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mercoledì 18 ottobre 2017

"Arena fuori dalla crisi. Ma ecco cosa fare per una vera svolta" di Cesare Galla - da Vvox.it


Arena fuori dalla crisi. Ma ecco cosa fare per una vera svolta
Il sindaco Sboarina ha fatto capire che sarà lui a capo del nuovo consiglio d’indirizzo. C’è ancora la mina vagante Arena Extra. E serve un direttore artistico all’altezza




L’Arena sta per uscire dal tunnel della crisi, ma non è detto che dopo un viaggio al buio durato un anno e mezzo trovi subito un bel cielo azzurro e temperatura mite. In generale, la situazione delle fondazioni lirico-sinfoniche resta complicata e soprattutto fragile. Anche le più virtuose (la Fenice di Venezia e il Regio di Torino, ad esempio) presentano un debito consistente, tutte insieme hanno da tempo sfondato il tetto dei 400 milioni. E se i fondi della Bray hanno permesso di “stagnare” molte situazioni di crisi (Verona è l’ultima arrivata, dopo apposita estensione del finanziamento della legge), l’equilibrio dei conti in una situazione del genere appare obbligatorio ma non del tutto tranquillizzante, vista la precarietà di non poche situazioni patrimoniali.

Da questo punto di vista, la posizione più delicata è proprio quella scaligera, in virtù della estrema debolezza di bilancio generata da Arena Extra, società interamente controllata dalla Fondazione, che durante la gestione Tosi-Girondini le ha ceduto rami d’azienda (costumi, bozzetti ecc.) valorizzati qualcosa come 12 milioni di euro. Secondo molte analisi questo dato è solo figurativo ed è una mina vagante nel bilancio, che può diventare estremamente pericolosa se l’equilibrio nei conti faticosamente raggiunto torna a vacillare. Senza contare che le cessioni hanno attirato l’attenzione della Guardia di Finanza, che ci ha visto un danno erariale (errati versamenti Iva) di 1,6 milioni. Un contenzioso pesante, di soluzione tutt’altro che sicuramente favorevole. Intanto, il grande progetto di riordino generale del settore, che durante l’estate sembrava procedere in Parlamento con discreta speditezza (e molte preoccupazioni da parte degli addetti ai lavori), segna il passo e non è affatto certo che gli ultimi convulsi mesi della legislatura ne vedano la definitiva approvazione. A tutti i livelli, l’emergenza rimane.

È in una situazione del genere che Fondazione Arena ha deciso di “tornare alla normalità”, con il varo da parte del ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini e del sindaco di Verona, Federico Sboarina, delle procedure per la ricostituzione del Consiglio d’Indirizzo, preludio alla nomina del sovrintendente. Il tutto potrebbe concludersi nel giro di un paio di settimane. La chiusura della crisi era attesa, ma appare sorprendente la chiarezza con cui Sboarina ha inteso sancire la fine delle virulente polemiche che avevano agitato l’ambiente della maggioranza, sia in Comune che in Regione, a proposito della mancata trasferta areniana a San Pietroburgo. Una storia confusa, confusamente agitata, nella quale errori ci sono stati da tutte le parti, a partire dall’improvvido annuncio della trasferta da parte del sovrintendente Giuliano Polo, quando ancora gli accordi erano lungi dall’essere stati raggiunti.

Una storia ampiamente strumentalizzata, anche ben oltre i suoi reali confini, come se le sorti delle relazioni economiche Veneto-Russia dipendessero da un’Aida allo stadio. O se la trasferta russa fosse la miracolosa panacea di tutti i guai artistici e d’immagine dell’Arena. In realtà, si trattava di un fuoco di sbarramento da postazioni “amiche” rispetto alla maggioranza che governa Verona, tutto orientato ad “azzoppare” Polo nel suo percorso verso la riconferma. Con l’ex sindaco Flavio Tosi molto attivo nel gettare benzina sul fuoco, con la spregiudicatezza di chi vuole ignorare il proprio ruolo nel recente passato, e le proprie responsabilità.

La sintonia Sboarina-Polo non sembra essere stata intaccata da queste fiammate. Anzi: se il sovrintendente per la prima volta dal suo insediamento aveva accettato nelle settimane scorse la disputa diretta con Tosi, polemizzando apertamente e aspramente, di ritorno da Roma il sindaco si è di fatto schierato con lui, dichiarando che lascia le polemiche «a chi la situazione negativa degli ultimi anni l’ha determinata». Il che rappresenta anche e soprattutto un preciso messaggio ai più aggressivi fra i suoi alleati, finora evidentemente orientati ad altre soluzioni e ad altri nomi. Polo aveva spiegato l’alto costo della trasferta russa (per San Pietroburgo causa del fallimento del progetto) con la volontà tecnico-politica di non danneggiare alcuna parte dei dipendenti areniani. Sboarina sottoscrive l’accorta, prioritaria gestione del personale da parte dell’uomo mandato da Fuortes: per il rilancio dell’Arena «un ruolo fondamentale toccherà ai lavoratori, che hanno le competenze e l’esperienza necessarie per permetterci di pensare in grande». Più chiaro di così, non si potrebbe. Dopo il muro contro muro dell’era-Tosi, si aspira alla luna di miele.

L’Arena dunque riparte, e salvo colpi di scena la prospettiva indicata da Sboarina, sempre che la partita delle nomine in CdI sia coerente con le intenzioni e che il sindaco sappia sottrarsi alle pressioni, è quella della continuità con il progetto di Polo. Non sarà facile – ed è impresa per la quale una singola stagione certo non basta – ricostruire la credibilità artistica e culturale dilapidata negli ultimi anni. Il prossimo presidente del Consiglio d’Indirizzo – Sboarina ha fatto capire che non delegherà, che su quella poltrona siederà lui – deve essere consapevole che serviranno progetti alti, in grado di coniugare la qualità con l’appeal, ovvero la capacità di attirare il pubblico.

Servirà un direttore artistico di cultura, di esperienza e di profonde relazioni artistiche, che lavori in tandem con il sovrintendente alla ricostruzione del prestigio che deriva dall’autorevolezza. Serviranno investimenti importanti, impossibili senza una chiamata ai privati che esca dalla logica del sovvenzionamento “difensivo” (turare i buchi contabili) per privilegiare la riaffermazione della credibilità e il suo valore anche economico.


Servirà una “nuova immagine” dell’Arena. Che conservi il meglio della sua storia gloriosa e della sua brillante tradizione, ma sappia parlare alle nuove generazioni. Sfida dentro la sfida, serviranno rigore e discernimento per dare senso e ulteriore appetibilità alle variegate proposte pop e rock, valori aggiunti oggi in libera uscita (e senza il ritorno economico che è lecito attendersi) per un teatro che non può dimenticare di avere la sua prima vocazione nell’opera. Serviranno fantasia e rigore, capacità di sognare e concretezza. Intuizioni e metodo. Altrimenti la pagina della crisi non si volterà proprio.

"Fondazione Arena, quale normalità?" di Michele Bertucco - Comunicato Stampa da Sinistra in Comune e Verona in Comune


Fondazione Arena, quale normalità?



COMUNICATO STAMPA

Starà alle scelte del Comune stabilire a che tipo di “normalità” è destinata a tornare la Fondazione Arena con la fine del commissariamento: se sarà la normalità del tirare a campare e del sistemare gli amici nei posti di vertice, “tanto a Verona i turisti vengono anche per i concerti pop e per il balcone di Giulietta”, oppure la normalità di una città che crede nel valore aggiunto della lirica e la promuove e la sostiene.

In questo senso la designazione del rappresentante della Regione nel futuro consiglio di indirizzo non fa ben sperare: a parte la fede leghista, non si capisce quali sarebbero le qualità che fanno di Gabriele Maestrelli, ex sindaco di San Pietro In Cariano, di professione analista finanziario, l’uomo giusto per la Fondazione Arena.

Saprà il Sindaco resistere alle pressioni dei vari Tosi, Casali e Valdegamberi che non vogliono la riconferma di Polo a Sovrintendente? Temiamo che a fronte dei diktat dei capibastone il Sindaco dimenticherà in un lampo ciò che il commissario, con la fiducia e il sacrificio dei lavoratori, ha fatto per risollevare le sorti della Fondazione Arena dopo che Tosi e Girondini l’avevano affossata ed erano pronti a portare i libri contabili in tribunale.


Affinché la fine del commissariamento sia un punto di svolta occorre un segno di discontinuità rispetto alle vecchie logiche spartitorie. Se ci sarà un nuovo sovrintendente, questi dovrà essere selezionato con bando pubblico. Se il Comune ha intenzione di sostenere la Fondazione, deve stanziare in suo favore più fondi; fare chiarezza sul sistema dell’extralirica e sfoltire e rendere produttivo l’attuale management della Fondazione.

Fondazione Arena: conto alla rovescia per il toto nomine in Consiglio di Indirizzo e Sovrintendente - Rassegna Stampa - 18 ottobre 2017 (corriere di Verona)


Arena, dalla Camera di Commercio in arrivo un’erogazione per il 2017.
Sarà però inferiore al 5% del Fus. Riello: «Bene la svolta di qualità, ma più visibilità alle aziende sponsor»


Mercoledì, 18 ottobre 2017

VERONA - L’esperienza del commissariamento è da considerarsi conclusa, ha concordato a Roma il ministro Dario Franceschini con il sindaco Federico Sboarina. Di conseguenza, si può ripartire per la nuova gestione della Fondazione Arena. Due i capitoli. Il primo, quello del sovrintendente, sarà affrontato dopo la nomina del Consiglio di Indirizzo e vede in pole position l’uscente Giuliano Polo, anche se il suo non sarebbe l’unico nome in agenda. Per la nomina del nuovo Consiglio di Indirizzo, invece, va detto che, almeno all’inizio, sarà interamente di espressione pubblica. Infatti, la Regione Veneto ha già individuato il proprio rappresentante in Gabriele Maestrelli, ex sindaco di San Pietro in Cariano, in quota Lega. A lui si affiancheranno due consiglieri di nomina comunale e altrettanti di nomina ministeriale. In tutto, un Cdi composto da cinque consiglieri (più il sindaco come presidente), cui probabilmente l’anno prossimo si aggiungerà un rappresentante della Camera di Commercio, ente socio fondatore di Fondazione Arena (ma presumibilmente a scapito di un rappresentante del ministero dato che i consiglieri dovranno essere sempre cinque).

Dall’ente camerale, intanto, fanno sapere che non rientra nei piani il pagamento della quota per il 2017. Secondo l’interpretazione dello statuto della Fondazione che danno gli uffici della Camera, il contributo viene erogato in presenza di un CdI che veda al proprio interno un rappresentante camerale. Dato che, nel corso di quest’anno, nessun Consiglio di Indirizzo era operativo, è venuto meno anche l’obbligo di pagare la quota prevista che è pari al 5% del valore del Fondo Unico per lo Spettacolo erogato dallo Stato. Quindi, a differenza del 2016, in cui la Camera di Commercio ha fatto per intero il proprio dovere, nel 2017 l’ente non ha previsto di stanziare la propria quota sociale, cosa che invece farà, con ogni probabilità, l’anno prossimo. Tuttavia, è assai probabile che comunque l’ente camerale sostenga Fondazione Arena anche quest’anno attraverso un’erogazione liberale il cui ammontare, però, ancora non è stato definito. Di sicuro, comunque, sarà inferiore al 5% del Fus.

Al di là delle interpretazioni tecniche dello statuto di Fondazione Arena, tuttavia, il presidente della Camera di Commercio, Giuseppe Riello si è dimostrato interessato alla prospettiva, avanzata dal sindaco Sboarina, di coinvolgere maggiormente i privati all’interno del teatro. «Credo che l’obiettivo di innalzare la qualità degli spettacoli sia importante e che indichi che siamo sulla strada giusta per attrarre privati e investitori». Con una precisazione sulla progettuali necessaria: «Da imprenditore posso dire che potrei essere interessato, e come me altri imprenditorie veronesi, a collaborare con l’Arena se la mia azienda ne avesse un vantaggio. Ad esempio, mi piacerebbe sponsorizzare un’opera, ma spetta al sovrintendente e al marketing capire in che modo poter garantire benefici, almeno dal punto di vista della visibilità, alle aziende che lo fanno. Serve un progetto innovativo al di là dell’Art Bonus che non può essere l’unico modo per sostenere la cultura e che non appare così allettante».


E a sposare l’idea di un rilancio che però guardi al miglioramento della qualità degli spettacoli proposti ci sono anche le organizzazioni sindacali, relativamente soddisfatte di un ritorno alla normalità, dopo un anno e mezzo di commissariamento. «Per essere precisi – chiarisce Paolo Seghi segretario Slc Cgil di Verona – noi non chiediamo il ritorno alla normalità, noi chiediamo l’eccellenza perché, per noi, la normalità significa guardare al passato, mentre vogliamo parlare di futuro. E credo che in questo futuro sia giusto che il Comune si assuma le proprie responsabilità per il rilancio con un’attenzione e un impegno che in passato non ci sono stati». Con la collega Beatrice Tommasi, segretario Fistel Cisl che aggiunge: «Per il nostro futuro sono fondamentali i progetti che Fondazione e Comune sapranno realizzare per far tornare grande il nostro teatro».

Samuele Nottegar

Lunedì il faccia a faccia Tosi-sovrintendente Bertucco: pressioni su Sboarina contro Polo
Mal di pancia nella maggioranza sulla nomina del massimo dirigente dell’ente lirico

Verona - Conto alla rovescia per le nomine ai vertici della Fondazione Arena. Dopo l’accordo dell’altra mattina tra il ministro Dario Franceschini e il sindaco Federico Sboarina, adesso devono arrivare quattro nomi di Consiglieri d’Indirizzo: due scelti da Franceschini (Pd di sua stretta fiducia?) e altrettanti indicati da Sboarina (uno di Battiti e uno di Verona Domani, forse, visto che il leghista Gabriele Maestrelli, ex sindaco di San Pietro in Cariano, è già stato indicato dalla Regione Veneto). Dopo la nomina, il CdI si riunirà entro 8 giorni, e in quella sede probabilmente usciranno i nomi del nuovo sovrintendente (Giuliano Polo è finora il gran favorito per una riconferma, magari con qualche mal di pancia tra casaliani e leghisti) e del Direttore artistico (si parla del soprano Cecilia Gasdia).

Intanto continua l’attesa per il «faccia a faccia» tra Polo e i capigruppo consiliari (ma in particolare tra il sovrintendente e l’ex sindaco Flavio Tosi). L’incontro, più volte rinviato, dovrebbe avvenire lunedì a Palazzo Barbieri, ma non ci sono conferme ufficiali.
Intanto Tosi non demorde, e torna all’attacco: «Prendiamo atto dell’ottimismo del sindaco Sboarina circa la fine delle criticità per la Fondazione – dice – e rimaniamo in attesa dell’audizione sua, del sovrintendente Polo e magari dell’ambasciatore di tutte le russie, ovvero il vicesindaco Fontana, anche per capire come, pur sapendo l’errore macroscopico che stava compiendo il sovrintendente, abbiano lasciato che facessimo una pessima figura internazionale, facendo fallire la trasferta a San Pietroburgo. E speriamo – conclude Tosi - che il futuro (attuale?) sovrintendente prenda in mano per tempo la questione dei due mesi all’anno di taglio salariale per i dipendenti, perché tale misura cesserà alla fine del 2018 e vale oltre tre milioni l’anno».

Dal fronte opposto, Michele Bertucco ribatte chiedendosi se «il sindaco saprà resistere alle pressioni dei vari Tosi, Casali e Valdegamberi che non vogliono la riconferma di Polo a sovrintendente. Temiamo – dice - che a fronte dei diktat dei capibastone il sindaco dimenticherà in un lampo ciò che il commissario, con la fiducia e il sacrificio dei lavoratori, ha fatto per risollevare le sorti della Fondazione dopo che Tosi e Girondini l’avevano affossata». Secondo Bertucco, «occorre un segno di discontinuità rispetto alle vecchie logiche spartitorie: se ci sarà un nuovo sovrintendente, questi dovrà essere selezionato con bando pubblico».

Lillo Aldegheri

martedì 17 ottobre 2017

"Riequilibrio conti Fondazioni Lirico Sinfoniche a rischio" dalla relazione del commissario di Governo Sole - da ADNKronos


"A rischio il riequilibrio dei conti delle fondazioni liriche", la relazione del commissario Sole

4 ottobre 2017

Una scena del 'Macbeth' di Verdi firmato Emma Dante al Teatro Massimo di Palermo
(foto Franco Lannino /Studio Camera)
Poche luci e molte ombre nella relazione semestrale del commissario di Governo, Gianluca Sole, sull'andamento dei piani di risanamento delle fondazioni lirico sinfoniche italiane. Nel documento, datato settembre 2017 e relativo ai bilanci approvati del 2016 delle nove fondazioni che hanno beneficiato dei fondi statali per il risanamento previsti dalla Legge Bray, si parla infatti di un "miglioramento sul fronte dell'equilibrio economico, raggiunto da tutte le fondazioni ma ancora tutto da consolidare e, in ogni caso - scrive Sole - tranne pochissimi casi, insufficiente ad alimentare in misura rassicurante il processo di riequilibrio finanziario e patrimoniale nei modi e nei tempi previsti".

Un quadro abbastanza preoccupante soprattutto alla voce 'costi e ricavi', dove il commissario evidenzia ancora una volta (l'aveva già fatto nelle precedenti relazioni), la necessità di "ampliare in misura rilevante il divario fra ricavi e costi con azioni molteplici e contestuali". Ma è l'andamento della situazione finanziaria e patrimoniale delle fondazioni lirico sinfoniche "non positivo" a destare "forti preoccupazioni - scrive Sole - in quanto non riesce a far intravedere quei segnali di inversione di tendenza verso il riequilibrio (fissati per la fine del 2018, ndr), ormai necessari e non oltre rinviabili".

Il quadro che emerge, quindi, dall'analisi dei dati del 2016 condotta dal commissario Sole è "di un'inversione di tendenza nel livello di aderenza alle previsioni contenute nei Piani di risanamento" delle fondazioni liriche, in senso positivo. Ma gli stessi dati confermano anche, scrive Sole, "taluni gravi limiti gestionali (es. carente capacità di generare ricavi da mercato, rigidità nella struttura dei costi, etc.)" e "la criticità della condizione patrimoniale e finanziaria di quasi tutte le fondazioni lirico sinfoniche sottoposte al monitoraggio. Elementi questi ultimi che - avverte il commissario - ove non vengano rapidamente ed efficacemente affrontati con adeguate e proporzionate misure, anche di natura straordinaria, rischiano di precludere, al di là di ogni apprezzabile sforzo, il buon esito dell'azione di risanamento sin qui messa in campo dallo Stato in favore di queste fondamentali istituzioni culturali nazionali, almeno entro l'orizzonte temporale ad oggi fissato", che è la fine del 2018.

Tra i punti presi in esame nella relazione, le cosiddette 'alzate di sipario' che aumentano "rispetto ai Piani, seppure in misura contenuta (+2,1%)", anche se, scrive Sole, "non sempre tale scelta ha trovato positivo riscontro in termini di effettivo e coerente aumento del numero di spettatori". Quanto a questi ultimi, il commissario registra un aumento del 7,2% nel 2016 e sottolinea anche "l'incremento del tasso medio di saturazione dei teatri (occupancy rate), che passa dal 33 al 53%" e che, "ad eccezione delle fondazioni di Genova e Firenze", mostra "un incremento diffuso per tutte le altre fondazioni". "Rimane, tuttavia, l'evidenza dei teatri pieni (in media) a metà", sottolinea Sole, auspicando che su quest'area di performance si lavori "ancora e meglio", trattandosi di "un obiettivo fondamentale nella prospettiva del risanamento e della ripresa non solo economica" delle fondazioni liriche.

I ricavi invece crescono rispetto agli obiettivi dei Piani di risanamento dello 0,5%, dato apparentemente minimo ma in realtà significativo visto che nel 2015 lo scostamento era del -5,4%. Anche sul fronte dei costi, la relazione di Sole registra un impegno al contenimento con alcune fondazioni (Bologna, Genova e Trieste) che "hanno addirittura registrato una riduzione dei costi operativi totali rispetto alle previsioni dei Piani". Ma quello che l'analisi di Sole evidenzia è "la generalizzata inadeguatezza della gestione economica" delle Fondazioni "a generare risorse congrue con i livelli di indebitamento cumulati negli anni". E sottolinea che, ad eccezione dell'Arena di Verona, tutti i teatri "presentano valori al meglio di poco superiori al 10% del debito totale. Un risultato purtroppo ancora largamente inadeguato" per "raggiungere l'auspicato riequilibrio finanziario in tempi ragionevoli".

Tra le nove fondazione prese in esame, a destare maggiore preoccupazione, secondo la relazione di Sole, è il Maggio Musicale Fiorentino dove la situazione complessiva "permane gravemente critica sia sotto il profilo finanziario che patrimoniale" e mette "seriamente a rischio la realizzabilità del percorso di risanamento intrapreso e la tenuta della continuità aziendale". Sole ricorda che "proprio in considerazione della criticità della situazione", è stato chiesto al Maggio di "riformulare il proprio Piano di risanamento per il triennio 2016-2018, prevedendo, tra le altre misure, una adeguata ri-patrimonializzazione dell'Ente da parte dei soci".

Anche al Carlo Felice di Genova la situazione "si conferma complessivamente critica", scrive Sole, parlando di "pesante scostamento negativo dagli obiettivi del Piano del risultato d'esercizio". Anche in questo caso il commissario parla di "indifferibile impegno degli enti soci volto, nel breve periodo, a rafforzare adeguatamente la dotazione patrimoniale". L'Opera di Roma, secondo Sole, presenta "valori migliori nella gestione operativa, fatta eccezione per le voci di costo relative alla produzione e al personale", ma una situazione patrimoniale "fortemente critica", gravata da "un debito troppo elevato, soprattutto se riferito all'esigua dotazione patrimoniale e - prima ancora - all'estrema difficoltà a generare flussi di cassa adeguati al servizio del debito".

Anche nel caso del Costanzi, avverte Sole, "se la gestione caratteristica non è in grado di generare flussi consistenti di risorse idonei a finanziare la riduzione del debito accumulato", allora sarà "inevitabile" un "intervento straordinario" da parte dei soci (attuali o eventuali nuovi) di "ri-capitalizzazione della fondazione". In questa direzione il commissario parla di rafforzare l'azione sul "fund raising da privati" verso "l'obiettivo di un deciso miglioramento".

"Nel complesso in linea con le previsioni del Piano" sono i risultati di gestione del 2016 del Teatro Petruzzelli di Bari, anche se "desta forte preoccupazione", secondo la relazione del commissario governativo, il "mancato rafforzamento patrimoniale, previsto nel Piano per il 2016 e solo in minima parte realizzato". Risultati "almeno in parte positivi" sono quelli del Teatro Comunale di Bologna, ma Gianluca Sole segnala "la situazione critica dello stock debitorio, che cresce dell'11,6% rispetto alla stima del Piano, raggiungendo quota complessiva di 28,36 milioni di euro".

Anche il San Carlo di Napoli presenta una gestione 2016 dagli "esiti solo in parte positivi". Nella valutazione pesano "sia il mancato raggiungimento di alcuni obiettivi economici previsti nel Piano", sia "una struttura finanziaria e patrimoniale fortemente sbilanciata". Sole parla di "elevato indebitamento" e "parimenti elevato livello di crediti".

Diversa la situazione al Massimo di Palermo dove la relazione del commissario registra "un generale miglioramento dei risultati, sia rispetto agli obiettivi del Piano 2016 che rispetto al consuntivo 2015". Sole rileva alcuni "andamenti critici" nell'area finanziaria relativi allo "stock del debito e all'ammontare dei crediti". Il debito però può essere ricondotto in parte "alla mancata erogazione del finanziamento dello Stato". In ogni caso, esaminando la gestione operativa del Massimo di Palermo "emergono - scrive Sole - risultati economici migliori rispetto alle previsioni del Piano".

Per quel che riguarda il Teatro Verdi di Trieste, Sole parla di "un generale e positivo allineamento dei risultati dell'esercizio rispetto alle previsioni di Piano", a fronte di "alcuni valori critici" che riguardano i crediti e il debito che "ha registrato un incremento del 5% rispetto alle stime del piano, raggiungendo il valore complessivo di 27,1 milioni di euro (a fronte dei 25,7 previsti)".

L'Arena di Verona, infine, che è entrata nel sistema di monitoraggio per la prima volta avendo chiesto l'accesso al piano di risanamento dopo le altre fondazioni, presenta "risultati operativi di assoluto rilievo - scrive Sole - tra i quali spicca (unica tra le fondazioni oggetto di monitoraggio) un margine di produzione considerevolmente in attivo". Di fronte a questi dati positivi, però, fa da contraltare "lo stato di alta criticità in cui versa la fondazione sotto il profilo finanziario". Il commissario giudica quindi "imprescindibile individuare da subito nuove e maggiori entrate entro e - soprattutto - oltre l'orizzonte del Piano (2016-2018), che abbiano un impatto significativamente positivo sul flusso di cassa della fondazione".

Il commissario fa riferimento a "flussi finanziari ulteriori" che potrebbero derivare "sia dalla gestione ordinaria", sia "da operazioni straordinarie (come una ri-patrimonializzazione in denaro della fondazione da parte degli enti soci e/o di terzi, anche dilazionata nel tempo)".

Fine del commissariamento della Fondazione Arena - Vvox.it


FONDAZIONE ARENA, FINE DEL COMMISSARIAMENTO

16 ottobre 2017

Stamattina, nella sede del ministero dei Beni Culturali, il sindaco Federico Sboarina ha incontrato il ministro Dario Franceschini per concordare la fine della fase commissariale per la Fondazione Arena. Per avviare la ricostituzione degli organismi di gestione (Consiglio di indirizzo), è necessaria la volontà dei soci fondatori di chiudere la fase emergenziale dopo che è stato approvato il piano di risanamento dai ministri competenti (Beni culturali e Finanze), avvenuto lo scorso 12 settembre. L’accesso alla legge Bray, con il finanziamento di 10 milioni, permette ora di riavviare la normale conduzione.

Nei prossimi giorni, il sindaco invierà al ministro Franceschini la lettera in cui comunica la fine del commissariamento, successivamente nominerà il proprio rappresentante nel Consiglio di indirizzo e altrettanto farà il ministro. Già designato, invece, il rappresentante della Regione, che è Gabriele Maestrelli. Una volta individuati i membri e con il sindaco presidente della Fondazione, ci sono 8 giorni per la convocazione della prima seduta.


«Dai prossimi giorni saremo in grado di attuare quel grande rilancio di cui la Fondazione Arena ha bisogno – ha detto il sindaco -. L’incontro di questa mattina a Roma con il ministro Dario Franceschini è stato positivo e abbiamo convenuto sulla necessità di chiudere la fase commissariale. E, mentre in parallelo vengono espletati gli adempimenti amministrativi, abbiamo già iniziato il lavoro verso la qualità vera, fin dalla prossima stagione. Anche il ministro è convinto che questa sia l’unica maniera per rendere di nuovo grande nel mondo l’Arena. Lo faremo con cartelloni di spicco nella lirica e nell’extralirica, ma anche con produzioni esclusive per il nostro teatro all’aperto. Una nuova modalità che ci permette sviluppo culturale e anche turistico, ma soprattutto di voltare pagina rispetto agli ultimi anni di gestione negativa. Le polemiche non servono, fanno solo perdere tempo, danneggiano la Fondazione ed è preferibile lasciarle al passato e a chi la situazione negativa degli ultimi anni l’ha determinata. Da oggi in avanti, si cambia rotta, impegnandoci in proposte capaci di attrarre anche investitori privati che non si sentano chiamati solo a ripianare i debiti, ma ad essere protagonisti di un grande progetto. Per raggiungere questi obiettivi, un ruolo fondamentale toccherà ai lavoratori che hanno le competenze e l’esperienza necessarie per permetterci di pensare in grande»

fonte: http://www.vvox.it/2017/10/16/fondazione-arena-fine-del-commissariamento/

Fondazione Arena: fine del commissariamento - Rassegna Stampa - 17 ottobre 2017 (Corriere di Verona)


ARENA, FINITO IL COMMISSARIAMENTO
Ora le nomine e il primo Consiglio

Il sindaco incontre il ministro Franceschini. «Si volta pagina, punteremo sulla qualità»

Sboarina e il rilancio. Cartelloni di spicco nella lirica e nell’extralirica e produzioni esclusive per il nostro teatro all’aperto

martedì 17 ottobre 2017

«Adesso si volta pagina e l’Arena può tornare a essere grande nel mondo». Il sindaco Federico Sboarina è rientrato decisamente soddi- sfatto da Roma, dove ieri mattina ha incontrato il ministro al Beni culturali Dario Franceschini per concordare la chiusura definitiva del commissa- riamento della Fondazione Arena: per farlo, era necessaria l’intesa di due soci fondatori, come appunto governo e Comune. Presto le indicazioni sul consiglio di indirizzo.

«Adesso si volta pagina e l’Arena può tornare a essere grande nel mondo». Il sindaco Federico Sboarina è rientrato decisamente soddisfatto da Roma, dove ieri mattina ha incontrato il ministro al Beni culturali Dario Franceschini per concordare la chiusura definitiva del lungo periodo di commissariamento della Fondazione Arena.

Per voltare pagina, appunto, era necessaria l’intesa di almeno due dei soci fondatori (Comune, Stato, Regione e Camera di Commercio). Comune e governo hanno confermato ieri questa volontà. Adesso dovranno entrambi procedere alla nomina dei propri rappresentanti nel nuovo Consiglio d’Indirizzo. Fatta questa scelta (col rappresentante della Regione, Gabriele Maestrelli, già designato) e in attesa di capire cosa farà la Camera di Commercio, il Consiglio si dovrà riunire entro gli otto giorni successivi. E si tornerà alla normalità. «Dai prossimi giorni – ha detto Sboarina - saremo in grado di attuare quel grande rilancio di cui la Fondazione Arena ha bisogno e da subito, mentre in parallelo vengono espletati gli adempimenti amministrativi, abbiamo già iniziato il lavoro verso la qualità vera, fin dalla prossima stagione». Il sindaco ha spiegato che «anche il ministro è convinto che questa sia l’unica maniera per rendere di nuovo grande nel mondo l’Arena, e lo faremo con cartelloni di spicco nella lirica e nell’extralirica, ma anche con produzioni esclusive per il nostro teatro all’aperto, con una nuova modalità che ci permette sviluppo culturale e anche turistico, ma soprattutto di voltare pagina rispetto agli ultimi anni di gestione negativa». Quanto alle polemiche dei giorni scorsi (sulla mancata trasferta in Russia, ma non solo) Sboarina ha detto che «le polemiche non servono, fanno solo perdere tempo, danneggiano la Fondazione ed è preferibile lasciarle al passato e a chi la situazione negativa degli ultimi anni l’ha determinata. Da oggi in avanti, - ha concluso il sindaco - si cambia rotta, impegnandoci in proposte capaci di attrarre anche investitori privati che non si sentano chiamati solo a ripianare i debiti, ma ad essere protagonisti di un grande progetto, e per raggiungere questi obiettivi, un ruolo fondamentale toccherà ai lavoratori che hanno le competenze e l’esperienza necessarie per permetterci di pensare in grande».

Il commissariamento della Fondazione lirica era iniziato un anno e mezzo fa, il 15 aprile 2016. Otto giorni prima, il Consiglio d’Indirizzo, presieduto dall’allora sindaco Flavio Tosi e di cui facevano parte Massimo Ferro (Camera di Commercio), Guidalberto di Canossa (Comune), Alberto Mion e Sergio Cinquetti (nominati dal ministero), aveva proposto, all’unanimità, la messa in liquidazione della Fondazione dopo la bocciatura dell’accordo per il contenimento dei costi decisa da un referendum tra i lavoratori (132 i no e 130 i sì). Tosi aveva spiegato allora che serviva «uno strumento alternativo» e che il Festival lirico non sarebbe più stato organizzato dalla Fondazione Arena. E per l’imminente stagione 2016, lo stesso Tosi aveva ipotizzato anche una gestione diretta da parte di Palazzo Barbieri (l’Anfiteatro è di proprietà comunale).

Il ministero aveva però respinto la proposta e aveva invece optato per il commissariamento. Mentre iniziavano a esplodere le polemiche sulla proposta di creare una Spa (idea avanzata dall’imprenditore Giuseppe Manni e dagli avvocati Lamberto Lambertini e Giovanni Maccagnani) arrivava da Roma il Commissario straordinario, Carlo Fuortes, che avrebbe poi nominato, in ottobre, il nuovo sovrintendente, Giuliano Polo (anche Francesco Girondini era decaduto, come il direttore artistico Paolo Gavazzeni, per effetto del decreto ministeriale). Nel settembre scorso era stato poi approvato il piano di risanamento, consentendo l’accesso alla legge Bray e al relativo finanziamento di 10 milioni di euro. Il che aveva consentito il regolare svolgimento della stagione operistica 2017. Ora è questione di… nomi. Nomi per il Consiglio d’Indirizzo e nome del sovrintendente, con Giuliano Polo che viene dato in pole per la riconferma. E il tempo d’attesa potrebbe essere brevissimo.

Lillo Aldegheri

giovedì 5 ottobre 2017

FONDAZIONE ARENA - Caso Aida saltata in Russia - Sulle responsabilità di Polo si spacca la maggioranza di centrodestra in Comune - Rassegna Stampa - 5 ottobre 2017 (Corriere di Verona)


Il caso Aida ora spacca il centrodestra
Arena, Casali chiede la testa del sovrintendente

giovedì 5 ottobre 2017

Esponenti di primo piano della maggioranza come Stefano Casali chiedono la testa del sovrintendente della Fondazione Arena Giuliano Polo (che Sboarina pensa a riconfermare) dopo la trasferta dell’Aida in Russia annullata.

Il caso Russia si complica, e c’è un nuovo colpo di scena. Dopo lo scontro tra Flavio Tosi e il sovrintendente Giuliano Polo sulla mancata trasferta a San Pietroburgo della Fondazione lirica, il consigliere regionale Stefano Casali, leader del gruppo Verona Domani, chiede che il sovrintendente Giuliano Polo se ne vada al più presto e che la Fondazione lirica trovi un nuovo management.

Casali è parte fondamentale della maggioranza che ha portato all’elezione a sindaco di Federico Sboarina. E Sboarina ha più volte elogiato Polo, in pratica facendo pensare ad una sua riconferma, anzi, praticamente annunciandola. Si apre una prima crepa nella compagine che finora ha marciato compatta dopo l’elezione del giugno scorso. L’attesissimo confronto tra sovrintendente e gruppi politici consiliari (rinviato da lunedì a mercoledì prossimo, per impegni di Polo a Roma) diventa a questo punto uno snodo fondamentale per tutta la politica cittadina.

Ma partiamo dalla novità di ieri. In un comunicato, firmato da Stefano Casali ma anche dai consiglieri regionali Andrea Bassi, dal leghista Alessandro Montagnoli, dal padovano Luciano Zandonà (Lista Zaia) e da Stefano Valdegamberi (Gruppo Misto), si afferma che «prima finisce l’esperienza veronese di Giuliano Polo, meglio sarà». E Casali spiega in maniera assolutamente decisa che «Verona è una capitale mondiale della lirica. Occorre una selezione internazionale che punti a portare alla Fondazione lirica il meglio che esiste in questo settore: va chiuso quindi il periodo del commissariamento – conclude – e quindi va ringraziato e salutato chi è stato qui finora. Dopo di che, guardando avanti, è il momento delle scelte».

Da rilevare che tutti i firmatari sono considerati molto vicino al mondo russo (attivissimo, su questo fronte, Stefano Valdegamberi) e che proprio Luciano Sandonà è il presidente dell’associazione culturale Veneto-Russia. Nel comunicato, si ricorda come «la trasferta a san Pietroburgo con l’allestimento dell’Aida sarebbe stata accolta dalla popolazione e istituzioni russe come chiaro segnale di dialogo, capace di superare le posizioni europee sulle sanzioni. E se il sovrintendente non lo comprende dimostra limiti evidenti, perché quella mancata missione ha creato un danno il cui costo non è facilmente quantificabile».

Conclusione secca: «Giuliano Polo, giunto a Verona sulla scorta di accordi tra il ministro Franceschini e l’allora sindaco Tosi, prima finisce la sua esperienza veronese meglio è». Nella bufera s’inserisce al volo Flavio Tosi, spiegando che «il tentativo di accostare il sottoscritto a Polo, è quanto di più infondato ci possa essere, visto che lui fu nominato dal professor Fuortes, il quale a sua volta è espressione del ministro Franceschini, con una scelta mai condivisa dalla scrivente». Secondo l’ex sindaco, peraltro, i consiglieri seguaci di Zaia «parlano con la nuora, perché la suocera intenda, nel senso che probabilmente mirano ad impedire che lo zaiano Sboarina confermi Polo nel suo ruolo, cosa che il sindaco ha ripetutamente affermato di voler fare».

Al sovrintendente arriva invece la piena solidarietà di Michele Bertucco, secondo il quale «se la Fondazione Arena ha la possibilità di un futuro è proprio grazie al lavoro fatto dai commissari Fuortes prima e Polo poi, sulle macerie create da lui e dall’ex Sovrintendente Girondini. E senza l’uso delle scorciatoie di contabilità creativa di Girondini in occasione del trasferimento dell’archivio bozzetti e figurini da Fondazione Arena ad Arena Extra su cui si concentra più di una inchiesta.


Giusto ieri, a proposito della mancata trasferta russa, all’origine del pandemonio attuale, il sovrintendente Polo ha precisato che la decisione di aggiungere al costo della trasferta quello di tutto il personale dipendente, compresi gli amministrativi, «non era affatto una captatio benevolentiae nei confronti dei sindacati: i 52 giorni di sospensione delle attività per i dipendenti – ha spiegato - fanno parte di un accordo collettivo ritenuto condizione necessaria per accedere ai fondi della Bray, e la mia decisione è stata legata ad una espressa previsione di un contratto collettivo stipulato nel giugno 2016, prima del mio arrivo: un accordo collettivo allegato al piano di risanamento e condizione per potere accedere ai fondi». Quindi: se rientrano i dipendenti al lavoro, deve pagarli qualcun altro.

Lillo Aldegheri

TOSI SENZA VERGOGNA!! - da Michele Bertucco (Sinistra in Comune)


COMUNICATO STAMPA

Senza vergogna

E’ imbarazzante l‘astio e la sicumera con cui l’ex SindacoTosi punta il dito contro il sovrintendente Polo sulla mancata tourneé all’estero della Fondazione Arena. In attesa di sentire Polo in una delle prossime conferenze dei capigruppo, ricordiamo all’ex sindaco che se la Fondazione Arena ha la possibilità di un futuro è proprio grazie al lavoro fatto dai commissari Fuortes prima e Polo poi, sulle macerie create da lui e dall’ex Sovrintendente Girondini. E senza l’uso delle scorciatoie di contabilità creativa di Girondini in occasione del trasferimento dell’archivio bozzetti e figurini da Fondazione Arena ad Arena Extra su cui si concentra più di una inchiesta.


Se fosse stato per Tosi, che vede sindacati rossi dappertutto, a quest’ora la Fondazione sarebbe privatizzata, le maestranze a spasso e il teatro stabile veronese sciolto. Grazie alle nuove competenze e alla novità delle proposte, oggi invece ci si può attendere la ripresa anche delle attività all’estero come stimolo per far conoscere la tradizione culturale cittadina, che qualcuno voleva seppellire, e attirare turismo di qualità.

FONDAZIONE ARENA: Caso Russia, Tosi all'attacco di Polo - Rassegna Stampa - 4 ottobre 2017 (L'Arena)

mercoledì 4 ottobre 2017

CASO RUSSIA,
TOSI ALL'ATTACCO DI POLO
Ora è il sovrintendente a dover dire perchè è saltata la recita al costo inferiore fissato da lui


martedì 3 ottobre 2017

Fondazione Arena - Polemica trasferta in Russia, Polo: "Preventivo esoso? Nel 2014 furono chiesti 500 mila euro in più dalla precedente amministrazione che ha lasciato la Fondazione con un buco di 30 milioni di euro". - Rassegna Stampa - 3 ottobre 2017 (Corriere di Verona)


Polo: «Preventivo esoso per Aida in Russia? Di 500 mila euro inferiore a quello del 2014»
Il sovrintendente: «Richiamare tutti al lavoro? Obbligo della Bray»

3 ottobre 2017

Giuliano Polo, sovrintendente della Fondazione Arena, racconta la sua verità sulla mancata trasferta a San Pietroburgo. «So che il preventivo di 900 mila euro è alto, ma è inferiore rispetto al 2014 quando una bozza di contratto diceva che quella stessa opera costava ai russi 1,4 milioni».

VERONA «Intervengo mal volentieri sulla vicenda della mancata trasferta della Fondazione Arena alla Zenit Arena di San Pietroburgo. Questa cosa mi ha procurato dispiacere perché sono stati riportati sprazzi di fatti in maniera disarticolata». Il sovrintendente Giuliano Polo ha deciso di spiegare i motivi che lo hanno indotto a inviare a Kostantin Suchenko, presidente per la Cultura del Comitato di San Pietroburgo, quell’ormai famoso preventivo da 900 mila euro che ha fatto traballare i russi al punto da far tramontare la tournée. «Il motivo è semplicissimo - dice Polo - ed è legato al fatto che la Fondazione Arena è in regime di Legge Bray. Nel piano di risanamento, da lacrime e sangue, è previsto di ridurre i costi di 4 milioni di euro e 2,4 milioni si ottengono con la sospensione dell’attività per due mesi, a ottobre e novembre». Questo cosa comporta?
«Comporta che una volta presi tali impegni, in questi due mesi qualsiasi attività della Fondazione Arena deve svolgersi a saldi invariati, ovvero a costo zero».
Da qui la sua richiesta al Teatro Music Hall di 900 mila euro per la tournée dell’Arena...
«L’imputazione dei costi all’ente ospitante è un atto dovuto. E alla tournée io sono costretto a far partecipare tutti, anche gli amministrativi che, pur restando a Verona, devono rientrare al lavoro. Sono consapevole del fatto che la cifra è piuttosto elevata, ma - ripeto è una necessità che deriva dagli obblighi di legge».
In pratica, se l’accordo fosse andato in porto, i lavoratori di Fondazione Arena cosa avrebbero guadagnato?
«Avrebbero ridotto lo stop dal lavoro di mezza mensilità a novembre».
Per lei sarebbe stato un gran colpo dal punto di vista delle relazioni sindacali...
«I rapporti sindacali sono importanti perché sono alla base delle corrette relazioni industriali. I sindacalisti erano informati su questa possibilità. Ma perché era mio dovere tenerli al corrente, non certo perché dovevo farmi bello davanti a loro. Mi pare che il Pia- no di risanamento parli da solo...».
Tutto è tramontato perché il Teatro Music Hall di San Pietroburgo ha ritenuto troppo esosa la sua richiesta...
«Ecco, qui vorrei precisare alcune cose».
Tipo?
«Tipo che io ho inviato il preventivo oggetto della polemica in data 17 marzo 2017 e che da quel giorno in poi non ho ricevuto risposta dal mio interlocutore. Questo, nonostante io abbia inviato in data 21 aprile 2017 una mail di sollecito e in data 24 maggio 2017 un’altra mail di sollecito».
Infatti, come abbiamo scritto sul Corriere di Verona, la risposta è arrivata il 30 giugno 2017...
«Infatti...».
Ma cos’è, una risposta legata all’esito delle elezioni comunali e al conseguente cambio della guida amministrativa di Verona?
«Questo lo dice lei, non certo il sottoscritto».
Però è anche vero che questo accordo con San Pietroburgo lo avevano sottoscritto l’ex sindaco Flavio Tosi e l’ex sovrintendente Francesco Girondini...
«Questo glielo confermo. E, anzi, le dirò di più».
Prego...
«Esiste una bozza di contratto, datata 2014 , tra la Fondazione Arena e il Teatro di San Pietroburgo nella quale c’è scritto che il costo della tournée per la rappresentazione di Aida sarebbe stato di 1 milione e 400 mila euro».
Addirittura? Lo dimostri... Sbirciamo un documento in cui si parla di 4 tranche di pagamenti, tre da 420 mila euro e uno da 140 mila. Viaggio in aereo con 21 business class, 133 camere doppie, 121 singole e due suite a disposizione.
Però anche quella trasferta non si fece...
«Credo per problemi economici, non certo per l’assenza dello stadio come, in maniera fuorviante, è stato detto. Resta il fatto che se io avessi dovuto sentirmi imbarazzato per aver redatto un preventivo di 900 mila euro mi chiedo come avrebbe dovuto sentirsi chi aveva sottoscritto una bozza di contratto per 1 milione e 400 mila euro».
Il sindaco Tosi ha detto che porterà il caso della tournée mancata a San Pietroburgo in consiglio comunale. Lei ci andrà?
«Certo che ci andrò. E mi piacerebbe parlare non solo della tournée saltata ma anche della gestione degli ultimi anni della Fondazione Arena. Così, giusto per fare un po’ di chiarezza su un buco di quasi 30 milioni di euro e sui 300 mila euro in cassa che ho trovato quando sono arrivato. E poi...». E poi?
«È farisaico che qualcuno si preoccupi dei lavoratori in sospensione quando questo stesso qualcuno, con un atto illegittimo del Consiglio di Indirizzo, aveva chiesto la liquidazione coatta dell’ente».
Un’ultima domanda sovrintendente Polo. Ma non si potevano proprio limare i costi e fare questa tournée?
«Si sarebbero potuti limare con l’aiuto di qualche sponsor o con l’investimento da parte del Comune o di qualche ente di una cifra a supporto. Ma i tempi lunghi della risposta di San Pietroburgo hanno complicato le cose».
C’era una bozza di contratto del 2014 con spese per 1, 4 milioni

Tardiva la risposta di San Pietroburgo È arrivata dopo le elezioni

Spadaccino

Fondazione Arena - Polemica trasferta in Russia, Polo: "Ecco la verità" - Rassegna Stampa - 3 ottobre 2017 (L'Arena)


3 ottobre 2017

sabato 30 settembre 2017

Rassegna Stampa - 28 settembre 2017


Artisti, tecnici e anche 55 amministrativi
Aida saltata: il conto respinto dalla Russia
Le lettere dal governo di Mosca e l’ultimo preventivo (da 900 mila euro) di Polo dopo il no di San Pietroburgo

28 settembre 2017

VERONA Ci sono gli impegni del governo russo, i preventivi della Fondazione Arena e le rimostranze del teatro di San Pietroburgo, ma anche del sovrintendente Giuliano Polo. La trasferta , saltata, di novembre dell’Aida a firma Franco Zeffirelli allo stadio dello Zenit non era solo un’ipotesi ventilata, almeno non lo era per la Russia e, dopo un pre-accordo sottoscritto con l’ex giunta scaligera ancora nel 2014 e reiterato a marzo, il teatro Music hall di San Pietroburgo si è mosso con il proprio ministero alla Cultura per ottenere fondi «fuori bilancio» per finanziare un’iniziativa, ritenuta «importante». Il 17 febbraio, la soprintendente del teatro, Julia Strizhak, ha scritto al Ministero chiedendo contributi statali. A stretto giro, il 20, il direttore del Dipartimento per il sostegno statale alle iniziative artistiche, A.V. Malyshev (uomo molto vicino al presidente Vladimir Putin) ha promosso la scelta di organizzare una tournée dell’Arena allo Zenit-Arena sull’isola di Krestovskij. «Il ministero alla Cultura – si legge – esprime i suoi ringraziamenti per l’iniziativa e chiede di presentare la seguente documentazione: materiale informativo del progetto, preventivo finanziario, entità del cofinanziamento da parte del governo di San Pietroburgo».

Mossa successiva, la missiva di Mosca al governatore di San Pietroburgo. «Il teatro Music hall si è rivolto al Ministero per una esecuzione dell’opera Aida in seno al sesto Forum internazionale della cultura, al contempo è possibile organizzare la cerimonia ufficiale di passaggio di testimone alla Repubblica italiana per lo svolgimento del festival Stagioni russe nel 2018 – scrive il governo -. Il Ministero è pronto a fornire sostegno, Vi chiediamo pertanto di sostenere la proposta e di mettersi a disposizione per l’organizzazione di questo significativo evento internazionale».

Ricevuto l’imprimatur della politica, il Music hall ha chiesto a Verona un preventivo e la risposta della Fondazione del 17 marzo, per citare le parole della soprintendente del 30 giugno, ha generato «molto stupore»: 900 mila euro per una data. La Russia era stata avvisata che, ad Arena chiusa, il teatro ospitante si sarebbe dovuto accollare il costo del personale, mai però, a San Pietroburgo, avevano pensato di dover pagare gli stipendi di 12 giorni di lavoro e trasferta per una data e avevano ipotizzato un budget di mille euro netti a persona. Il carteggio non ha avuto gli effetti sperati e il 26 luglio è arrivata la replica di Polo. «Ogni dettaglio tecnico sarà discusso successivamente – scrive Polo - ora è di fondamentale importanza capire se ci sono le condizioni economiche per organizzare l’opera». Polo ha precisato che anche dettagliando i capitoli di spesa «il conto finale non varia». Anche perché, si legge, «la Fondazione versa in uno stato di crisi economica che ha portato, dall’anno scorso, alla chiusura delle attività in ottobre e novembre, per cui se l’istituzione ospitante vuole che il nostro personale partecipi al progetto, deve pagare spese di viaggio e stipendi (spese non caricate in Oman, ndr )». Questa la motivazione per cifre, scrive Polo a luglio, «sproporzionate». In caso di un niet al preventivo, Verona avrebbe potuto noleggiare le sole scenografie alla Music hall.

I 900 mila euro che hanno fatto «trasalire» i russi sono composti da 337 mila euro per i salari di 208 tecnici e artisti ma anche 87.500 per gli amministrativi (55 dipendenti), 98 mila euro di diaria di trasferta, 180 mila di noleggio di costumi, scarpe e parrucche, 10 mila per gli effetti scenici (fuochi, fumo, fulmini), 50 mila di diritti, 137.500 per scenografie e imprevisti. Non vedendo margini di trattativa, San Pietroburgo ha scelto di accantonare l’evento, i costi preventivati in Russia erano inferiori: 500 mila euro comprensivi della diaria di mille euro per artisti e tecnici.

Gloria Bertasi

Sei titoli per il Filarmonico. E Valdegamberi: «Polo si scusi»


VERONA La settimana prossima Fondazione Arena presenterà la Stagione Lirica 2017/18 del Teatro Filarmonico. In cartellone ci sono sei titoli. La prima alzata di sipario sarà il 17 dicembre, con La vedova allegra . L’operetta di Franz Lehàr andrà in scena per tutto il mese, fino al 31 dicembre. Poi seguiranno Otello di Giuseppe Verdi, dal 4 all’11 febbraio, e Manon Lescaut di Giacomo Puccini, in scena esattamente un mese dopo. Proprio del numero esiguo di spettacoli in cartellone, visto che ancora manca il programma della stagione sinfonica, si sono lamentati i maestri dell’orchestra che hanno sottolineato come manchi «un vero rilancio del teatro». Anche per rispondere alle sollecitazioni che vengono dai suoi stessi dipendenti e dall’accusa di andare in scena «per tutto l’inverno» con La Vedova Allegra , Fondazione ha deciso di presentare al pubblico gli altri titoli della stagione. Oltre alle tre opere già citate, la stagione invernale del Filarmonico propone anche Le nozze di Figaro di Mozart a inizio aprile, Anna Bolena di Donizetti a inizio maggio e Salomè di Strauss a fine maggio.Non si placa, intanto, la polemica per la mancata trasferta della Fondazione a San Pietroburgo. Il consigliere regionale Stefano Valdegamberi ha chiesto al sovrintendente Giuliano Polo di presentare scuse ufficiali alla Russia. «Chiedo che la Regione del Veneto, in quanto finanziatrice della Fondazione, mi faccia avere la corrispondenza intercorsa per capire come sono andate le cose. Mi aspetto dal sovrintendente delle scuse ufficiali».

Samuele Nottegar



Fondazione Arena, ancora braccio di ferro sull’integrativo

giovedì 28 settembre 2017

Lungo incontro ieri alla Fondazione lirica Arena sul rinnovo del contratto integrativo. E si proseguirà in prossimo incontro.

Protagonisti il direttore operativo Francesca Tartarotti, i sindacalisti del settore spettacolo Cgil, Cisl, Uil e Fials, e la Rsu, le Rappresentanza sindacale unitarie, dei 273 lavoratori stabili della Fondazione lirica, che arrivano a circa un migliaio in estate, per il festivale areniano.
IL CASO RUSSIA. Intanto, sulla mancata rappresentazione dell’Aida di Zeffirelli, in Russia, il 17 novembre allo stadio di San Pietroburgo, una precisazione. Il sovrintendente Giuliano Polo - che ha replicato ieri su L’Arena a polemiche locali e a una lettera piccata della direttrice del St. Petersburg State Music Hall Theatre - dicendo tra l’altro che «queste sono beghe da cortile, colpi di coda dell’antico regime» non si riferiva, come erroneamente interpretato da noi, al periodo sovietico, ma alla precedente gestione della Fondazione, targata Tosi-Girondini.

Comunque, il consigliere regionale del Gruppo misto, Stefano Valdegamberi, chiede «che la Regione Veneto, in quanto finanziatrice della Fondazione, mi faccia avere la corrispondenza intercorsa per capire come sono andate veramente le cose».

Enrico Giardini

Rassegna Stampa - 27 settembre 2017


LIRICA SENZA PACE. La Fondazione doveva allestire l'Aida il 17 novembre. Lo stop dopo il mancato accordo economico

Arena, sulla trasferta mancata scoppia la guerra con la Russia
Lettera di fuoco della direttrice del Teatro di San Pietroburgo: «Costi spropositati». La replica del sovrintendente Polo: «Beghe da cortile, il procedimento era regolare»

mercoledì 27 .09. 2017 CRONACA, p. 12


Scoppia un caso internazionale, a colpi di dichiarazioni infuocate sull'asse Italia-Russia, sull'annullamento della recita dell'Aida di Verdi, regia di Zeffirelli, che la Fondazione lirica avrebbe dovuto tenere in Russia, a San Pietroburgo, il 17 novembre, nel nuovo stadio. Uno stop, addebitato a un mancato accordo economico per l'allestimento dello spettacolo, che ha fatto andare su tutte le furie i lavoratori, orchestrali e coristi anzitutto, che da quella trasferta avrebbero ottenuto mille euro a testa, e anche i sindacati. Un braccio di ferro che ha ulteriori capitoli, ora.

LA VICENDA, infatti, ha provocato una reazione durissima da parte di Julia Strizhak, direttrice del St.Petersburg State Music Hall Theatre, che avrebbe dovuto organizzare in Russia la rappresentazione, nei confronti di Giuliano Polo, il sovrintendente della Fondazione Arena. In una lettera a Polo, la Strizhak, rispondendo a Polo e alla sua proposta, lamenta «la totale assenza del necessario dettaglio tecnico e programmatico che tale proposta dovrebbe contenere». La direttrice puntualizza che «siamo rimasti molto sorpresi di trovare un'indicazione sintetica del solo totale previsto dalla Fondazione Arena per fornirci i suoi servizi piuttosto che una spiegazione sistematica e dettagliata del costo di ciascun elemento. Purtroppo il riepilogo non chiarisce le spese per i musicisti orchestrali, i membri del coro, il personale tecnico, il noleggio delle scene e dei costumi».

I VERTICI DEL TEATRO russo ribadiscono il valore, anche politico, del progetto «Anno delle stagione russe in Italia», di cui la recita di Aida sarebbe diventata la cerimonia di apertura e il «punto di partenza per una celebrazione di un anno». Parlando dei costi della rappresentazione prospettati dalla Fondazione Arena, la Strizhak evidenzia poi che «i numeri indicati nel suo documento», dice a Polo, «appaiono sproporzionati al valore di mercato e alle tariffe correnti».E poi aggiunge che funzionari amministrativi di San Pietroburgo stavano progettando una visita a Verina per definire i dettagli dell'evento, «interamente realizzato dalle istituzioni statali russe». Pronta la replica di Polo, che al telefono non usa mezze misure: «Questo è un attacco di bassissima lega», sbotta, «perché il procedimento per organizzare lo spettacolo è stato del tutto regolare e monitorato e sostenuto da adeguata documentazione». E poi affonda il colpo: «Queste sono beghe da cortile, colpi di coda dell'antico regime», precisa, alludendo evidentemente a quello sovietico.

PAROLE DURE, dunque, quelle del sovrintendente della Fondazione lirica scaligera Polo, che oggi incontrerà ancora le rappresentanze sindacali sul tema del rinnovo del contratto integrativo. E precisa: «Le Rsu appena elette e i sindacati, comunque, erano del tutto al corrente di quanto è successo con San Pietroburgo, visto che avevo dato loro io stesso tutte le spiegazioni del caso». La Fondazione, tra l'altro, attende il termine del commissariamento di Carlo Fuortes e la nomina del Consiglio di indirizzo

Enrico Giardini




Gli orchestrali: ci hanno lasciati soli. Due mesi di stop e poi futuro incerto
La protesta dei dipendenti areniani: «Abbandonati a noi stessi»

27 settembre 2017

VERONA Lunedì sera per l’ultima volta in scena. Da ieri, invece, l’orchestra dell’Arena di Verona è in libera uscita. Questa settimana per smaltire le ferie e dal 1° ottobre per la chiusura del teatro. Il piano di risanamento voluto dal commissario Fuortes, infatti, impone due mesi di stop forzato di tutte le attività (e dello stipendio) per risparmiare sui costi di gestione. Una scelta non troppo apprezzata dai dipendenti il cui malcontento è esploso domenica durante le ultime prove.
A far da detonatore la mancata trasferta con Aida a San Pietroburgo prevista per novembre. Non difficile comprenderne le ragioni: «Ci comunicano – raccontano gli orchestrali – che si farà una tournée prestigiosa, proprio quando siamo a casa senza stipendio e che saremo pagati. E poi, senza una spiegazione precisa, che non si va più a San Pietroburgo, che tutto è saltato. Per una questione di costi, leggiamo sulla stampa. È come se ci avessero dato uno schiaffo a noi e alla Fondazione. Senza sapere il perché».Gli organizzatori russi lamentano costi troppo alti per la gestione della trasferta, 900mila euro complessivi richiesti dalla Fondazione per portare Aida a San Pietroburgo. Ai russi, si sarebbe chiesto di sostenere il costo degli stipendi dei dipendenti del teatro veronese. Repliche pubbliche sul tema da parte di Fondazione Arena, per adesso, non ce ne sono e questo ha molto innervosito un teatro che già non è sereno per l’imminente chiusura. «Se guardiamo al futuro– raccontano – non c’è notizia di quel rilancio di cui tanto si parla. Della stagione sinfonica non sappiamo nulla e l’unica cosa in programma è Vedova Allegra. Andremo in scena con quella per tutto l’inverno». L’operetta di Lehàr è in cartellone a partire dal 17 dicembre, ma il problema, sostengono i dipendenti, è che non si sa cosa ci sarà dopo. «Senza programmazione – rilanciano – cosa promuoverà il marketing, di cosa ci sarà pubblicità, chi comprerà i biglietti? Ci sentiamo abbandonati, dopo tutti gli sforzi che stiamo facendo. Chiederemo di incontrare il sindaco perché siamo lontani dall’idea di teatro di cui parlava in campagna elettorale». Prima di dicembre, sperano, quando il teatro riaprirà.

Samuele Nottegar