Qualche settimana fa, di ritorno da un incontro a Roma, Federico Sboarina aveva annunciato che nel giro di qualche settimana si sarebbe entrati in regime diordinaria di amministrazione. Nell’occasione, il sindaco aveva anche archiviato come irrilevanti le forti polemiche dei giorni precedenti, che avevano investito Polo in relazione alla mancata tournée areniana a San Pietroburgo. Sembrava allora che la nomina del Consiglio di Indirizzo fosse questione di giorni, ma evidentemente la situazione si è molto ingarbugliata, determinando la necessità tecnico-giuridica della proroga del commissario, per garantire l’ordinaria amministrazione.

“Le more della ricostituzione del Consiglio di indirizzo”, di cui parla la premessa del decreto ministeriale, è una tipica espressione politico-burocratica. Tradotta in italiano corrente, la frase significa che il tempo passa perché non c’è accordo sui nomi di chi dovrà far parte del nuovo CdI. Ad oggi, solo la Regione Veneto ha provveduto (e lo ha fatto mesi fa) a indicare il suo rappresentante, Gabriele Maestrelli, consulente finanziario, ex sindaco leghista di San Pietro in Cariano. Al ministero spettano due nomine che Franceschini avrebbe già pronte, ma che attende a rendere pubbliche in attesa che si chiarisca la situazione in Comune.

La questione più complessa è interna al centrodestra veronese (con allargamento veneto) e verte sul nome del futuro sovrintendente. Sboarina (che assumerà di diritto il ruolo di presidente del Consiglio di Indirizzo) finora è parso deciso a riconfermare Polo, ma un gruppo di consiglieri regionali guidati dall’avvocato Stefano Casali (a sinistra nella foto, con Sboarina) ha espresso decisa contrarietà, chiedendo anzi le sue dimissioni per l’affaire-Russia. Gettonata da più parti – con evidente strategia dilatoria – anche la singolare ipotesi di un bando di selezione internazionale, prassi non prevista dalla legge per le Fondazioni, né dallo statuto dell’Arena. Facile capire in tal caso dove si andrebbe a parare con i tempi: altro che due mesi. In questo contesto diventa cruciale la scelta dell’altro rappresentante municipale nel CdI, composto in tutto da cinque persone. Tre settimane fa il sindaco sembrava deciso ad andare avanti per la sua strada, ma questa evidentemente tanto dritta non era. La mèta resta lontana, Franceschini concede non più di 60 giorni per arrivarci.

Oltre allo scontro sul sovrintendente, uno dei temi scottanti è la nomina del direttore artistico, ruolo per il quale da tempo circola il nome di Cecilia Gasdia, soprano veronese, candidata alle ultime amministrative per Fratelli d’Italia, storia artistica di grande importanza, cultura sostanziosa, esperienza specifica nel ruolo da verificare. Su questo fronte, Polo ha rivendicato la propria autonomia: l’articolo 11 dello statuto della Fondazione dà mano libera (e relativa responsabilità) al sovrintendente nella nomina. E a proposito di figure dirigenziali (e di come si muove Polo), i “rumors” dicono che il vice-direttore artistico Giampiero Sobrino dovrebbe cessare di esercitare questa funzione (peraltro unica nelle Fondazioni liriche sinfoniche) dall’inizio del 2018. Farà ritorno al suo leggìo di reputato primo clarinetto dell’orchestra areniana.

Sul piano artistico, la doppia proroga a scadenza ravvicinata di Polo rappresenta un pericoloso passaggio a vuoto. Da qui alla fine dell’anno il commissario-sovrintendente dovrà tenere d’occhio la “corretta gestione” generale, ma avrà ridotto spazio di manovra per quanto riguarda il “core business”: la stagione sinfonica 2018 al Filarmonico, ancora da definire nei particolari, e soprattutto il festival estivo in Arena, la cui messa a punto dovrebbe già essere in moto. Per non parlare della nuova convenzione per l’extra Arena (concerti pop rock), che può diventare un’utilissima risorsa aggiuntiva.


Oggi alla Fondazione serve prima di tutto la normalità operativa, mentre la situazione è improntata alla provvisorietà, certificazione del fatto che si sta perdendo tempo prezioso. Ed è chiaro, considerando il pubblico silenzio e il privato fiorire di “si dice” sull’argomento, che la rovinosa contesa politica sulle poltrone è lontana dall’armistizio. Se si continua così, a rimetterci – e molto – sarà l’Arena. Purtroppo, non sarebbe una novità.

giovedì 26 ottobre 2017

La Fenice di Venezia supera per la prima volta nella storia i 9 milioni di euro di incassi - da La Nuova di Venezia e Mestre

Incassi record per La Fenice, 9 milioni


di Enrico Tantucci

22 ottobre 2017

Superato il tetto storico al botteghino, ma non mancano le polemiche: il nuovo soprintendente ancora non è stato nominato

«Quest’anno il botteghino ha superato per la prima volta nella storia 9 milioni di euro. Entusiasti di servire al meglio la vostra passione! Risultati importanti e concreti». È stato lo stesso sindaco Luigi Brugnaro, con questo messaggio sul suo profilo twitter a rendere noto l’importante risultato economico raggiunto dal Teatro La Fenice, i cui ricavi da biglietteria sono in crescita costante negli ultimi anni.

Se alla fine del 2016 ci si era fermati a 8 milioni e 675 mila euro quest’anno, con ancora circa un mese e mezzo di programmazione davanti, è ipotizzabile si possano raggiungere anche i 9,2 milioni di euro di introiti.

Risultato eccellente per una fondazione lirica che ha un bilancio complessivo di poco più di 34 milioni di euro e che dunque copre quasi un terzo di esso grazie appunto agli incassi del botteghino.

Una rarità, in un panorama piuttosto disastrato per le fondazioni liriche italiane, che mette in sicurezza la fondazione lirica veneziana, che vedrà quest’anno crescere di oltre un milione di euro – con circa 16 milioni e 328 mila euro – anche i finanziamenti statali del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo. In aumento anche la produzione, con le rappresentazioni liriche che quest’anno passeranno da 145 a 150, i balletti da 5 a 14, i concerti di musica sinfonica da 38 a 40.

Il bilancio 2017 si chiuderà ancora in pareggio e anche il bilancio 2018 appare blindato, con una previsione di incassi di circa 10 milioni di euro, dei quali 2,5 già ottenuti in prevendita.


Risultati di cui può giustamente fregiarsi il sovrintendente uscente Cristiano Chiarot, che si è dimesso circa un mese fa – dopo alcun i mesi di interregno – per assumere in esclusiva la guida del Maggio Musicale Fiorentino, anche su sollecitazioni – estese a Brugnaro, che le ha a malincuore accettate – del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. Il passo successivo ora spetta appunto al sindaco di Venezia e presidente della fondazione lirica che oltre a rallegrarsi giustamente dell’ottimo andamento della Fenice anche dal punto di vista economico e gestionale, deve fare la sua parte, nominando appunto il successore di Chiarot ed evitando che dal punto di vista istituzionale la Fenice resti nel limbo attuale. Cioè senza sovrintendente, con il direttore generale Andrea Erri, che ha il potere di firma ma non può ovviamente ricoprirne il ruolo e con il direttore artistico Fortunato Ortombina ancora al suo posto, ma che è proprio colui che dovrebe prendere il posto di Chiarot, garantendo la continuità gestionale di cui il teatro ha bisogno per mantenere il livello raggiunto. Sta dunque a Brugnaro adesso convocare quanto prima il Consiglio di Indirizzo della Fenice e proporre il nome del successore di Chiarot.