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martedì 8 agosto 2017

Rassegna Stampa - 3 agosto 2017


Arena e norme antincendio Anfiteatro non in regola, ma grazie a un decreto sono autorizzati gli spettacoli
Vie di fuga e scenografie sono i problemi rispetto alla legge del 2011 La proroga scade a ottobre. Tempi lunghi per la messa in sicurezza

giovedì 3 agosto 2017

VERONA Le «grane» sono emerse con il concorso per la copertura dell’anfiteatro, ipotesi finita in cantina con il cambio di amministrazione comunale. Ma, anche senza «cappello», i problemi dell’Arena restano. Lo si può leggere chiaro e tondo in una nota del 2016 del comando provinciale dei Vigili del Fuoco, pubblicata sul sito internet del Comune assieme al bando per l’opera. Un documento datato? Solo dal punto di vista strettamente legale, dal momento che l’obbligo è stato prorogato di anno in anno.

Andiamo per ordine: prima di preparare il bando, la Fondazione Arena ha presentato una relazione tecnica per la prevenzione antincendi, firmata dall’ufficio del conservatore, a capo del quale c’è l’ingegner Sergio Menon, e dal professionista antincendi, l’ingegner Gianfranco Sforni. Si tratta di un documento obbligatorio per la messa a norma dell’anfiteatro, come luogo di spettacoli pubblici ai sensi della legge 151 del 2011. Peccato che questo documento sia stato bocciato – con un parere negativo – dagli esperti del comando dei vigili del fuoco.
Il piano della Fondazione descrive le modalità di accesso del pubblico, i presidi antincendio (con estintori), le misure d’evacuazione in caso di emergenza, la mappa dei depositi per il materiale tecnico, la mappa degli impianti elettrici. Tutto a posto? Pare proprio di no. Tra i rilevi mossi dai vigli del fuoco ci sono alcune carenze. In primo luogo non sono riportate, come richiesto dalla legge, le misure delle larghezze dei vomitori, delle vie d’esodo e delle uscite di sicurezza.

Un altro problema è posto dalle scenografie posizionate all’esterno dell’Arena, una vera e propria attrazione per molti turisti, ma mai criticate, soprattutto dagli esercenti che lavorano sul Liston, come quest’anno. Notano i vigili del fuoco: «Non sono riportate la destinazione e l’occupazione degli spazi esterni a deposito scenografie nel vallo dell’arena lato piazza Bra. Non risultano altresì indicati gli spazi che consentono i pubblico l’allontanamento dall’Anfiteatro», naturalmente una volta che la folla arriva all’esterno del monumento. Il fatto che le scenografie possano costituire in qualche modo un intralcio nelle vie di fuga è confermato poche righe dopo: «Nella relazione tecnica – si legge – viene prevista la presenza, nell’ambulacro esterno lato palcoscenico, di pannelli e materiali scenografici non ammessi lungo i percorsi d’esodo».
L’ultima criticità riguarda sempre i corridoi per le emergenze: nella relazione non c’è evidenza che assicuri un requisito fondamentale: la larghezza mai inferiore a sessanta centimetri nelle zone di passaggio.

Una caratteristica, questa, non scontata in un edificio con venti secoli sulle spalle. Il parere del comando (reca la firma del funzionario istruttore Lorenzo Gambino e del comandante provinciale Michele De Vincentis) è tuttora valido? Di fatto sì, dato che non sono state rese pubbliche ulteriori relazioni da parte del Comune e della Fondazione Arena. Ma questo non significa che, dal punto di vista legale, l’Arena non sia a norma. «Per quanto ci riguarda – precisa il comandante De Vincentis – l’anfiteatro rientra tra quelle che vengono definite “new entry”, ossia nuovi edifici da monitorare ai sensi del dpr del 2011. Originariamente la legge aveva previsto tre anni per l’adeguamento, ma questa scadenza è stata prorogata di anno in anno con il decreto milleprororghe. La prossima scadenza è il 7 ottobre. Se c’è dal lavoro da fare? Certamente: anche se non si può parlare di interventi invasivi, si tratta comunque di qualcosa di impegnativo, come lo spostamento dei quadri elettrici».

Ultima nota sulle scenografie, in questi giorni di caldo eccezionale: per scongiurare il rischio incendi il comando ha disposto, per tutta la stagione lirica, la presenza fissa in Bra di due vigili del fuoco.

Davide Orsato

LA RELAZIONE DELLA CORTE DEI CONTI

«Fondazione, patrimonio scarso.
Comune e Regione? Godono del prestigio ma si sono sottratti al sostegno economico»

VERONA Che aria tira per l’Arena di Verona? Finanziariamente, un po’ migliore. Ma non certo buona. Mentre continua l’estenuante attesa del via libera alla legge Bray (coi relativi aiuti). La Corte dei Conti ha reso nota la relazione di controllo sui bilanci delle fondazioni lirico-sinfoniche. Michele Bertucco (Sinistra e Verona in Comune) rileva che «l’anno di riferimento è il 2015, ossia quello del primo bilancio chiuso dal Commissario Carlo Fuortes con una perdita di 1,39 milioni dopo la disastrosa gestione Girondini che aveva chiuso il 2014 con un buco da 6,2 milioni. E le conclusioni della Corte – afferma Bertucco - preludono ai prossimi provvedimenti che sindaco e giunta comunale saranno chiamati a prendere».


La Corte dei Conti sottolinea soprattutto due temi: lo scarso patrimonio di cui dispone la Fondazione veronese e gli scarsi contributi che ad essa versano il Comune e la Regione. Sul primo versante si sottolinea l’esistenza di «un patrimonio netto inferiore al valore degli immobili conferiti in uso gratuito (fra i quali l’Arena e il Teatro Filarmonico). Esso risulta in ulteriore netta diminuzione (-7,8 per cento) rispetto all’anno precedente a causa del disavanzo d’esercizio registrato nel 2015, mentre il dato del 2013 era stato positivo solo grazie alla contabilizzazione (una tantum) della cessione di ramo d’azienda corrispondente alle attività non artistiche della Fondazione alla controllata Arena extra». Descrizione chiara, che per Bertucco fa «tornare in auge l’ipotesi di conferire nuovo patrimonio comunale (ad esempio gli immobili di Forte Caterina) alla Fondazione Arena, e che inoltre spiegano la prudenza con la quale si sta procedendo alla separazione da Arena Extra che resta in pancia alla Fondazione attraverso quella sorta di giroconto contabile con cui Girondini aveva imbellettato i conti del 2013». Quanto ai contributi degli enti locali, la magistratura contabile non può che rilevare come siano in continua picchiata: il Fus è sceso e sono «quasi irrilevanti – dice la Corte dei Conti - le altre erogazioni pubbliche». Tolte le elargizioni straordinarie una tantum, il Comune di Verona contribuisce con 300 mila euro all’anno, mentre i 600 mila euro stanziati in questi giorni dalla Regione, in realtà sono la metà del milione e 296 mila euro che Venezia aveva dato nel 2014 e ancora meno dei 945 mila euro riconosciuti nel 2015. Con duro cipiglio, la Corte dei Conti tuona che «è da evidenziare il comportamento degli enti locali che, pur beneficiando del prestigio della rassegna lirica veronese, si sono sottratti ad ogni forma di sostegno economico alla stessa». Una tirata d’orecchi abbastanza energica, insomma, cui s’attendono repliche sia da Palazzo Barbieri che da Venezia.

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