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sabato 17 giugno 2017

Rassegna Stampa - 17 giugno 2017


Fondazione occupata (per un’ora) «No alla riforma punitiva della lirica»
Bandiere sventolanti da Sala Fagiuoli. «Lavoratori ignorati»

Sabato 17 .06.2017

VERONA Ieri mattina, per circa un’ora, Fondazione Arena è tornata ad essere occupata dai lavoratori e le bandiere delle organizzazioni sindacali a sventolare dalle finestre di Sala Fagiuoli. Non un ritorno alle proteste di oltre un anno fa, ma un’occupazione simbolica che ha accomunato le sedi di tutte le 14 fondazioni lirico – sinfoniche d’Italia. Motivo della manifestazione, la volontà di opporsi a quella parte della legge di riforma degli spettacoli dal vivo, in discussione in Parlamento, che stabilisce la possibilità di declassare le Fondazioni a teatri di tradizione nel caso non presentino bilanci in pareggio. «Ancora una volta – hanno spiegato le organizzazioni sindacali – la politica si dimostra autoreferenziale e incapace di dialogare con chi nelle fondazioni liriche ogni giorno lavora e si impegna. La crisi dei teatri è nota, ma fino ad oggi si è pensato a risanare i conti agendo unicamente sul taglio del costo del lavoro, mettendo così a repentaglio la qualità degli spettacoli». Una preoccupazione che accomuna tutti i dipendenti delle fondazioni liriche le quali possono contare su orchestra e coro stabili, elementi ai quali dovrebbero rinunciare nel caso di declassamento a teatri di tradizione. Ma il tema, secondo quanto emerso dall’incontro tra rappresentanti sindacali e sovrintendente di Fondazione Arena Giuliano Polo, sta a cuore anche all’Associazione nazionale fondazioni lirico sinfonico, cioè a chi è chiamato a dirigere i più importanti teatri di musica italiani. Una preoccupazione che si aggiunge a quelle più strettamente veronesi: «Sul fronte Bray – hanno sottolineato i sindacati – continua ad esserci il più assoluto silenzio».

Samuele Nottegar


L’INTERVENTO
Arena verso la Prima, il metodo Humphrey

di Giorgio Benati


Lo studioso americano Albert Humphrey (Stanford University) è stato l’inventore dell’analisi Swot che, come molti sanno, è un importante strumento per valutare il raggiungimento di un obiettivo relativo ad un progetto individuale, un’azienda, un’organizzazione. Quattro i parametri: i punti di forza (Strengths) , i punti di debolezza (Weaknesses) , le opportunità (Opportunities) e le minacce (Threats) . Oggi l’uso di questa tecnica è adottata anche dai regolamenti comunitari per la valutazione di piani e programmi. 

Pensavo al Professor Humphrey leggendo in questi giorni le varie dichiarazioni attorno alle attuali problematiche della nostra amata (e sofferta) Fondazione Arena, purtroppo sempre e stancamente le medesime. Di rilancio, di qualità e di produttività nessuno ne parla. Ho molto apprezzato chi coraggiosamente parla di «nozze con i fichi secchi» e di«desiderio di rilancio dell’ente» (qualcuno di responsabile c’è). Tutti, comunque, in attesa dei famosi 10 milioncini da buttare poi nel calderone della spesa. Noi, invece, ci auguriamo che da Roma arrivi una riforma normativa che metta mano in profondità al settore anche se, però, le cupe avvisaglie sono all’insegna del metodo Alitalia (soldi a perdere per fini elettorali). Apprendiamo dal Prof. Humphrey che il terzo valore del suo SWOT è come si può sfruttare e beneficiare di ogni opportunità (Opportunities) .

Guardiamoci attorno: in Arena la nuova produzione del Nabucco, a breve prende il via l’Estate Teatrale Veronese, le mostre presenti in città, i luoghi storico-archeologici, la rete dei musei … noi veronesi ne siamo al corrente ma pochi all’esterno ne sono edotti e quando il turista entra in città l’informazione è sempre precaria. Il solo Festival della Bellezza (gestito da privati) ha avuto largo consenso di pubblico e sui media. Proposte di qualità, ottima organizzazione e comunicazione, ergo: sold out confermato. Chapeau . Purtroppo il dato più sconvolgente che ci riguarda è il Nabucco inaugurale: il nulla mediatico. Essendo la prima «nuova produzione» dopo anni di attesa ci si aspettava un battage pubblicitario e comunicativo orgogliosamente di forte impatto. Invece, il nulla assoluto. Non è ammissibile. Soldi non buttati ma male utilizzati. Doveva essere il via al rilancio dell’ente … infatti! Apri la radio o accendi la tv e si parla solo dei concerti rock, quelli sì ben pubblicizzati. Sono anch’io toccato «dall’estrema         solitudine del sovrintendente» (come un noto politico locale, con altro sentire, ha recentemente affermato) … batta un colpo, la prego. Infatti, solo lui sa che il 23 giugno l’Arena di Verona inaugurerà il 95° Opera Festival con una nuova produzione di Nabucco.

Tranquillizziamo subito tutti: la Prima sarà abbondantemente frequentata e sperabilmente anche le recite successive perché il pubblico ama l’Arena e verrà numeroso dato che da solo si attiva cercando a fatica le poche informazioni disponibili. La nostra riflessione è altra: la grande, grandissima occasione perduta per dire al mondo che l’Arena non solo esiste ancora ma ha la forza di proporre una nuova produzione il cui investimento scenotecnico e registico ci dicono essere di circa 2 milioni. Dato il costo, ci attendiamo un kolossal. A margine: scusi Prof. Polo sappiamo che il preventivo era di 1,2 milioni ora lievitati a 2 non è che lei si è occupato della nuova produzione troppo tardi (marzo/aprile) e ora, data l’urgenza di dover andare in scena e conoscendo il regista, i costi sono ulteriormente aumentati? Non aveva approvato un progetto e posto dei paletti? Si ricorda che abbiamo 29 milioni di debiti e che lei è stato nominato per proseguire nel risanamento? Comunque sia, il 23 si parte. Un grande «in bocca al lupo» a tutti in Fondazione e che sia un Festival di soddisfazione e di emozioni. Ne abbiamo bisogno.

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